PIOMBINO – Si è svolta oggi (13 settembre) la solenne commemorazione dell’83esimo anniversario della Battaglia di Piombino, una delle pagine più significative della Resistenza e della storia cittadina. Alla presenza delle autorità civili e militari, delle forze dell’ordine, delle associazioni d’arma, dei partigiani, dei reduci e della storica militare Maria Gabriella Pasqualini, il sindaco Francesco Ferrari ha pronunciato il suo discorso istituzionale nel luogo della memoria, richiamando la comunità al valore della responsabilità collettiva.
“Quel giorno la nostra città, nel momento più drammatico e più confuso della storia italiana del Novecento, scelse da che parte stare. E lo fece prima ancora che fosse chiaro quale sarebbe stato l’esito della guerra, prima che la libertà fosse una certezza, prima che la Repubblica fosse immaginabile, prima che la Costituzione fosse scritta. Quel giorno Piombino non aveva ancora davanti a sé la democrazia che conosciamo oggi. Aveva soltanto una scelta. E quella scelta fu la libertà”, ha dichiarato il primo cittadino ricordando le vicende del 10 settembre 1943.
Ferrari ha sottolineato l’importanza di superare la semplice ritualità delle celebrazioni a fronte del tempo che passa e della scomparsa dei testimoni diretti: “Quando la memoria smette di essere esperienza vissuta rischia di diventare semplicemente una ricorrenza. Una data sul calendario. Una corona. Un minuto di silenzio. Una cerimonia. E invece il 10 settembre non può essere soltanto questo. Perché ricordare davvero significa domandarsi che cosa ci chiede oggi quella storia. E la risposta, a mio avviso, è una parola molto semplice: responsabilità”.
Rievocando l’unione di operai, marinai, militari e cittadini che scelsero di non rimanere spettatori, il sindaco ha poi attualizzato il significato politico e civile dell’antifascismo e del pluralismo democratico: “Essere antifascisti oggi significa riconoscere, ogni giorno, il valore della libertà, della democrazia, del pluralismo, del rispetto della persona e delle istituzioni. Significa sapere che nessuna democrazia è acquisita una volta per tutte. La democrazia non è un monumento. È un comportamento. È una responsabilità quotidiana. È il modo in cui trattiamo chi non la pensa come noi. È il modo in cui rispettiamo le regole anche quando non ci convengono”.
Un passaggio del discorso è stato dedicato anche al senso di appartenenza alla comunità urbana e al concetto di cittadinanza attiva: “Una comunità vive bene soltanto quando ciascuno sente di avere una parte di responsabilità nei suoi confronti. C’è una bellissima parola che descrive questo atteggiamento: cura. Prendersi cura. Della propria città. Del proprio quartiere. Delle persone. Della memoria. Delle istituzioni. Del futuro. La città che abbiamo ricevuto dai nostri padri non ci appartiene semplicemente. È qualcosa che abbiamo ricevuto in custodia. E che dobbiamo consegnare a chi verrà dopo di noi almeno un po’ migliore di come l’abbiamo trovata”.
In conclusione, il primo cittadino ha rinnovato l’omaggio ai caduti e a chi combatte per la libertà, definendo l’impegno richiesto alle generazioni attuali: “Il modo migliore per onorare gli uomini e le donne del 10 settembre non è soltanto parlare di loro. È provare a essere, nel nostro tempo, all’altezza della scelta che fecero. Non ci viene chiesto il loro sacrificio. Ci viene richiesta la responsabilità di essere cittadini. Non sudditi. Non spettatori. Oggi la storia ci chiede di prenderci cura, ogni giorno, della pace, della libertà, della democrazia e della città che abbiamo ricevuto. Questo è il modo migliore per dire, ancora oggi: Piombino non dimentica”.


