MARCIANA – Un falso carabiniere, una storia costruita nei dettagli e una richiesta di 4.950 euro. La truffa, però, non è andata a segno grazie alla lucidità di una pensionata di Marciana, che ha ricordato i consigli ricevuti dai carabinieri durante uno degli incontri sul territorio per mettere in guardia gli anziani dai raggiri. Lo rendono noto i carabinieri della compagnia di Portoferraio, che hanno intensificato l’attività di prevenzione dei reati ai danni delle fasce deboli.
I fatti risalgono alla mattina di mercoledì 7 ottobre. La donna è stata contattata al telefono da un uomo che si è presentato come tenente dei carabinieri in servizio alla stazione di Marciana Marina. Il truffatore ha raccontato che nell’ufficio postale di Marciana Marina erano state installate telecamere antirapina perché un dipendente sarebbe stato sospettato di sottrarre denaro. Per la presunta indagine la pensionata avrebbe dovuto collaborare con un bonifico istantaneo di 4.50 euro su un conto indicato al telefono.
La donna, accompagnata dal marito, si è recata all’ufficio postale, dove l’operazione non è stata possibile per l’indisponibilità dei sistemi informatici. Il falso militare ha allora cercato di mantenere il controllo, invitandola a raggiungere l’ufficio postale di Portoferraio. A quel punto sono nati i dubbi. La pensionata ha chiesto di incontrarlo in caserma e si è sentita rispondere, come in questo genere di raggiri, che l’indagine era riservata e che la sua presenza avrebbe potuto comprometterla. Non si è lasciata convincere: ha interrotto la trattativa, è andata alla caserma di Portoferraio e ha formalizzato la denuncia.
Per i carabinieri è la prova dell’utilità degli incontri organizzati da tempo nei comuni e nei luoghi di aggregazione dell’Elba e della provincia, rivolti soprattutto agli anziani. Uno si era tenuto il 4 febbraio nella sala dell’Usl di Pomonte, a Marciana, per iniziativa dell’associazione Il Calello e del Comune, con il comandante della stazione di Marciana Marina. Si era parlato di truffe e violenza di genere, e di raggiri come quello del finto nipote: un uomo che si finge appartenente alle forze dell’ordine telefona sostenendo che un parente ha causato un grave incidente e chiede alcune migliaia di euro come sanzione o cauzione.
L’Arma ribadisce che un vero carabiniere non chiede mai denaro, né bonifici, ricariche, contanti, gioielli o oggetti di valore, e non chiede al telefono di fare operazioni bancarie per mettere al sicuro il denaro, verificare un conto o collaborare a un’indagine. Davanti a una chiamata del genere bisogna non farsi condizionare da paura, fretta o autorevolezza dell’interlocutore. I truffatori possono conoscere nomi, indirizzi e abitudini e usare numeri apparentemente riconducibili a uffici pubblici o caserme, per cui non ci si deve fidare del numero sul display: meglio riattaccare e richiamare per conferma. In caso di dubbio bisogna interrompere la comunicazione e chiamare il 112 o andare alla stazione più vicina. “Non c’è nulla di cui vergognarsi nel chiedere aiuto o nel verificare una richiesta – ricordano dall’Arma – i truffatori puntano proprio sull’agitazione e sull’isolamento della vittima”.
Tra i raggiri più comuni i carabinieri indicano il falso parente, il finto tecnico che entra in casa con la scusa di controlli, la truffa dello specchietto con richiesta di risarcimento in contanti e le false raccolte fondi. Raccomandano anche di non aprire a sconosciuti, di non diffondere in rete dati sensibili come numero della carta di credito, documento di identità e codici personali, e di consultare il sito Carabinieri.it, dove sono illustrate le principali truffe. Ci si può rivolgere a una delle 27 stazioni della provincia di Livorno.


