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venerdì 6 Febbraio 2026
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Via Cambini, Confcommercio: “Basta accanimento. Scriviamo a Piantedosi”

Pieragnoli: "Le forze dell'ordine devono contrastare il degrado e la criminalità vera non bersagliare e asfissiare chi produce ricchezza e offre servizi"

LIVORNO – Una gestione dell’ordine pubblico che sembra aver smarrito il senso della realtà e della proporzione. È questo il duro atto d’accusa di Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio Livorno, all’indomani dei controlli “a tappeto” che hanno interessato via Cambini. “Un clima di intimidazione ingiustificato”.

“Quello che abbiamo visto ieri sera – esordisce Pieragnoli – è inaccettabile. Schierare un tale dispiegamento di controlli contro alcuni locali della città, è un’offesa al buon senso e a chi ogni giorno alza una saracinesca tra mille difficoltà. Via Cambini è un luogo di sana socialità e di incontro, non può essere trasformata nell’obiettivo di una costante drammatizzazione che danneggia l’immagine di Livorno”.

Lettera al Ministro Piantedosi

Il direttore annuncia un’azione immediata verso i vertici del Governo: “Non staremo a guardare mentre si militarizza l’economia cittadina. Scriveremo direttamente al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per denunciare un accanimento che non ha più nulla di preventivo, ma che appare ormai punitivo. Chiederemo che si ristabilisca un equilibrio: le forze dell’ordine devono contrastare il degrado e la criminalità vera, quella che spaventa i cittadini, non bersagliare e asfissiare chi produce ricchezza e offre servizi“.

Imprenditori e residenti: un’alleanza per la città

Contrariamente a quanto si vuol far credere, non c’è scontro tra chi lavora e chi abita la zona. “Gli imprenditori sono dalla parte dei residenti e dell’intera città. Tutti vogliamo sicurezza, ma la sicurezza si fa con la collaborazione, non con i ‘blitz’ spettacolari che allontanano le persone perbene. Livorno deve crescere, non essere soffocata” spiega Pieragnoli.

Un messaggio chiaro alle istituzioni locali

Il passaggio finale è un monito rivolto alle autorità provinciali di pubblica sicurezza: “I Prefetti passano, Livorno resta. Restano le nostre imprese, i posti di lavoro e il diritto dei livornesi di godersi la propria città senza sentirsi in uno stato d’assedio. La nostra città ha una dignità che va oltre le scelte di chi, pro tempore, occupa i palazzi del governo locale. Adesso, il limite è stato definitamente superato”.

© Riproduzione riservata

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