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mercoledì 17 Giugno 2026
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Sorpresa a Livorno: agganciano uno squalo Mako di due metri davanti al Boccale

Incredibile avventura per due pescatori toscani durante una battuta di 'drifting' al largo della costa livornese. Dopo un intenso combattimento sotto bordo, l'esemplare è stato immediatamente liberato

LIVORNO – Una normale battuta di pesca domenicale si è trasformata in un’avventura indimenticabile e ad altissimo tasso di adrenalina. Nella serata di ieri, (domenica 14 giugno), due pescatori arrivati sulla costa labronica per dilettarsi nella pesca al tonno si sono ritrovati faccia a faccia con uno splendido esemplare di squalo Mako di circa due metri, che ha abboccato alla loro esca a breve distanza dalla celebre e suggestiva Torre del Boccale.

I protagonisti dell’incredibile incontro sono Simone Beoni, 35 anni, originario di Pistoia, e il suo compagno di barca Fabio Sagnibene, 42 anni, residente a Montemurlo. I due amici si trovavano a bordo della propria imbarcazione per praticare il cosiddetto ‘drifting’, una tecnica di pesca sportiva d’altura che prevede l’utilizzo della barca in deriva e la pasturazione continua, il cui obiettivo principale sono proprio i grandi tonni rossi che popolano questo tratto di Mar Tirreno. Intorno alle nove di sera, però, a galla è spuntato qualcosa di decisamente diverso.

“Eravamo io e il mio amico Fabio impegnati nella battuta di pesca – racconta emozionato Simone Beoni – quando, verso le 21, abbiamo visto spuntare una grossa pinna che girava intorno alla nostra boetta. Circa dieci minuti dopo la canna è partita all’improvviso, con la frizione che fischiava”.

I due pescatori hanno capito immediatamente che non si trattava del classico tonno. Il predatore, un Mako di due metri noto per la sua incredibile velocità e per la capacità di compiere spettacolari evoluzioni fuori dall’acqua, si è esibito subito in una serie di balzi acrobatici.

“Con l’attrezzatura che utilizziamo di solito per i grossi predatori siamo riusciti a gestirlo bene – spiega Beoni –. La manovra in assoluto più difficile e rischiosa è stata quella del rilascio: abbiamo dovuto tagliare la lenza il più vicino possibile all’amo, operazione che ci ha costretti ad avvicinarci tantissimo alla bocca dello squalo con il concreto rischio di essere morsi“. Un momento di forte tensione gestito con sangue freddo e rispetto per il mare, che ha permesso di liberare l’animale in pochi istanti.

© Riproduzione riservata

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