LIVORNO – Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica (Cosp) tenutosi presso la prefettura di Livorno si è concluso con un duro scontro istituzionale. Il sindaco Luca Salvetti, accompagnato da una delegazione del Comune composta dal comandante della Polizia Locale Lorenzo Lazzerini, dal vicecomandante Marco Vaccai e dal security manager Giampaolo Dotto, ha abbandonato la riunione dopo circa un’ora e un quarto, denunciando un atteggiamento di chiusura da parte del prefetto Giancarlo Dionisi.
Al termine dell’incontro, il primo cittadino ha convocato una conferenza stampa per illustrare i motivi della rottura: “Avevo chiesto questo Cosp per affrontare i recenti episodi di cronaca che hanno allarmato i cittadini, come l’aggressione a un bambino al parco Pertini, le risse in via Gherardo del Testa e i problemi in piazza Garibaldi. Speravo di trovare un quadro di condivisione con la Prefettura, ma così non è stato. Abbiamo cercato di proporre un approccio congiunto per rispondere alle preoccupazioni della cittadinanza, ma la nostra proposta è stata rispedita al mittente in modo grave”.
Secondo la ricostruzione di Salvetti, durante la prima fase dell’incontro i rappresentanti delle forze dell’ordine e della procura avrebbero fornito un quadro rassicurante della situazione cittadina. “Mi sono appuntato che non ci sono attività straordinarie a Livorno rispetto ad altre città – ha spiegato il sindaco –. Gli organici sono considerati adeguati e i numeri dei reati sono stati definiti tranquillizzanti, addirittura in decremento secondo la questora. È emerso che si tratta principalmente di un problema di percezione da parte dei cittadini”. Inoltre, il procuratore capo avrebbe elogiato l’efficienza della Polizia Locale livornese, definendola un’eccezione positiva rispetto ad altre realtà della provincia.
Nonostante queste premesse, il prefetto Dionisi avrebbe annunciato l’intenzione di ripristinare la “zona rossa” in piazza Garibaldi. “A fronte dei dati presentati, questa decisione mi sembra contraddittoria – ha commentato Salvetti –. Se i numeri indicano un calo dei reati, perché reintrodurre una misura del genere? E se invece i cittadini ci segnalano costantemente problemi, significa che le zone rosse applicate in precedenza non hanno funzionato”.
Il momento di massima tensione, secondo il resoconto del sindaco, si è raggiunto quando il prefetto ha puntato il dito contro la Polizia Locale, accusandola di non applicare con sufficiente incisività le ordinanze sindacali e di non controllare adeguatamente il territorio. “Il prefetto ha affermato che il vero problema della città è la Polizia Locale e che intende inviare una lettera a tutti i comandi per sottolineare questo aspetto – ha riferito Salvetti, visibilmente amareggiato –. Questa è un’accusa inaccettabile che non riconosce il grande lavoro svolto dai 205 uomini e donne del nostro corpo, che spesso intervengono anche in situazioni che non rientrano strettamente nelle loro competenze”.
Il primo cittadino ha poi denunciato quella che considera una politicizzazione della questione: “C’è stata una presa di posizione politica chiara quando il prefetto ha affermato di ascoltare persone che evidentemente non vengono ascoltate da altri. Questo è un giudizio politico che rispedisco al mittente e che lede la dignità della nostra città e del lavoro dell’amministrazione”.
La decisione di abbandonare il tavolo è scaturita dal rifiuto, da parte del prefetto, di accogliere la richiesta del sindaco di un impegno comune e condiviso. “Ho chiesto una prova di maturità istituzionale per dare risposte congiunte ai cittadini, ma mi è stata rifiutata – ha concluso Salvetti –. Al momento, il Cosp non rappresenta più per me un luogo dove si ragiona per il bene della città. La sicurezza si costruisce con la collaborazione e non con lo scaricabarile”.
Durante la conferenza è intervenuto anche il security manager Dotto, sottolineando come l‘amministrazione raccolga quotidianamente decine di segnalazioni da parte di cittadini e commercianti su episodi di spaccio e degrado in varie zone della città, come Borgo Cappuccini e il quartiere Venezia. Segnalazioni che, ha evidenziato Dotto, richiedono una risposta coordinata e tempestiva da parte di tutte le forze preposte al controllo del territorio.


