LIVORNO – Ha un nome e un volto il presunto assassino che nel pomeriggio di oggi ha trasformato un ufficio di via Grande a Livorno in una trappola di sangue.
Si tratta di Luigi Amirante, 47enne di origini napoletane, un uomo che sarebbe già noto alle cronache giudiziarie per reati legati agli stupefacenti, ex collaboratore di giustizia. Fermato poco dopo il delitto, è stato condotto davanti al sostituto procuratore Niccolò Volpe per un lungo interrogatorio: secondo quanto trapelato, l’uomo avrebbe ammesso la propria partecipazione all’evento, sostenendo però di aver agito per legittima difesa durante una lite degenerata.
La vittima (nella foto) è invece Francesco Lassi, agente di commercio di 56 anni, specializzato nel commercio di gioielli, marito e padre di due figli, già candidato per il Movimento Cinque Stelle al consiglio comunale di Pistoia. Aveva in locazione un ufficio nello studio di commercialisti di via Grande 110, dove si è consumata la tragedia. Alla famiglia aveva raccontato di un appuntamento di lavoro in centro, un incontro che — secondo la pista più accreditata dagli investigatori della Squadra Mobile — doveva servire a concludere una delicata trattativa commerciale legata alla compravendita di gioielli. Proprio tra quelle mura, la discussione tra i due sarebbe degenerata, passando dalle parole alla coltellata mortale.
I poliziotti della Mobile, coordinati dalla Procura, stanno passando al setaccio ogni centimetro dello studio professionale, dove nel pomeriggio sono intervenuti anche gli esperti della Scientifica. Le indagini si stanno concentrando sulla ricostruzione millimetrica dell’aggressione, per verificare se la versione della ‘difesa’ fornita da Amirante regga alla prova dei fatti o se si sia trattato di un’esecuzione premeditata.



