COLLESALVETTI – È transitato dalla stazione di Collesalvetti il convoglio ferroviario proveniente dal porto di Piombino, contenente mezzi militari e presumibilmente materiale bellico.
“Il passaggio del treno – ha dichiarato la sindaca Sara Paoli – mi è stato segnalato immediatamente dall’organizzazione sindacale Usbm impegnata da questa mattina in presidi nelle stazioni vicine, in particolare a Livorno – Calambrone. Proprio a seguito di queste iniziative il convoglio sarebbe stato deviato lungo la linea ferroviaria Pisa–Vada, attraversando anche il nostro territorio. Di fronte a quanto accaduto esprimo preoccupazione per il quadro geopolitico internazionale che stiamo vivendo. Al momento non abbiamo informazioni certe sulla destinazione finale del carico trasportato, ma ritengo doveroso sottolineare che il passaggio di convogli di questo tipo, per la natura del materiale movimentato, non può avvenire nel silenzio, anche per garantire la massima sicurezza ai centri abitati attraversati dalla linea ferroviaria. Il Comune di Collesalvetti ribadisce la sua contrarietà alla guerra e a questa modalità di gestione dei conflitti internazionali, che ci vedono tutti coinvolti”.
Esulta il sindacato Usb per la deviazione e il mancato passaggio da Livorno: “Grazie alla catena di segnalazioni, proclamazioni di sciopero nell’acciaieria di Piombino e il presidio di oggi pomeriggio a Livorno nella stazione Livorno Calambrone, il transito di un treno carico di armi e mezzi militari è stato deviato all’ultimo momento e non ha attraversato la nostra città. Ci siamo comunque recati a Collesalvetti per mostrare e denunciare, ancora una volta, il vergognoso utilizzo di strutture civili per esigenze belliche. Basta traffici di armi, basta riarmo. Non saranno i lavoratori e le lavoratrici a pagare per le vostre guerre. Ci vediamo a Roma il 14 marzo per la manifestazione nazionale sul No Sociale al referendum e alla guerra e il 28 marzo in occasione dell’assemblea operaia”.
La mobilitazione era partita questa mattina (12 marzo) dall’Usb Livorno: “Nella giornata di ieri, una nave del ministero della difesa ha scaricato una enorme quantità di materiale bellico, decine di mezzi militari e container contenenti, probabilmente, esplosivo, nel porto di Piombino. Non bastava il rigassificatore all’interno del porto (infrastruttura che alimenta ancora di più la speculazione sui beni energetici) da qualche mese Piombino è stato trasformato in un vero e proprio hub del traffico di armi. Questa volta sono stati coinvolti anche i lavoratori della acciaieria Jsw e della Piombino Logistics. Una parte del materiale bellico è stata trasportata all’interno dello stabilimento siderurgico e caricata su rotaia. Usb, non appena ricevuta notizia, ha proclamato sciopero immediato per tutti i lavoratori delle società coinvolte. È inaccettabile che si decida di militarizzare una fabbrica per alimentare le politiche di riarmo e di guerra del nostro paese. Così come è inaccettabile che si utilizzi la rete ferroviaria per la sua movimentazione”.
“Come Usb – prosegu – abbiamo deciso di proclamare uno sciopero immediato anche per i lavoratori di Mercitalia (società del gruppo Fs) per permettere ai macchinisti di rifiutarsi di movimentare il carico di morte. Siamo in presidio alla stazione di Livorno Calambrone per protestare la nostra contrarietà all’ennesimo carico di morte che transita nel nostro territorio. Invitiamo tutti e tutte i compagni a fare lo stesso durante il tragitto che questo treno percorrerà da Piombino fino a Palmanova e poi probabilmente il porto di Monfalcone per essere imbarcato vero qualche teatro di guerra. Bisogna opporsi al riarmo e alla guerra. Non saranno i lavoratori e le lavoratrici a pagare il prezzo”.
“L’aumento dei prezzi di carburanti, energia e beni di prima necessità sta riportando al centro una questione che riguarda direttamente l’economia reale e la tenuta sociale del paese – conclude il sindacato – Le tensioni internazionali, l’instabilità dei mercati energetici e l’aumento dei costi delle materie prime stanno alimentando una nuova fase inflattiva che rischia di colpire duramente il sistema produttivo e il potere d’acquisto dei lavoratori. Per un paese industriale come l’Italia questo significa una cosa molto concreta: aumento dei costi di produzione, pressione sulle filiere industriali, rincari nella logistica e nei trasporti, nuovi aumenti sui beni essenziali. Tutto questo mentre l’apparato produttivo è già attraversato da crisi industriali, ristrutturazioni e processi di dismissione che stanno colpendo interi settori strategici.”



