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Dati commercio, in provincia di Livorno sempre meno imprese

Dal 2010 al 2024 persi quasi il 12 per cento delle sedi: si tratta i circa 1800 unità in meno

LIVORNO – Meno negozi fisici, più unità locali ed un boom del commercio elettronico. È questa, in estrema sintesi, la fotografia a tinte contrastanti scattata dal Centro Studi e Servizi della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno nel rapporto Il Commercio nelle province di Livorno e Grosseto: dati e tendenze 2010-2024, presentato questa mattina (6 febbraio) nella sede di Livorno della Cciaa, dopo i saluti del Prefetto di Livorno Giancarlo Dionisi e dell’assessore del Comune di Livorno Rocco Garufo.

Lo studio, redatto da Federico Doretti responsabile Area studi e ricerche del Centro studi e servizi, analizza per la prima volta nel territorio della Cciaa il settore in un arco temporale lungo quindici anni, restituendo l’immagine di un comparto che, pur rimanendo la colonna portante dell’economia locale (insieme ai servizi genera l’80% del valore aggiunto totale nelle province di Grosseto e Livorno), sta attraversando una profonda mutazione strutturale e mostra dinamiche non dissimili da quelle che si rilevano a livello italiano.

Il contesto nazionale. L’analisi parte da uno scenario nazionale caratterizzato da una domanda interna debole, influenzata dall’invecchiamento della popolazione e dall’incertezza economica. Dopo lo shock pandemico e la forte spinta inflattiva del biennio 2022-23, che ha gonfiato i valori delle vendite a scapito dei volumi effettivamente acquistati, il 2024 ha segnato un ritorno ad una “piatta normalità”. In questo quadro, il commercio elettronico emerge come l’unica tipologia distributiva in vera e costante espansione (+70% dal 2017), mentre le vendite tradizionali faticano.

La demografia d’impresa localeNelle province di Livorno e Grosseto il tessuto imprenditoriale del Commercio ha subito una riduzione significativa: dal 2010 al 2024 si è perso quasi il 12% delle sedi d’impresa (circa 1.800 unità in meno). Il calo è stato più marcato per il commercio al dettaglio (-14,5%) e per l’ingrosso (-9,1%), mentre il comparto della riparazione veicoli ha mostrato una sostanziale tenuta. Nel 2024, la flessione annuale è stata del -2,0%, un dato negativo ma comunque migliore rispetto alla media regionale (-2,8%) e nazionale (-3,1%).

Maggiore resilienza e consolidamento strutturale. Nonostante la riduzione numerica, lo studio evidenzia un rafforzamento qualitativo di chi resta sul mercato. Il tasso di sopravvivenza a 5 anni delle imprese è cresciuto velocemente dal 2021, superando i livelli pre-pandemia: le aziende sono meno, ma più longeve. Inoltre, si assiste a un fenomeno di consolidamento: mentre le sedi d’impresa diminuiscono, le unità locali (ad esempio filiali e magazzini) sono cresciute del 3,6% in 15 anni. Ciò suggerisce che le imprese più strutturate si stanno espandendo sul territorio.

Occupazione e rete distributiva. Sul fronte lavorativo, il settore impiega oltre 32.000 addetti, con un calo del 14,3% rispetto al 2010. Le imprese restano prevalentemente di piccole dimensioni (microimprese), con una media di circa 2,5 addetti per sede. La rete distributiva fisica è dominata dai “negozi di vicinato” (69% degli esercizi), che però occupano meno della metà della superficie di vendita totale, lasciando gioco forza quote significative alle medie e grandi strutture. Parallelamente, le imprese che operano esclusivamente online (“fuori dai negozi”) sono quadruplicate dal 2010, pur rappresentando ancora una nicchia in termini assoluti.

Salute finanziaria e peso economico. L’analisi dei bilanci aggregati conferma la tesi di un settore che, seppur ridotto nei numeri, è finanziariamente più sano. Gli indici di redditività operativa (Roi) sono in crescita e l’autonomia finanziaria è migliorata, indicando una minore dipendenza dal capitale di debito. Infine, il commercio e i servizi si confermano il motore dell’economia locale, generando insieme l’80% del Valore Aggiunto totale delle due province, con un valore stimato di 12,6 miliardi di euro nel 2024.

“I dati ci confermano che anche a livello locale il Commercio ha subito una selezione naturale durissima, accelerata dalle crisi economiche e dalla pandemia – ha commentato il presidente della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno Riccardo Breda – Tuttavia, emerge anche un fattore qualitativo importante che va sottolineato: le imprese che restano sul mercato sono più solide. Lo dimostrano gli indici di bilancio, con una redditività operativa in crescita e una buona autonomia finanziaria. Non assistiamo solo ad una chiusura di attività, ma ad una riorganizzazione: mentre le sedi principali calano, le unità locali sono cresciute del 3,6% in 15 anni. Questo significa che le imprese più forti si stanno espandendo sul territorio. Alla luce delle dinamiche emerse è indispensabile pensare a nuove forme di sviluppo per il Commercio, che resta il cuore pulsante delle nostre città e dei nostri piccoli centri”.

“L’esplosione dell’online, che nelle nostre province conta ancora numeri assoluti contenuti ma percentuali di crescita vertiginose, ci impone una riflessione profonda sul settore – ha aggiunto Francesca Marcucci, componente della giunta camerale per il settore Commercio – Il negozio di vicinato soffre la concorrenza dei grandi player digitali e la contrazione dei consumi dovuta all’inflazione, che nel 2022 ha eroso i redditi reali. Tuttavia, il negozio fisico mantiene un valore sociale insostituibile. Questa è la sfida per il futuro: aiutare le nostre piccole imprese a digitalizzarsi non per sostituire il negozio, ma per potenziarlo, continuando ad offrire quei servizi e quell’esperienza d’acquisto che un algoritmo non può replicare”.

La presentazione del rapporto è disponibile sul sito della Camera di Commercio a questo link.

© Riproduzione riservata

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