LIVORNO – La battaglia per il libero accesso al mare torna al centro del dibattito politico e sociale sulla costa labronica, alimentando un confronto che unisce le proteste locali alle grandi questioni nazionali sulla gestione del demanio marittimo. Ieri (lunedì 31 agosto), gli attivisti dell’associazione Mare Libero hanno pubblicato un video in cui documentano la loro visita ai Bagni Nettuno di Livorno, una situazione gli attivisti si sono recati sul posto per richiedere pacificamente di poter entrare e raggiungere il mare.
Nel filmato diffuso sul web, i rappresentanti non mettono in atto una contestazione aggressiva, ma dialogano in modo tranquillo con i gestori dello stabilimento balneare – i cui volti compaiono opportunamente oscurati nel video – chiedendo semplicemente di poter esercitare un diritto fondamentale: il mare è un bene comune e il transito verso la battigia non può in alcun modo essere subordinato al pagamento di ticket o abbonamenti economici attraverso l’imposizione di varchi elettronici.
Tuttavia, la situazione registrata ai Bagni Nettuno ha rapidamente cambiato registro quando la direzione dello stabilimento si è opposta alla richiesta, ritenendo legittimo il proprio sistema di sbarramento, e ha richiesto l’intervento delle autorità competenti. Sul posto sono intervenuti gli agenti della questura di Livorno, il cui giudizio ha chiarito la portata delle regole: le forze dell’ordine hanno infatti imposto alla direzione di far passare liberamente gli attivisti, confermando che l’accesso al mare deve restare sempre aperto, libero e gratuito per chiunque intenda raggiungerlo.
Questa iniziativa si inserisce all’interno di una scia di tensioni che dura ormai da diverse settimane e che ha visto contrapposti i movimenti civici e i rappresentanti politici all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luca Salvetti. La mobilitazione ha trovato eco anche nella recente raccolta firme: Matteo Hallissey, presidente di +Europa e Radicali Italiani, ha infatti annunciato nei giorni scorsi il superamento di quota 2.500 adesioni in appena quarantotto ore per chiedere la rimozione dei tornelli, un’iniziativa portata avanti insieme a Ivan Grieco.
Dal punto di vista giuridico e normativo, la posizione sostenuta da Mare Libero e da Hallissey poggia su basi legislative estremamente solide e inattaccabili. L’obbligo di consentire il libero e gratuito transito per il raggiungimento della battigia antistante le aree ricomprese nelle concessioni, anche al fine della balneazione, è espressamente sancito dall’articolo 3 del Decreto Legge 400 del 1993 ed è stato successivamente ribadito dall’articolo 1 della Legge 296 del 2006. Tale prescrizione grava direttamente su ogni singolo concessionario, a prescindere dall’estensione o meno di litorali liberi adiacenti. Un orientamento che ha trovato una blindatura definitiva nei recenti pronunciamenti della giurisprudenza amministrativa: il Consiglio di Stato, con le sentenze 3848 del 2023 e 5183 del 2025, ha stabilito che l’obbligo di libero accesso vale per l’intero anno solare, senza tollerare limiti temporali stagionali, e costituisce una clausola essenziale e inderogabile del provvedimento concessorio.
Mentre la polemica locale continua a infuriare sul piano politico, lo scenario si estende inevitabilmente all’intera Regione Toscana in vista della scadenza delle concessioni demaniali marittime fissata per il settembre del 2027. Sul tavolo si profilano le future gare pubbliche, un banco di prova decisivo per verificare se i Comuni costieri sapranno imporre procedure trasparenti, bandi realmente concorrenziali, canoni proporzionati al valore economico effettivo e un incremento significativo delle spiagge libere.
La partita dei tornelli a Livorno, in definitiva, rappresenta soltanto il primo capitolo di un confronto molto più ampio sul modello di costa che la Toscana intende costruire per il futuro, bilanciando le attività economiche con il carattere pubblico e inalienabile del mare.


