LIVORNO – Il dibattito sul futuro della gestione dei rifiuti a Livorno torna al centro del confronto politico cittadino. A riaccendere i riflettori sulla vicenda dell’impianto di incenerimento, fermo e avviato verso la dismissione dopo le analisi tecniche che ne hanno evidenziato l’insostenibilità economica per gli interventi di ristrutturazione e adeguamento, sono le forze ambientaliste e di sinistra della città. Con una nota congiunta, i co-portavoce di Europa Verde Livorno, Lorena Marzini e Gabriele Volpi, insieme al segretario del circolo di Sinistra Italiana Livorno, Paolo Bruciati, intervengono sui vertici di Retiambiente e Aamps per ribadire la contrarietà a nuovi investimenti nello smaltimento e rilanciare sul potenziamento del riciclo.
“Si è riaperto in questi giorni un surreale dibattito sull’inceneritore di Livorno, ormai spento da anni e in fase di dismissione, dopo la valutazione dei tecnici sull’insostenibilità economica della sua ristrutturazione, necessaria per la messa a norma. Retiambiente Spa, capogruppo di Aamps, ha rifiutato categoricamente di investire oltre 20 milioni di euro, da sostenere con aumenti della Tari, per un impianto ormai inutile. L’estensione della raccolta porta-a-porta in gran parte del territorio gestito da Retiambiente e del Comune di Livorno ha portato in pochi anni un crollo dei rifiuti indifferenziati da smaltire, consentendo non solo un beneficio ambientale e sanitario, ma anche milioni di euro di costi risparmiati, specialmente oggi che è tramontato pure il progetto del costosissimo (quanto tecnicamente ad oggi incerto) impianto che avrebbe dovuto sostituirlo: l’ossicombustore di Peccioli”.
Nell’analisi firmata dagli esponenti politici si evidenzia la necessità di un cambio di paradigma impiantistico, smontando quello che ritengono un mito sulla chiusura definitiva del ciclo dei rifiuti. “Se il porta-a-porta riduce di ben tre quarti il rifiuto da smaltire, è evidente che un inceneritore va sostituito non con altri impianti di smaltimento, ma con impianti di trattamento e riciclo dei materiali differenziati, come stiamo facendo a Livorno. Anche il tema della ‘chiusura del ciclo’dovrà prima o poi essere chiarito: il ciclo si chiude sempre e comunque in discarica, anche come ceneri e scorie dell’incenerimento, dell’ossicombustione o di qualsiasi altro tipo di smaltimento. A meno che non si tenti di nascondere questi scarti nel cemento, nell’asfalto o chissà dove, tornando prima o poi nell’ambiente in cui viviamo e al netto di ciò che esce dalle ciminiere e che dobbiamo respirare”.
Da Europa Verde e Sinistra Italiana arrivano quindi tre proposte operative precise per indirizzare le scelte amministrative e gestionali dei prossimi anni. “La soluzione possibile è dunque secondo noi quella di: estendere sempre di più la raccolta porta-a-porta, eliminando anche da Livorno i famigerati cassonetti “intelligenti”, mini discariche con uno scarto di rifiuti indifferenziati preoccupante; offrire quindi un miglior servizio agli utenti e garantire ai lavoratori ed alle lavoratrici le migliori condizioni di lavoro in modo che sia riconosciuta e salvaguardata la loro dignità personale e professionale; puntare esclusivamente sugli impianti di riciclo, respingendo le pressioni di chi vuol fare dello smaltimento un business a spese nostre: zero euro pubblici per questi impianti, chi vuole costruirli se li paghi da solo, visto che ne sostiene la necessità e la convenienza, senza bussare alla porta dei sindaci”.
In conclusione, Marzini, Volpi e Bruciati richiamano le istituzioni locali e regionali al rispetto degli impegni assunti con gli elettori, tracciando una linea di demarcazione politica sulle politiche ambientali. “Siamo fiduciosi che la Regione Toscana e certi che il Comune di Livorno onoreranno gli impegni sottoscritti nei rispettivi programmi elettorali, potenziando la raccolta differenziata e il riciclo, oppure se vogliono sottostare alle pressioni di chi ha interessi in contrasto con quelli dei cittadini. La scelta dei vertici di Retiambiente, delle società del gruppo come Aamps e delle loro prossime azioni deve essere chiara e netta. Il “campo largo” non deve rincorrere la destra, soprattutto sui temi ambientali, della lotta ai conflitti di interesse e della tutela dei servizi pubblici”


