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Legambiente Arcipelago Toscano: “Che fine ha fatto il percorso per il Contratto d’Isola”

Appello per riprendere l'iter per lo strumento di pianificazione e prevenzione destinato alla mitigazione del rischio idraulico sull'Isola d'Elba

PORTOFERRAIO – A quasi un anno dagli annunci ufficiali, Legambiente Arcipelago Toscano riapre la discussione sui ritardi nell’avvio del percorso per il Contratto d’Isola, lo strumento di pianificazione e prevenzione destinato alla mitigazione del rischio idraulico sull’Isola d’Elba. L’associazione ambientalista richiama le recenti dichiarazioni del sindaco di Portoferraio, Tiziano Nocentini, che ha ripreso le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla necessità di non ridurre le isole minori a semplici cartoline estive, per sollecitare un’azione concreta di fronte all’aggravarsi della crisi climatica e della fragilità idrogeologica del territorio.

Nel suo intervento, Legambiente ricorda l’intesa raggiunta il 23 settembre 2025 tra i sindaci della Gat, il Consorzio di Bonifica Toscana Costa e il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, rilanciata nei comunicati istituzionali dell’epoca. “Il territorio dell’Isola d’Elba è particolarmente fragile dal punto di vista idrogeologico. Bacini idrografici di piccola dimensione e piuttosto acclivi, eventi alluvionali intensi e improvvisi, rete di drenaggio urbano insufficiente, urbanizzazione diffusa, tombamenti di numerosi corsi d’acqua concorrono a creare dissesti diffusi, frane ed allagamenti che provocano danni ad abitazioni, infrastrutture pubbliche e attività economiche. In un quadro come quello attuale è indispensabile trovare soluzioni coordinate e concertate fra tutti gli attori coinvolti, anche per superare la frammentazione delle competenze”.

L’obiettivo fissato durante quell’incontro puntava a un modello integrato di gestione del territorio e delle risorse idriche, coinvolgendo istituzioni e parti sociali. “Azione unitaria che intanto potrebbe nascere fra Comuni, Consorzio e Parco, ma che potrebbe essere ben presto allargata a tutti gli enti sovra ordinati e ai portatori di interesse sul territorio, dalla Regione alle associazioni agricole, fino alle associazioni ambientaliste. Il modello potrebbe essere quello del cosiddetto Contratto di Fiume, un accordo tra i soggetti che hanno responsabilità nella gestione e nell’uso delle acque, nella pianificazione del territorio e nella tutela dell’ambiente, e che potrebbe essere adottato dall’Isola d’Elba diventando in questo caso un vero e proprio piano di azione collettiva per mitigare le problematiche sempre più frequenti legate ai cambiamenti climatici in atto».

A distanza di mesi, l’associazione evidenzia lo stallo delle procedure operative a fronte del manifestarsi di eventi meteo sempre più estremi. “A quasi un anno di distanza da quel 23 settembre nessuna concreta azione ha fatto seguito a quei più che condivisibili buoni propositi mentre la crisi climatica morde il nostro paese con ripetute e sempre più intense ondate di calore che alternano lunghi e preoccupanti periodi siccitosi a violente e altrettanto preoccupanti precipitazioni, una spirale senza fine che di anno in anno aggrava le precarie condizioni idrogeologiche del nostro, già di per sé fragile, territorio».

Legambiente Arcipelago Toscano conclude rivolgendo un appello formale a tutte le amministrazioni e agli enti competenti per riattivare il tavolo tecnico e allargarne la composizione agli organi di governo sovraordinati. “Legambiente Arcipelago Toscano rivolge un pressante appello a Comuni, Parco Nazionale, Consorzio di Bonifica, alle altre associazioni ambientaliste e alle associazioni agricole a riprendere senza ulteriori ritardi l’iniziativa prevista nel comunicato dell’ormai lontano 26 settembre allargandola agli enti sovraordinati, la Regione e all’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale oltre che al Genio Civile Valdarno Inferiore e Costa deputato alla difesa del suolo e assetto idrogeologico dei Comuni dell’isola d’Elba. La realizzazione del Contratto d’Isola è la chiave di volta per mappare, progettare, programmare e rendere finalmente operativa la manutenzione continuativa e efficace dei nostri problematici territori”.

© Riproduzione riservata

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