LIVORNO – Referendum costituzionale, l’assessore comunale alle politiche giovanili Michele Magnani commenta il voto del 22 e 23 marzo.
“A urne chiuse e dati definitivi possiamo dirlo, una ventata di partecipazione popolare ha spazzato via i dubbi e la propaganda: gli italiani, i toscani e i livornesi in Provincia e in Comune hanno detto un sonoro No a questa riforma. A livello nazionale 7,4 punti percentuali di distacco del No sul Sì, più di due milioni di voti di differenza, con un’affluenza del 58,93%. In Toscana ancora più alto il distacco, con 17 punti percentuali per il No e con un’affluenza al 66,27%, differenza che diventa di 25 punti percentuali in Provincia di Livorno e che in Comune arriva al 28% con affluenza al 66,53%”.
“Si dice un voto politico – prosegue l’assessore – direi fin dall’inizio, visto che le riforme costituzionali si dovrebbero discutere e fare tra forze di maggioranza e di opposizione, mentre c’è stata una palese forzatura istituzionale del Governo che per la prima volta nella storia del nostro Paese ha cercato di fare le riforme costituzionali a maggioranza. Ci sono dei dati che saltano agli occhi. Il primo è che sono tornate a votare persone che non lo facevano da tempo e che non avevano votato alle precedenti elezioni politiche né alle europee, questo è quello che ci segnala Antonio Noto, sondaggista del consorzio Opinio Italia. Oltre al fatto che c’è stato un voto netto per il No nel sud Italia e aggiungo, probabilmente, nel voto femminile che per ora non è analizzato nei flussi elettorali”.
“Ma vorrei soffermarmi – prosegue – su un altro dato che riguarda le giovani generazioni. Tutti abbiamo visto questa grafica (vedi immagine allegata) che spiega molto meglio di mille parole quello che è avvenuto. Gli under 35 tra i 18 e i 34 anni hanno votato in larghissima maggioranza, per il 61,1% per il No, di cui fanno parte anche gli studenti fuori sede a cui il governo ha impedito in buona parte di votare”.
“Il punto che a me pare evidente è che per questo governo e in generale per il centro-destra, i giovani sono a intermittenza o ‘invisibili’ oppure vengono nominati solo come problema, i ragazzi dei rave illegali, trattati sin dall’inizio da questo governo come questione di ordine pubblico, a scuola dove gli si vorrebbe impedire di dir la propria, come in piazza con la grande partecipazione alle mobilitazioni contro le guerre in corso e che viene trattata come una minoranza da reprimere e additare. Si potrebbe risalire sino alla narrazione costruita sulle giovani generazioni durante il Covid”.
“Il trattamento riservato alle giovani generazioni – sottolinea Magnani – parla il linguaggio dell’esclusione. In particolare negli ultimi 4 anni i giovani hanno vissuto sulla propria pelle un linguaggio violento, politiche repressive, securitarie e assenza di diritti a scuola come sul lavoro e quindi hanno potuto toccar con mano, meglio di altri, il disegno di stampo autoritario di questo governo, che ha subito una grande battuta d’arresto“.
“I ragazzi e le ragazze hanno vissuto e valutato sia l’operato del governo che il merito della riforma e hanno detto un sonoro No. Chi nei quartieri e nei luoghi di aggregazione anche della nostra città, fomenta odio e scontro generazionale, dovrebbe riflettere su questi dati che ci parlano di una generazione in cammino che reclama diritti e libertà, a cui va dato non solo ascolto, ma anche strumenti di partecipazione e risposte, una generazione che invece di ‘credere e combattere’, partecipa, si indigna a testa alta e presto, per fortuna, diventerà nuova classe dirigente” conclude l’assessore.



