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Ponte mobile danneggiato: da mercoledì riprende il transito veicolare

L'impalcato è tornato in asse, ora si lavorerà sulla riparazione del meccanismo di apertura. Traffico pesante sul viadotto di viale Mogadiscio

LIVORNO – Avanti con la riparazione del ponte mobile sulla FiPiLi. Durante la giornata di oggi (8 marzo) e con l’ausilio di tre enormi gru, l’impalcato del ponte è stato ricollocato nella sua posizione orizzontale, su appoggi provvisoriamente ricostituiti in legno di rovere.

“L’operazione – spiega Emma Donnini, consigliera della Città Metropolitana di Firenze delegata alla FiPiLi – si è potuta concludere positivamente grazie al fatto che l’impalcato non ha subito alcuna deformazione critica. Ragione per cui è programmato che, dalla mattina di mercoledì prossimo, dopo un’accurata ispezione conclusiva, il ponte possa essere riaperto al transito veicolare. Ora ci concentreremo sulla riparazione del meccanismo di apertura”.

Tuttavia, al fine di consentire che le attività sottostanti al ponte (di allestimento dei ponteggi e di ricostruzione delle carpenterie metalliche) si svolgano in tutta sicurezza senza interrompere il traffico, il transito veicolare avrà una limitazione di portata a 3,5 tonnellate, spostando tutto il transito dei mezzi pesanti, da e per il porto, lungo l’adiacente ponte di viale Mogadiscio.

Fin dalla serata di venerdi i tecnici della Citta Metropolitana e i tecnici e gli operatori di Avr, in stretto contatto e in collaborazione con La Regione Toscana, proprietaria della FiPiLi, hanno gestito la mobilità, al fine di contenere gli inevitabili disagi, con la collaborazione di tutti gli enti coinvolti, in particolar modo la polizia municipale del Comune di Livorno.
Citta Metropolitana ed Avr hanno definito immediatamente le ipotesi progettuali per la rimessa in pristino del ponte in modalita fissa con il coinvolgimento di esperti del settore quale il professor Losa dell’università degli studi di Pisa.

Il progetto del ponte, come tutto il ramo livornese della Fipili, risale al 1990, perché faceva parte del piano di investimenti nazionali legati ai mondiali di calcio Italia ’90. Anas fu stazione appaltante di progetto ed esecuzione lavori, collaudati nel 2004, quando il viadotto dove si trova il ponte mobile passò in gestione da Anas alla provincia di Firenze, che aveva già preso in gestione il resto della Fipili, sempre da Anas, nel 2002.

L’apertura “a ponte levatoio” di questo ponte ha assunto sempre più un ruolo strategico nel sistema economico della cantieristica navale toscana, che ha tra i suoi punti di forza proprio la produzione dei superyacht nei cantieri dislocati lungo il canale dei Navicelli, a Pisa. Si tratta di un settore economico che, sia in termini di fatturato che di impiego di maestranze altamente qualificate, ha subito una rapida ascesa negli ultimi anni.
Tuttavia, la consegna di queste gigantesche imbarcazioni ai committenti non può che dipendere dalla navigabilità del canale dei Navicelli, che dai cantieri pisani conduce al mare attraversando lo scolmatore dell’Arno e la darsena Toscana nel porto di Livorno. In molti casi si tratta di imbarcazioni, tipo cabinato, lunghe anche 50 metri e, soprattutto, alte fino a 11 metri.

Proprio queste altezze rappresentano un problema per la navigazione verso il mare, a causa delle infrastrutture presenti tra lo scolmatore dell’Arno e la darsena Toscana, costituite, in sequenza, da quattro ponti apribili, tre dei quali posti ad altezza di circa 3 metri dal livello dell’acqua, come il ponte della provinciale 224 (via Quaglierimi, che collega la Fipili e Calambrone), il ponte ferroviario (che collega su ferro il porto e la linea tirrenica) e il ponte di viale Mogadiscio (che collega su gomma il porto e la FiPiLi, ordinariamente riservato ai veicoli leggeri nelle fasi di sbarco e imbarco).

Il quarto, posto a un’altezza di circa 9 metri dal livello dell’acqua, è proprio il ponte lungo il viadotto della FiPiLi, il cui meccanismo di apertura è fuori uso da venerdì pomeriggio. L’apertura ordinaria dei quattro ponti è programmata su due fasce orarie ogni giorno, dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 17.

Il sistema di apertura a ponte levatoio è andato fuori uso perché una delle due cerniere, entrambe costituite da un cilindro di acciaio di circa 30 cm di diametro alloggiato in un involucro circolare, sempre di acciaio, ha subito una rottura a taglio, cioè di quelle cosiddette fragili, che non danno alcun segnale di preavviso.

Le cause della rottura sono ancora da accertare ma si tratta di un evento che può verificarsi anche laddove siano rispettati, come in questo caso, tutti i protocolli della manutenzione (le cerniere erano state riparate nel 2014, i bulloni sostituiti nel 2021 e le ispezioni e la manutenzione eseguite con la giusta frequenza, ivi compresa la manutenzione ai sistemi idraulici di sollevamento – i pistoni – che sono rimasti integri e funzionanti).

È importante chiarire che la rottura è avvenuta in tutta sicurezza, nel senso che, se esiste un margine di rischio che il meccanismo possa subire un’avaria, è pressoché nullo il rischio che il determinarsi di un’avaria possa costituire un pericolo, né per la transitabilità veicolare soprastante al ponte, perché il flusso di traffico viene ovviamente interrotto durante le operazioni di apertura, né per la navigabilità sottostante al ponte, perché le imbarcazioni vengono fatte passare solo quando l’impalcato del ponte ha raggiunto la posizione verticale (cioè quella più sicura), né per gli operatori che gestiscono i meccanismi di apertura, perché lo fanno a debita distanza.

Questa coesistenza forzata di traffico leggero e pesante sul ponte di viale Mogadiscio è tuttavia suscettibile di generare ingorghi e rischi di collisione, prevalentemente in concomitanza agli sbarchi. Ma soprattutto, il perdurare dell’impossibilità di apertura del ponte – e quindi dell’interdizione alla navigazione del canale sottostante, almeno per le imbarcazioni aventi un’altezza superiore a 9 metri dal livello dell’acqua – è suscettibile di danneggiare il sistema economico della cantieristica navale.

Per questi motivi e grazie a un finanziamento tegionale immediatamente utilizzabile perché riservato proprio alla manutenzione dei ponti mobili, la Città Metropolitana di Firenze orienterà la propria azione verso un rapido ripristino del meccanismo di apertura del ponte, nella consapevolezza che la scelta di effettuare il ripristino a ponte percorribile dai veicoli leggeri (alternativa a quella di effettuarlo con l’impalcato temporaneamente rimosso e collocato a terra), costituisca una scelta che soddisfi sia gli interessi del porto di Livorno, consistenti nel ripristino della transitabilità veicolare a pieno regime, sia gli interessi dei cantieri navali di Pisa, consistenti nel ripristino della navigabilità a pieno regime.

Da mercoledì prossimo inizierà quindi una nuova fase, quella del ripristino dei meccanismi di apertura del ponte. Sempre mercoledì, sarà inoltre possibile stimare i tempi di conclusione di questa fase, durante la quale si continuerà ad operare nella più assoluta convergenza di interessi, tra quelli del porto di Livorno e quelli dei cantieri navali di Pisa, per esempio utilizzando le operazioni di sollevamento temporaneo dell’impalcato con le gru, che si renderanno necessarie per il montaggio delle nuove cerniere di acciaio, anche per consentire la contemporanea navigazione delle imbarcazioni di altezza superiore a 9 metri.

© Riproduzione riservata

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