LIVORNO – Decine di realtà, quasi 500 persone provenienti da parti diverse dalla Toscana e anche alcune internazionali si sono riunite in piazza Luigi Orlando dalle 10 del mattino di ieri (22 marzo), la prima di primavera, per manifestare il loro supporto alla nuova missione della Global Sumud Flotilla e della barca che sarebbe partita da lì a poco da Livorno, in contemporanea ad un altra da Ancona. Tantissimi interventi, temi e cori che hanno gridato forte e chiaro che il genocidio non é finito, l’assedio non é finito e che la nostra capacità di mobilitarci non é finita.
“Dallo scorso autunno infatti, dopo un mese e mezzo di mobilitazioni quotidiane, capillari e di blocco, dopo gli scioperi generali che hanno svolto un ruolo fondamentale, da un lato il sistema di potere imperialista/capitalista/sionista ha contrattaccato con le armi della repressione poliziesca e giudiziaria; ma dall’ altro lato noi tuttə abbiamo provato a organizzare quella spontaneità travolgente, quei milioni di persone e quelle centinaia di realtà che si erano ritrovate assieme in piazza senza nemmeno dover dialogare, che si erano riconosciute in quell’indignazione profonda verso quel sistema di legittimazione se non proprio di sostegno al genocidio”.
Così Global Movement to Gaza, che in una nota afferma: “Questo è il lavoro che si è provato a fare con il movimento Blocchiamo tutto e con tutte le realtà nazionali e territoriali che hanno sostenuto quelle mobilitazioni e che, nelle prossime settimane torneranno nuovamente in piazza. E ora parte una nuova missione. Siamo consapevoli, prima, come oggi che la Palestina e Gaza non potremo salvarle con 10, 100 e nemmeno 1000 barche da sole. Ma quelle barche sono un simbolo del nostro impegno, sono la dimostrazione che non accettiamo il sistema di guerra e di morte che sta portando avanti i suoi piani contro le vite dei popoli, sono la prova che ci sono migliaia di persone che sono pronte a rischiare la propria vita per far emergere la verità e quindi le menzogne di quel sistema”.
“Rispetto all’ultima missione molte cose sono cambiate, se prima molte persone sentivano la guerra come una cosa lontana, dopo manco un anno la sentiamo bussare alla nostra porta. Questo ha 2 effetti contrapposti rispetto alla missione: se da un lato ha reso invisibile la Palestina, il genocidio a Gaza e l’aumento di violenze in Cisgiordania, rendendo più difficile l’empatia delle persone con quel popolo, dall’ altro lato ci offre l’opportunità di estendere il target delle nostre rivendicazioni: come ci siamo dette tante volte, non siamo noi a liberare la Palestina, è la Palestina che libera tutte noi, e quindi teniamo Gaza al centro con le richieste di interrompere tutti gli accordi con Israele e di uscire dal board of peace, ma allarghiamo l’obiettivo delle mobilitazioni per creare un vasto movimento contro la guerra e quindi contro il riarmo. Ma questa volta con una flotta di 100 barche, con Thousand Madleens Flotilla e Freedom Flotilla Coalition, per creare la flotta umanitaria, internazionale e internazionalista più grande che si sia mai vista“.
“E’ stato un lavoro di rete tra tante realtà – prosegue la nota – iniziato mesi fa e che non finirà con oggi, ma proseguirà per tutta la durata della missione, in partenza intorno al 25 aprile dalle coste italiane per essere in prossimità di Gaza circa due settimane dopo, consapevoli che il supporto delle persone e delle realtà che lavorano sul territorio sono la vera forza della missione. Consapevoli che la necessità di coordinarsi non finisce in Palestina ma inizia con ogni guerra”.
“Per questo, Global movement to Gaza, Gruppo Autonomo Portuali, Usb, Ex Caserma, Teatrofficina Refugio, la Flotilla di terra, Attac, Scuola di Carta, Associazione Livorno Palestina, Mo-wan, il coordinamento antimilitarista, Pisa per la Palestina, il Collettivo di fabbrica Gkn e altre realtà si sono impegnate per organizzare la partenza di questa prima barca della Flotilla, in contemporanea ad un altra che partirà da Ancona per dire che non ci siamo arresi, che non ci siamo fatti ingannare dalla loro finta tregua e dal board of peace, che ripartiamo, senza chiedere il permesso e senza aspettare che chi é parte del problema possa fornire soluzioni”.
“Verso le 12 il corteo che ha sfilato lungo mare, é arrivato fino a Terrazza Mascagni dove poi si fermato per altri interventi tra cui quelli di attivist* internazionali dall’Australia alla Palestina, in chiusura c’è stato un minuto di silenzio di fronte ai nomi di migliaia di bambin3 di Gaza uccise da Israele, poi applausi, lacrime. Poi il saluto alla barca che é partita intorno alle 14 tra i fumogeni, le torce e i cori che nascondevano la rabbia. Infine – conclude Global Movement to Gaza – un piccolo concerto perché l’indignazione vogliamo trasformarla in speranza, ma soprattutto in grande determinazione”.



