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Guerra all’Iran, Usb Livorno: “Il prezzo del riarmo è sulle spalle delle donne”

Il sindacato lancia l’iniziativa on line sui suoi canali: "Un momento di confronto in vista delle mobilitazioni e dello sciopero dei giorni successivi"

LIVORNO – “Scriviamo in giorni segnati dall’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, che apre un ulteriore scenario di conflitto in un contesto ormai attraversato da una guerra generalizzata e da continue escalation. Assistiamo a un climax ascendente in cui l’uso sistematico della violenza e della forza diventa strumento ordinario della politica; uno stato di eccezione che tende a farsi permanente, trasformandosi in regola e contribuendo a indebolire e svuotare progressivamente lo stato di diritto, comprimendo gli spazi democratici, i diritti costituzionali e le possibilità di dissenso”.

Così in una nota Usb Livorno, che afferma: “L’economia di guerra, le politiche di riarmo, la conversione dell’industria al dual use o direttamente alla produzione bellica comportano costi economici e sociali che ricadono essenzialmente sulle classi subalterne, in primo luogo sulla classe lavoratrice: crisi strutturale, compressione dei salari, tagli al welfare e ai servizi pubblici essenziali. E, come spesso accade, a pagare il prezzo più alto sono le donne e, nello specifico, le donne lavoratrici: gender pay gap, part-time involontari, minori assunzioni e una più facile espulsione da un mondo del lavoro ancora prevalentemente maschile, che tende a escluderle perché non è pensato per adattarsi alle loro esigenze e alle molteplici responsabilità di cura e familiari”.

“Mentre si colpiscono i comparti produttivi a maggiore presenza femminile – prosegue la nota – si riducono ulteriormente i finanziamenti all’assistenza, alla sanità, agli asili. In queste condizioni molte donne non possono più permettersi di lavorare; talvolta nemmeno part-time, con contratti a tempo parziale frequentemente imposti e mascherati dall’eufemismo di ‘involontari’. A ciò si aggiungono i rischi per la sicurezza che emergono in ambienti di lavoro strutturalmente segnati da relazioni di potere e stati di dominio sempre più evidenti, a volte interiorizzati e normalizzati al di là del genere di appartenenza. Madri discriminate per il loro essere madri, per il doversi e volersi dedicare ai propri figli. Donne discriminate in quanto donne: retribuzioni inferiori, ruoli marginali nella scala gerarchica lavorativa. Tempi di lavoro sempre più inconciliabili con i tempi di vita, in un mondo orientato dal potere, segnato dalla violenza e dalla guerra. Una società e un mercato del lavoro sempre più contraddistinti dalla precarietà e attraversati da una violenza epistemica, sociale e istituzionale”.

“In un contesto dominato dal conflitto e dalla normalizzazione della guerra, nei luoghi di lavoro diventano sempre più frequenti abusi di potere e aggressività. Sempre più donne raccontano e testimoniano le molestie e le violenze subite da colleghi o datori di lavoro, ma troppo spesso sono costrette a dimettersi o marginalizzate, in un sistema in cui prevale la logica del più forte. Nello sportello dedicato al contrasto delle molestie, delle discriminazioni e della violenza di genere nei luoghi di lavoro (realizzato da Usb in collaborazione con Rete Iside Onlus) raccogliamo un numero crescente di esperienze di questo tipo; lo stesso accade negli sportelli vertenziali, dove tocchiamo con mano le condizioni del lavoro femminile e pratiche che sono il risultato di un sistema disfunzionale e strutturato, sempre più radicato e legittimato dai governi e dalle culture che ne sono espressione. Ogni narrazione riflette un mondo del lavoro in cui ingiustizia e disuguaglianza si riproducono, diventando un filo rosso che attraversa le esperienze di tante lavoratrici”.

“È a partire da questa esperienza di campo – sottolinea l’Unione sindacale di base – vogliamo rilanciare l’iniziativa on line sui del 5 marzo alle 17 sui canali Usb: un momento di confronto e approfondimento in vista delle mobilitazioni e dello sciopero dei giorni successivi. La guerra e la violenza non sono compatibili con i diritti delle lavoratrici. Come donne e lavoratrici, ci assumiamo la responsabilità di portare avanti una lotta organizzata per un’inversione di tendenza, antimperialista e anticapitalista, per un mondo del lavoro più egualitario, fondato sulla redistribuzione delle ricchezze materiali e morali, di cui siamo sempre più impoverite. Per un modello orientato alla circolarità, fondato sulla cura, sulla sostenibilità e sulla risoluzione dei conflitti anziché sulla loro esasperazione strumentale. Contro la guerra, contro la precarietà, contro ogni forma di violenza e sfruttamento, contro un modello di sviluppo che si regge sul dominio dei corpi e del lavoro delle donne”.

“Per una società libera dalla guerra, dal dominio e dalle gerarchie, fondata sulle relazioni e sulla centralità della vita. L’8 e il 9 marzo, in Italia e nel mondo , saranno giornate di lotta – conclude la nota – contro tutti quei governi che si reggono su politiche di guerra, egemonia militare e oppressione delle donne”.

© Riproduzione riservata

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