LIVORNO – L’Arma dei Carabinieri e il comparto delle operazioni speciali piangono la scomparsa di Silvano Bartoli, figura di riferimento e colonna portante del primo Reggimento Carabinieri paracadutisti Tuscania fin dagli anni Settanta. Il sottufficiale, nato nel 1938, si è spento all’età di 88 anni, lasciando un’eredità tecnica inestimabile nello sviluppo del paracadutismo militare italiano.
Il Tuscania, reparto in cui Bartoli ha militato per decenni, è un’unità d’élite formata da esploratori paracadutisti, specializzata nelle missioni militari fuori area e in contesti ad alto rischio. Proprio all’interno di questo reggimento, Bartoli è stato un pioniere delle sezioni di caduta libera, trasformando il lancio da esercitazione sportiva a strumento strategico per le infiltrazioni speciali.
La cerimonia di commiato si è svolta alla caserma Vannucci ad Ardenza, alla presenza di numerosi colleghi, veterani e ufficiali dell’Arma. L’omaggio solenne ha celebrato la carriera di un istruttore che, insieme a Giorgio Ledda, creò il primo nucleo di carabinieri addestrati alla caduta libera. Nel 1974, la loro competenza fu tale da ottenere l’autorizzazione dalla Brigata Folgore per condurre lanci insieme ai sabotatori paracadutisti, segnando una svolta per l’intera specialità.
Nel 1976, Bartoli fu tra i soci fondatori del Centro sportivo carabinieri paracadutisti Toscana. La sua scomparsa giunge proprio nell’anno in cui ricorrono i 50 anni dalla fondazione del centro, una coincidenza che sottolinea il legame indissolubile tra l’uomo e l’istituzione. Grazie al suo contributo, quella sezione si impose rapidamente alla ribalta nazionale e internazionale, definendo gli standard per le successive esperienze nel settore.
La dedizione di Bartoli nella sua carriera e all’evoluzione tecnica del reparto resta un punto di riferimento costante per i militari del reggimento e per la storia dell’Arma a Livorno



