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In Europa, semm cumasch. La frase, tra le strade di Como, è ricorrente. Per coronare un percorso iniziato tra i dilettanti, sette anni fa, e passato per la promozione in Serie A del 2024. La vittoria contro il Verona nell’ultimo turno di campionato lo ha certificato: nella stagione 2026/27, il Como giocherà in Europa. Se andrà ‘male’ sarà Conference League, visto che – a due giornate dalla fine del campionato – la squadra di Fabregas è sicura di chiudere almeno sesta. Il Milan e la Roma, al quarto e al quinto posto, distano però solo 2 punti (67, contro i 65 dei lombardi). Se andrà bene, sarà Europa League. Se andrà benissimo, sarà Champions League. Si deciderà nei prossimi 180 minuti, gli ultimi di una stagione già storica per la squadra e la città.
Questione di prime volte, quelle che non si scordano mai. Come l’Europa, un traguardo difficile da immaginare pochi anni fa, quando la società galleggiava tra le incertezze. Tra pochi mesi, il Lago di Como entrerà nelle cartoline delle coppe europee, la massima espressione del calcio del vecchio continente. A testimoniare una rivoluzione costruita un passo per volta con una visione nuova, possibile grazie al supporto di una proprietà ricca, solida e ambiziosa. Per dare qualche coordinata, dal 2019 il Como fa capo al socio unico Sent Entertainment Ltd, legato alla holding indonesiana Djarum, della famiglia Hartono. Alla guida oggi c’è Robert Hartono, che fino a pochi mesi fa aveva gestito gli affari insieme a suo fratello Michael, scomparso a marzo. L’impero Hartono è fondato sulla produzione di sigarette kretek (aromatizzate ai chiodi di garofano) e – tra le tante attività – la famiglia detiene il 51% delle azioni della Banca dell’Asia Centrale. Per dare un’idea, la ricchezza dell’85enne Robert Hartono supera i 20 miliardi di dollari e il patrimonio della famiglia è stimato in circa 43 miliardi di dollari. Facile dunque intuire come il Como sia oggi la squadra più ricca d’Italia, con ambizioni da big per il futuro. In questo senso, la conquista dell’Europa è ‘solo’ il naturale sbocco di un progetto desideroso di successi. Buona parte dei risultati sportivi si deve a Cesc Fabregas, planato sul Lago quasi per caso e diventato presto il simbolo di un progetto solido e vincente. Da calciatore-azionista e poi da tecnico di una squadra che ha imparato a vincere attraverso il bel gioco. Con il primo obiettivo di divertire i suoi tifosi. Uno dei tanti plus del ‘fenomeno Como’.
Le soddisfazioni degli ultimi anni hanno aiutato a ricreare un rapporto tra il club e la città. Una città che, per tradizione, ha sempre vissuto il calcio con eleganza e discrezione. In una dimensione quasi raccolta, legata però al turismo internazionale. Così il Sinigaglia, ampliato fino ai suoi attuali 12mila posti, è diventato punto d’incontro di mondi in apparenza lontani. Dalle famiglie del posto a tanti ragazzi trascinati allo stadio da anni di crescita. Oltre a tanti tifosi provenienti dall’estero, attratti dal fascino del Lago e di uno scenario unico per una partita di pallone. Senza dimenticare i vip che, nei mesi, hanno fatto la loro passerella in tribuna in un iconico red carpet con affaccio sul pallone (alle partite si sono visti Hugh Grant, Andrew Garfield, Keira Knightley e Michael Fassbender, ma anche Adrien Brody, Terry Crews e Jeff Goldblum). Il bello è che gli Hartono avevano comprato il Como solo per ‘usarlo’ come un set televisivo. “Volevamo girare dei documentari sul calcio italiano per la nostra tv indonesiana. Ci siamo chiesti per cosa fosse conosciuta Como, a parte il calcio. Per il Lago, quindi abbiamo costruiamo tutto attorno a quello” ha raccontato – in diversi interventi – il presidente del club Mirwan Suwarso. Pure così il club è diventato ciò che è oggi: una squadra della provincia in grado di raccontare un calcio diverso nella penisola. Oltre le critiche, arrivate soprattutto per la mancanza di italiani. La proprietà è indonesiana, l’allenatore è spagnolo e la rosa – tolte le riserve Goldaniga (difensore) e Vigorito (secondo portiere) – è straniera. Un modello unico e complicato da replicare, ancorato a un’idea magari non condivisibile, ma fin qui funzionante. I sogni, sul Lago, sono appena iniziati.
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