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Italia-Irlanda del Nord, psicologo dello sport: “Agli Azzurri serve autoefficacia collettiva, decisivi i primi e gli ultimi 15 minuti”

(Adnkronos) – Parte la rincorsa della Nazione Italiana al ‘biglietto’ per un posto nella Coppa del mondo in programma in Canada, Stati Uniti e Messico dall’11 giugno al 19 luglio. Giovedì gli Azzurri guidati da Rino Gattuso dovranno battere l’Irlanda del Nord nel match playoff a Bergamo. Sugli Azzurri gli occhi dell’Italia che manca ai Mondiali da due edizioni. “Nei playoff il fattore determinante è la gestione dell’ansia da esito che porta con anche l’ansia da prestazione. Questa situazione trasforma una partita di calcio in un giudizio che può diventare pesantissimo. A livello psicologico si attivano alcune dinamiche tipiche come l’iperesponsabilizzazione individuale, ovvero si accentua il timore di sbagliare nei singoli calciatori che in una squadra può portare l’attenzione più sul non commettere errori che alla costruzione del gioco e dell’azione”. Così all’Adnkronos Salute Pietro Bussotti, psicologo dello sport e coordinatore di Psicologia dello sport dell’Ordine degli psicologi dell’Umbria. In un match così delicato per l’intero movimento calcistico italiano, secondo lo psicologo “serve bilanciare molto l’aspetto mentale e fisico. L’Italia potrebbe entrare in campo con un buon livello di attivazione mentale, ma se la situazione si complica, magari per un errore o un episodio arbitrale a sfavore, c’è il rischio che si inneschi – anche rapidamente – un irrigidimento con l’attivazione funzionale dell’ipercontrollo, ovvero aumenta il ‘monitoraggio’ cosciente della prestazione e si perde fludità, così il gioco diventa più che per vincere per non sbagliare. Se però dall’altra parte l’Irlanda del Nord è ben messa in campo, possono esserci problemi”.  

Bussotti si chiede se “l’Italia ha fatto pace con il passato e con la memoria di traumi recenti. Da un lato c’è il ‘dobbiamo vincere’ e dall’altro il ‘possiamo anche crollare’. Così diventa difficile stabilizzare quella che è l’autoefficacia collettiva e senza autoefficacia non si va da nessuna parte – avverte lo psicologo dello sport – In questo il ruolo dell’allenatore è fondamentale: deve stabilizzare l’autoefficacia collettiva della sua squadra, altrimenti ci sono oscillazioni con microcrolli di fiducia e black-out”. Quale potrebbe essere il momento più delicato della partita? “I primi e gli ultimi 15 minuti – risponde l’esperto – Soprattutto come verrano gestiti gli errori, che sono inevitabili. E’ necessario uno spirito di squadra efficace che permetta di superare le fasi più complicate della partita, se ci saranno”.  

E l’allenatore? “Gattuso deve saper regolare lo stato emotivo collettivo – suggerisce Busssotti – ridurre la paura del risultato. Lui in questo è bravo perché è capace di normalizzare l’errore. Tanto maggiore è la paura dell’errore e tanto è probabile entrare in una dimensione di tensione e di non fluditità, con prestazioni scandenti. Gattuso deve regolare anche il peso mediatico percepito dai calciatori, oggi molto grande. Ha la responsabilità di dare ai convocati una identità operativa, essere dentro la partita per 90 minuti. Attenzione: non va creata la ‘retorica del gruppo’, perché un approccio tribale non ha la componente analitica. Il segreto – conclude – è creare un equilibrio tra i vari elementi. Solo una squadra che riesce in questo non ‘zoppicherà’ nel match”.  

sport

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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