(Adnkronos) – “Qualità scarsa, scarsissima; confusione tanta, troppa. Quando analizziamo la questione arbitrale, e mettiamo uno sull’altro i clamorosi errori che stanno condizionando anche questo campionato, sono due gli elementi che emergono in modo chiaro, evidente. Il quadro che emerge è devastante. Non si parla solo di decisioni sbagliate o di una stagione sfortunata. Una classe arbitrale allo sbando, guidata senza coerenza, senza tutele e senza una linea tecnica chiara. Un livello che definisce il più basso mai raggiunto. Innanzitutto, c’è il livello degli sbagli, che è inaccettabile: in molte situazioni è impossibile comprendere come professionisti di rilievo, impiegati in campo oppure davanti alla Var, siano incapaci di valutare in modo corretto ciò che appare chiaro a migliaia di telespettatori – non professionisti, loro – seduti davanti al televisore nel salotto di casa. Possiamo anche ammettere che un arbitro abbia la percezione sbagliata di un episodio, oppure sia coperto e non riesca a valutare in modo giusto un’azione: può capitare. Ma com’è possibile che il Var non lo corregga? E’ stato messo lì apposta”. Così ‘Meritocrazia Italia’ in una nota dove chiede una riforma immediata e meritocratica della struttura arbitrale.
“Insomma: è tutto sbagliato, è tutto da rifare -prosegue il comunicato-. E non da oggi, perché ormai sono troppe le stagioni segnate da questi problemi. È sbagliata la nostra classe arbitrale, e andrebbe rifatta. Sono sbagliate certe regole, perché poco chiare, e il protocollo Var, che crea incertezze e difformità. Fermare singoli direttori di gara o Var dopo gli errori non basta più. È una toppa su una falla strutturale che non risolve il problema, perché le partite condizionate nel risultato da errori arbitrali e Var sono troppe per parlare di casualità. La responsabilità tecnica di questo disastro ricade su chi fornisce indicazioni, le cambia in corsa, le ritrattata la settimana dopo e poi difende pubblicamente decisioni che non stanno in piedi. Un arbitro è umano e può sbagliare. Ma se sbagliano tutti, in modo diverso e incoerente, il problema non è più il fischietto, è chi gestisce di chi gestisce il sistema arbitrale. Il Var, che avrebbe dovuto ridurre le polemiche, è diventato un moltiplicatore di confusione. Da strumento pensato per correggere i ‘chiari ed evidenti errori’, si è trasformato in una moviola permanente, con interventi discrezionali, interpretazioni divergenti e criteri che cambiano da partita a partita. In un contesto del genere, garantire uniformità è impossibile. E infatti non c’è”.
“Un altro problema evidente è che gli arbitri non hanno un vero contratto, non hanno tutele -sottolinea ‘Meritocrazia Italia’-. A 40 o 45 anni, quando la carriera finisce, si ritrovano improvvisamente fuori dal sistema, costretti a reinventarsi un lavoro dopo aver gestito per anni partite che muovono milioni di euro, pressioni mediatiche enormi e responsabilità altissime. Una precarietà strutturale che rende il ruolo fragile, esposto e facilmente condizionabile. In questo contesto, parlare di autonomia dell’Aia diventa quasi una beffa ed in questa situazione garantirla diventa veramente complicato. Neppure l’operazione trasparenza rappresentata da Open Var convince. Se serve solo a spiegare a posteriori decisioni sbagliate senza correggere il sistema che le ha generate, allora diventa un esercizio sterile. Ammettere l’errore non basta, se poi tutto resta com’è. Anzi, rischia di aumentare la confusione e alimentare nuove interpretazioni. Anche perché, un altro punto cieco, è che nessuno parla mai dei voti assegnati agli arbitri dopo quelle partite. Dopo questa breve analisi è evidente che serve una riforma completa del sistema arbitrale italiano con nuove persone, direttive chiare, criteri stabili. Perché l’arbitraggio, per sua natura, è anche istinto. E l’istinto muore se chi va in campo non sa più quale sia la linea da seguire. Dire una cosa una domenica e smentirla quella dopo significa lasciare gli arbitri soli, esposti, e il campionato in balia delle polemiche”.
“In un momento di crisi, l’assenza di una voce chiara ai vertici dell’arbitraggio aumenta incertezza e insicurezza interna. Serve una leadership immediata, una guida forte, capace di dare direzione, protezione e avviare cambiamenti rapidi . In una fase di forte tensione bisognerebbe sospendere annunci pubblici e telecamere sugli arbitri. Questi strumenti aumentano pressione e soggezione, soprattutto nei momenti decisivi, senza aiutare la qualità delle decisioni. Sarebbe necessario, inoltre, restituire agli assistenti un ruolo attivo e responsabilizzante fondamentale per migliorare attenzione e qualità delle decisioni. Ancora, bisogna riformare il settore tecnico arbitrale, partendo dai Cra (Comitati Regionali). Le sezioni locali Aia devono formare l’Arbitro tramite la conoscenza del regolamento, la capacità di trasmettere esperienze, l’apprendimento e il saper tirare fuori il meglio da ogni giovane arbitro, implementando e formando un’altra figura indispensabile, quella dell’Osservatore Arbitrale, che deve aiutare nella ricerca di nuovi talenti e farli crescere. L’Aia dovrebbe essere il posto dove l’elemento fondamentale è la bravura tecnica e personale senza interferenze politiche, raccomandazioni e/o amicizie. In conclusione, Meritocrazia Italia, ferme le proposte necessarie sopra descritte, chiede di promuovere la meritocrazia, far emergere i profili migliori e, più in generale, creare una struttura ispirata al professionismo, tutto nella massima trasparenza”, conclude la nota di ‘Meritocrazia Italia’.
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