12.5 C
Livorno
giovedì 5 Marzo 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Valutazione di impatto generazionale: un “primo passo” contro gli ostacoli del futuro

Come assicurare un futuro sostenibile alle nuove generazioni e a quelle future? Come evitare di creare danni oggi? Come generare loro valore? Sono queste le domande alle oggi si è data risposta nell’ambito dell’evento che si è tenuto nell’Auditorium di Save the Children dal titolo “La Valutazione d’impatto generazionale delle politiche pubbliche: una sfida senza precedenti per l’Italia” e organizzato da ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) e Save the Children. Al centro del dibattito, la presentazione del primo “Future Paper” del 2026, un documento che traccia la rotta per l’attuazione della Legge n. 167/2025, la normativa che obbliga il Governo a valutare preventivamente l’impatto sociale e ambientale di ogni nuova legge sulle giovani generazioni e su quelle future.

Un cambio di paradigma culturale e legislativo

L’incontro ha sancito quello che gli esperti definiscono un vero e proprio “salto quantico” per la cultura politica italiana. Dopo l’inserimento della tutela delle future generazioni in Costituzione nel 2022, con la modifica all’Art. 9 che affida alla Repubblica la responsabilità della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, “anche nell’interesse delle future generazioni”. Per farlo, l’Italia si pone oggi all’avanguardia in Europa con l’introduzione della Valutazione d’Impatto Generazionale (Vig).

Ad aprire i lavori, Claudio Tesauro, presidente di Save the Children, il quale ha sottolineato l’urgenza di questo strumento: “Se vogliamo invertire la rotta, la valutazione d’impatto rappresenta un banco di prova, quel cambio di paradigma che vorremmo nelle politiche pubbliche”. Tesauro ha poi aggiunto una riflessione cruciale sul metodo: “Dobbiamo orientare le scelte di oggi affinché non siano un costo ma un’opportunità… non per i giovani ma con i giovani, che siano loro i protagonisti di questo percorso”.

L’Italia tra debito e speranza: i dati del Rapporto

Il documento presentato oggi non nasconde le criticità: l’Italia è attualmente il Paese con le maggiori diseguaglianze intergenerazionali in Europa, secondo l’Indice di Giustizia Intergenerazionale (Igi). Gravata da un debito pubblico di oltre tremila miliardi di euro e da un calo demografico senza precedenti, la nazione rischia di scaricare sulle spalle dei più giovani un fardello insostenibile.

 Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, ha ribadito con forza che “la sostenibilità è una questione di giustizia tra generazioni. Le decisioni di oggi influenzano opportunità e diritti delle generazioni future”. Commentando i dati del “Barometro del Futuro”, che vedono il 20% dei giovani italiani nutrire scarsa fiducia nel domani, Giovannini ha invitato a un cambio di mentalità: “Bisogna pensare non solo in modo difensivo, ‘come evitare i danni’, ma a come creare valore per le future generazioni”.

Il ruolo delle istituzioni

All’evento ha partecipato anche la ministra per le riforme istituzionali, Maria Elisabetta Casellati, la quale ha evidenziato come la Vig modificherà l’approccio del legislatore: “Non c’è più l’interesse del legislatore a guardare alle necessità e al consenso più immediato, ma con la Vig dovrà stabilire quelli che saranno gli impatti della norma sui giovani. Secondo la Ministra, tale strumento è essenziale affinché le nuove generazioni possano finalmente godere di una prospettiva chiara e programmare il proprio futuro in una società in rapida evoluzione, dove l’innovazione tecnologica e i nuovi mestieri rendono incerti i profili professionali di domani. Casellati ha posto l’accento sulla necessità strategica di trattenere i talenti in Italia, contrastando l’esodo all’estero, e di affrontare il drastico allungamento dei tempi per il raggiungimento dell’autonomia; ha infatti notato come tappe fondamentali quali l’accesso alla casa, l’ingresso nel lavoro e la genitorialità siano slittate mediamente dai 25 ai 35 anni, creando un limite alla “chiarezza programmatica” dei ragazzi. Un pilastro fondamentale del suo intervento ha riguardato inoltre la parità di genere, che la Legge n. 167/2025 integra formalmente nei processi di valutazione: la ministra ha sottolineato che le donne affrontano tuttora svantaggi strutturali sia in “partenza” che in “arrivo”, ribadendo con forza che la vera parità sarà raggiunta solo quando la presenza di una donna ai vertici di un’impresa o di un’istituzione “non farà più notizia”.

Il patto intergenerazionale

Il dibattito ha mostrato come la Vig non sia solo una questione nazionale. Molti comuni, come Parma e Bologna, hanno già avviato sperimentazioni locali per marcare i propri documenti di programmazione in ottica generazionale. Ma anche oltre i confini, a rimarcare la prospettiva europea della Vig è Luciano Monti, docente all’Università Luiss Guido Carli di Roma, il quale ha spiegato che esiste anche a livello europeo una verifica delle politiche della Commissione europea, il cosiddetto “youth check”, attraverso il quale l’esecutivo di Bruxelles effettua una verifica delle sue principali proposte politiche nell’ottica dei giovani. Inoltre, il Comitato per la Valutazione dell’Impatto Generazionale delle politiche pubbliche ha sintetizzato in quattro le macroaree di interesse: l’educazione, il lavoro, l’inclusione e il benessere psicofisico.

Ma la vera sfida è anche rendersi conto che il futuro non può seguire le stesse logiche del passato. A porre l’accento su questo aspetto è stato Alessandro Rosina, docente presso l’Università Cattolica di Milano e Consigliere del Cnel, il quale ha ricordato che “il mondo sta cambiando e la demografia con esso… oggi lo scenario di un lavoro per tutta la vita non esiste più, servono strumenti nuovi”. Sulla stessa linea Cristina Freguja, direttrice del Dipartimento per le statistiche sociali e demografiche dell’Istat, che ha richiamato alla necessità di dati rigorosi: “La valutazione d’impatto deve essere fatta per età, per genere e anche per cittadinanza. Solo con dati statistici approfonditi sarà possibile prendere decisioni migliori e per non rendere l’operazione solo formale è necessario che la valutazione si basi su un impianto informativo rigoroso”.

“Un primo passo” su cui costruire le fondamenta

Il secondo panel della giornata ha visto protagoniste le istituzioni, chiamate a riflettere su come rendere operativa questa “rivoluzione” legislativa. L’onorevole Simona Bonafè ha evidenziato che l’approvazione della legge è solo l’inizio di un percorso complesso: “Non era scontato avere questa legge, adesso siamo al primo passo”. Bonafè ha insistito sulla necessità di un decreto attuativo forte affinché la valutazione sia “terza e imparziale”, aiutando finalmente la politica ad adottare quello “sguardo lungo” necessario per una gestione oculata delle risorse.

Sulla stessa linea, la senatrice Lavinia Mennuni ha posto l’accento sulla gravità della crisi demografica attuale, definendo gli elementi tecnici della valutazione come strumenti fondamentali da applicare ai “momenti topici delle politiche nazionali e dei bilanci statali”. Mennuni ha sottolineato la necessità di supportare i giovani non solo economicamente ma anche a livello culturale, richiamando l’attenzione sul sostegno alle basi della società: “Partiamo dalle fondamenta; supportiamo le donne, le lavoratrici e le madri”.

Le raccomandazioni

Il Paper si conclude con dieci raccomandazioni operative che propongono di trasformare la Valutazione di Impatto Generazionale in un’infrastruttura cognitiva permanente che guidi stabilmente il processo normativo, superando una visione puramente difensiva per adottare una logica generativa capace di potenziare attivamente le opportunità e le capacità delle nuove generazioni. Questo percorso richiede di rendere strutturale la partecipazione dei giovani, garantendo al contempo l’indipendenza tecnica e risorse adeguate per gli organismi di valutazione, oltre a un potenziamento della capacità del Parlamento di analizzare l’impatto generazionale anche degli emendamenti durante l’iter legislativo. È inoltre essenziale assicurare la tempestività delle analisi, specialmente per i decreti-legge, promuovere la sperimentazione della Vig a livello locale e consolidare un ecosistema di dati integrati e registri longitudinali su infanzia, adolescenza e transizioni. Infine, le proposte esortano a rafforzare le basi metodologiche con modelli che includano variabili sociali e ambientali e a considerare sistematicamente gli andamenti demografici di medio-lungo periodo per garantire scelte pubbliche trasparenti e realmente sostenibili nel tempo.

Sono intervenuti all’evento anche Maria Vittoria Dalla Rosa Prati, Co-ordinatrice del Gruppo “organizzazioni giovanili” dell’ASviS, Edoardo Italia, presidente del Consiglio Nazionale Giovani, Luciano Monti, docente presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma, Marisa Parmigiani, presidente di Sustainability Makers, Domenico Carbone, sindaco di San Costanzo e presidente della Consulta Anci Giovani, Chiara Goretti, direttrice dell’Ufficio valutazione politiche pubbliche e azione amministrativa del Senato e Remo Morzenti Pellegrini vicepresidente della Scuola Nazionale di Amministrazione.

 Raffaela Milano, direttrice Ricerca di Save the Children, ha chiuso l’evento ricordando che questa riforma è un atto di responsabilità: l’Italia deve riscoprirsi “custode e non proprietaria assoluta” delle risorse del presente, per garantire alle bambine e ai bambini di oggi e di domani il meglio che l’umanità ha da offrire.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Livorno
cielo coperto
12.5 ° C
12.7 °
12.2 °
84 %
1.7kmh
91 %
Ven
16 °
Sab
15 °
Dom
15 °
Lun
15 °
Mar
11 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS

OIMMEI (ODC)