In un panorama globale che cambia a ritmi vertiginosi, l’Italia si conferma uno degli avamposti di una trasformazione demografica ed economica senza precedenti. Se per decenni il marketing ha rincorso ossessivamente i giovanissimi, nel 2026 la vera forza trainante dell’economia mondiale ha i capelli bianchi. È la “silver economy”, un mercato che non è più una nicchia, ma il pilastro dei consumi globali.
Il “tesoro” è nelle mani degli anziani
Per capire dove si sta posizionando la ricchezza, basta guardare i numeri. In Italia, secondo l’Istat (dati aggiornati al 1° gennaio 2026), gli over 65 sono ormai 14,8 milioni, ovvero il 25,1% della popolazione totale. L’Italia è il Paese più anziano dell’Unione europea, con un’età mediana di 49,1 anni (contro la media Ue di 44,9). Una ricerca della Rome Business School ha evidenziato che, in Europa, gli over 50 rappresentano il 45% della popolazione ma generano ben il 67,7% dei consumi.
E se la pensione da una battuta d’arresto al reddito, la stabilità economica dei “Silver” italiani è garantita dal patrimonio accumulato. Secondo i dati Intesa Sanpaolo-Centro Einaudi (2025), un over 65 dispone in media di oltre 202.000 euro in patrimonio immobiliare e 112.000 euro in attività finanziarie. In questa fascia d’età, la casa vale fino a 7,8 volte il reddito annuo, rendendo i senior i consumatori con la maggiore liquidità potenziale e stabilità.
L’ascesa dei “Granfluencer”: non chiamateli vecchi
In questo scenario si inseriscono i “Granfluencer”, creatori di contenuti over 60 che dominano piattaforme come TikTok e Instagram. Non si tratta solo di celebrità globali come Grandma Droniak (14 milioni di follower), ma anche di “eccellenze” italiane, come Nonno Severino, morto a 96 anni lo scorso ottobre, il quale ha conquistato 1,7 milioni di seguaci su TikTok con la sua ironia e vitalità. O ancora, Licia Fertz, 96enne, attivista femminista, inserita dalla Bbc tra le 100 donne più influenti del mondo nel 2023.
Ma cosa spinge milioni di persone, anche giovanissimi, a seguire questi profili? Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Tourism Management (2026) ha isolato il segreto del loro successo: la speranza. Quando un influencer senior mostra una vita attiva, fatta di viaggi o fitness, evoca nel pubblico un senso di possibilità futura. Questo ottimismo non è solo piacevole, ma redditizio: aumenta drasticamente l’intenzione d’acquisto e la fiducia nei brand pubblicizzati. Inoltre, la scienza conferma che essere ottimisti allunga la vita: uno studio del National Institute on Aging su oltre 150.000 donne americane ha rilevato che le più ottimiste vivono in media il 5,4% in più (circa 4,4 anni extra).
Il dilemma dell’Intelligenza artificiale: il caso “Granny Spills”
In questo mercato da 34 miliardi di dollari, è entrata prepotentemente la tecnologia. Il settimanale Time ha acceso i riflettori su Granny Spills, una “nonnina” virtuale creata interamente dall’Intelligenza artificiale che ha scalato le classifiche social con completi rosa Chanel e consigli, come “i fiori muoiono, tesoro. Le mie borse Chanel sono per sempre”.
Personaggi come lei sono il sogno di ogni marketer cinico: non richiedono stipendi, non invecchiano (ulteriormente) e possono essere “filmati” ovunque con un click. Tuttavia, sta emergendo un forte contraccolpo. Secondo un’indagine dell’agenzia Linqia, l’89% dei responsabili marketing non ha intenzione di lavorare con cloni digitali nel 2026. Il motivo? La mancanza di autenticità.
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Vince chi è “vero”
Sebbene l’Ai possa creare figure divertenti, i consumatori specialmente i Baby Boomer, cercano la verità. I dati mostrano che i “Nano-Granfluencer” (quelli con 1.000-10.000 follower) hanno tassi di coinvolgimento del 15,2%, ben 12 volte superiori a quelli delle grandi star, perché vengono percepiti come mentori fidati e non come cartelloni pubblicitari.
In un mondo che invecchia, abbiamo bisogno di speranza, ma una speranza basata sul vissuto reale. Come sottolineano gli esperti, un’intelligenza artificiale non ha mai “consumato un prodotto o provato un servizio”. La vera rivoluzione della silver economy non è fatta di pixel, ma di rughe che raccontano storie vere, capaci di ispirare fiducia in un futuro che, dati alla mano, appartiene sempre di più a chi ha saputo invecchiare con energia.
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