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La Francia intende abolire i rapporti sessuali come dovere coniugale

Il sesso non più essere considerato un dovere coniugale. A stabilirlo è un voto all’unanimità dell’Assemblea Nazionale francese, la quale ha deciso di cancellare definitivamente il concetto di “dovere coniugale” dal Codice civile. Con 106 voti a favore e nessuno contrario, i deputati d’Oltralpe hanno dato il primo via libera a una proposta di legge che punta a cancellare una visione ormai oltrepassata del matrimonio, dove l’intimità era considerata un obbligo giuridico.

La riforma, promossa dalla deputata ecologista Marie-Charlotte Garin e da Paul Christophe del partito di centro-destra Horizons, punta a entrare in vigore entro l’estate 2026, dopo un passaggio al Senato che si preannuncia rapido. Si tratta di un passo in avanti per diritti civili che mette ancora una volta al centro del dibattito internazionale il concetto di consenso libero e attuale, trasformando il matrimonio da contratto di disponibilità sessuale a unione basata sulla libertà individuale.

Dalla “comunione di vita” alla “comunione di letto”

L’iter legislativo nasce da un’interpretazione del Codice civile francese che per anni ha “punito” nelle pratiche di divorzio chi non adempieva ai propri obblighi coniugali: sesso incluso. Ad essere soggetto ad interpretazione è uno dei quattro parametri contenuti all’interno dell’articolo 215, che impone ai coniugi una “comunione di vita”, insieme a fedeltà, assistenza materiale e sostegno. Tale concetto giuridico è stato sistematicamente associato alla “comunione di letto”, portando a sentenze di divorzio “per colpa” a carico del coniuge che rifiutava l’intimità.

Per i promotori della legge, quella visione ha contribuito a legalizzare indirettamente l’imposizione di rapporti sessuali sotto la minaccia di sanzioni civili, alimentando quella che molti hanno definito una persistente “cultura dello stupro” all’interno delle mura domestiche.

I casi che hanno scosso l’opinione pubblica

La spinta decisiva per questa riforma è arrivata da una serie di eventi che hanno colpito la società francese. Uno dei più noti è il drammatico caso di Gisèle Pelicot, la donna vittima di abusi sistematici orchestrati dal marito per anni, che ha reso evidente la necessità di chiarire i confini del consenso nel matrimonio.

Inoltre, la politica è stata costretta a intervenire a seguito di cortocircuiti giudiziari eclatanti come quello avvenuto nel 2019, quando la Corte d’appello di Versailles aveva sanzionato una moglie per il suo “continuo rifiuto” di avere rapporti, definendolo una violazione dei doveri matrimoniali che rendeva intollerabile la convivenza. Solo il 23 gennaio 2025, la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), alla quale era arrivato il caso francese, ha condannato ufficialmente il Paese per quella sentenza. Il rifiuto di rapporti sessuali non può costituire una colpa e il diritto alla vita privata e il principio del consenso devono prevalere su ogni obbligo coniugale.

I numeri di un’emergenza silenziosa

Durante il dibattito parlamentare sono emersi dei dati a supporto della proposta di legge che hanno spiegato la diffusione del fenomeno e l’importanza di abolirlo. I dati, raccolti dell’Istituto francese dell’opinione pubblica (Ifop) e pubblicati l’11 settembre 2025, hanno raccolto le testimonianze di oltre 3.105 persone. Ciò che emerso è che:

  • il 57% delle donne intervistate ha dichiarato di aver avuto rapporti sessuali coniugali senza volerlo, rispetto al 39% degli uomini;
  • il 24% lo ha fatto contro la propria volontà (14% per gli uomini);
  • il sondaggio ha mostrato che avere rapporti sessuali non consensuali era ancora più comune tra le persone di età inferiore ai 35 anni.

“Si potrebbe pensare che si tratti di un concetto obsoleto – ha affermato il deputato Christophe -, qualcosa che si vede solo in vecchi film, ma è ancora estremamente diffuso. Questa frase sarà ascoltata dai futuri sposi (poiché viene espressa durante i riti nuziali, ndr), così come dall’intera assemblea presente in sala, soprattutto dalle giovani generazioni”. E da qui, l’importanza definitiva di cambiarla.

 Il dibattito politico: cosa cambia e cosa resta

La riforma interviene, in sintesi, direttamente sul Codice civile francese e intende specificare che la “comunione di vita” non implica alcun obbligo di natura sessuale e che l’assenza di rapporti non può più essere usata come base per un divorzio con addebito.

Anche se l’Assemblea nazionale ha raggiunto l’unanimità, il dibattito non è stato privo di sfumature. Le forze di sinistra, tra le quali i socialisti e La France Insoumise, avrebbero voluto spingersi oltre, eliminando anche il dovere di “fedeltà”, temendo che anche questo concetto potesse essere usato dai giudici per imporre l’obbligo sessuale. Tuttavia, questa proposta non è stata accolta e la menzione della fedeltà rimane, per ora, parte degli obblighi matrimoniali.

E in Italia?

Il diritto familiare, in Italia, ha subito grandi trasformazioni nella seconda metà del Novecento. Ricordiamo, ad esempio, il diritto al divorzio (legge n. 898 del 1970), l’abolizione del matrimonio riparatore e del delitto d’onore (legge n. 442 del 1981). Pur non citano esplicitamente il sesso, l’interpretazione dei doveri matrimoniali riguardo “assistenza morale e materiale” e di “fedeltà” ha portato anche il nostro Paese a considerare l’intimità come un elemento cardine del vincolo, nelle aule di tribunale.

Con questo voto, la Francia si conferma all’avanguardia nella protezione dei diritti delle donne e si preannuncia già fare da apripista per altri Paesi, ribadendo un principio che dovrebbe essere scontato: dentro o fuori dal matrimonio, il “no” resta un “no” e il silenzio non è mai un obbligo.

Mondo

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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