In dieci giorni l’operazione Epic Fury, lanciata il 28 febbraio, ha ucciso almeno 300 bambini. Più di uno all’ora. È questo il bilancio pubblicato da Save the Children che analizza l’attacco di Usa e Israele all’Iran oltre i confini militari.
“Non sono numeri, ma vite stroncate”, ha dichiarato Nora Ingdal, direttrice di Save the Children Iran spiegano che “I bambini pagano il prezzo più alto” della guerra. Anche l’Unicef si unisce all’appello dicendosi “profondamente preoccupato per l’impatto mortale che l’attuale escalation militare in Iran sta avendo sui bambini”.
I dati di Save the Children
“È devastante che i raid aerei in Libano abbiano causato la morte di 83 bambini e il ferimento di altri 254, tra i quasi 300 bambini uccisi nella regione”, ha dichiarato Nora Ingdal, evidenziando la presenza di bambini uccisi anche al di fuori dell’Iran.
Già il 1° marzo, dopo i primi attacchi su due scuole iraniane, Save the Children aveva emesso un comunicato dal titolo inequivocabile: “Le scuole non sono campi di battaglia”. L’organizzazione sta distribuendo aiuti di prima necessità agli sfollati: coperte, kit igienici, acqua potabile. Misure di emergenza che non cambiano il contesto di fondo.
L’attacco alla scuola elementare femminile di Minab
Tutto è iniziato il 28 febbraio, con il bombardamento sulla scuola elementare femminile di Minab, nel Sud dell’Iran, in cui sono morte almeno 175 persone, per la maggior parte studentesse tra i 7 e i 12 anni. Morti anche 14 insegnanti.
Teheran ha subito accusato Usa e Israele del bombardamento, mentre l’Onu ha sollecitato immediatamente un’inchiesta indipendente. Intervistato sulla strage, il presidente americano Donald Trump ha negato categoricamente un coinvolgimento Usa nell’attacco alla scuola di Minab: “Sulla base di quello che ho visto, il bombardamento sulla scuola di Minab è stato fatto dall’Iran. Teheran è molto inaccurata con le sue munizioni”, ha detto il tycoon.
Il Gen. Dan Caine (Joint Chiefs of Staff) e il capo del Pentagono Pete Hegseth hanno mostrato mappe dell’operazione Epic Fury che includono Minab tra i target Usa nel sud Iran, durante un briefing sulle prime 100 ore di operazioni. Hegseth ha detto che il Dipartimento della Guerra “sta investigando” su eventuali responsabilità americane nell’attacco.
Il New York Times ha verificato tramite immagini satellitari e video uno strike Usa su una base Irgc nelle immediate vicinanze della scuola. La ricostruzione di Trump è smentita da un video diffuso dall’agenzia di stampa iraniana Mehr, e verificato dal New York Times, che proverebbe la responsabilità statunitense di quel bombardamento.
L’Unicef denuncia che oltre venti istituti scolastici sono stati colpiti mentre erano in corso le lezioni.
La tecnica del “double tap”
Diversi testimoni sentiti dal Middle East Eye hanno denunciato l’utilizzo della tecnica “double tap”: dopo una prima esplosione, un secondo strike ha colpito le stesse aree mentre le persone cercavano riparo o i soccorritori intervenivano. “Il secondo strike ha colpito persone rifugiate dopo il primo”, ha riferito un testimone anonimo. Trebor Jenzen-Jones, analista dell’istituto di ricerca sulle armi Ares, ha dichiarato alla Cnn: “Immagini satellitari e video mostrano strike multipli simultanei su base Irgc e scuola; si tratta di munizioni guidate di precisione, non di un errore”.
Il double tap è una tecnica utilizzata in guerra per rendere gli attacchi più letali, colpendo prima le vittime dirette e poi, con il secondo strike, i soccorritori giunti sul posto per prestare soccorso ai feriti.
Human Rights Watch e diversi esperti delle Nazioni Unite hanno aperto un fascicolo per possibili crimini di guerra; le indagini indipendenti sono in corso.
Il costo umano su scala regionale
Il 4 marzo, Ahmad Alhendawi, direttore di Save the Children per la regione Mena, ha allargato la cornice oltre l’Iran e il Libano: “Oltre 100 milioni di bambini sono stati impattati dal conflitto in Medio Oriente. La guerra si misura ormai in vite infantili”, ha dichiarato. Nello stesso giorno, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite si è dichiarato “profondamente turbato” dall’escalation delle vittime tra i minori, chiedendo un accesso immediato delle agenzie umanitarie alle aree colpite.
Una ferita demografica che non si chiude
Le guerre non producono solo morti dirette. Producono generazioni traumatizzate, flussi di sfollati che difficilmente rientrano, vuoti demografici che richiedono decenni per essere anche solo parzialmente colmati. A questo si aggiunge il disastro ambientale provocato dagli attacchi bilaterali alle petroliere e dagli attacchi israeliani ai depositi di carburante che, esplodendo, hanno portato una pioggia nera su Teheran e dintorni esponendo la popolazione locale a gravi conseguenze nel breve e nel lungo periodo. C’è il rischio che alcune zone restino inabitabili per anni.
Intanto, le organizzazioni umanitarie chiedono un cessate il fuoco immediato.
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