Un compagno di 15 anni più giovane e 15 cm più basso. E soprattutto, una bambina avuta a 54 anni. Di quello che pensa la gente Brigitte Nielsen se ne è sempre interessata il giusto, vivendo la vita in modo intenso, a tratti turbolento, ma comunque come voleva, nonostante commenti e critiche. Cinque matrimoni, tra cui quello tormentato con Sylvester Stallone, il bullismo per l’altezza e la magrezza, la lunga dipendenza dall’alcol. Ma anche una rinascita con Mattia Dessì, che ha sposato nel 2005, e una scelta presa consapevolmente da entrambi: quella di avere un figlio ad un’età considerata da tutti fuori tempo massimo. Nella puntata di Belve del 21 aprile, l’attrice e modella danese è tornata a parlare in tv e ha raccontato a Francesca Fagnani una vita vissuta senza mezze misure e spesso sotto osservazione.
Un percorso lungo e faticoso
Tra i maggiori motivi di critica, negli ultimi anni, quella di diventare madre a 54 anni, quando la società la ritiene una possibilità ormai chiusa. Quando nasce Frida, nel giugno 2018, Nielsen ha già quattro figli (tutti maschi). Eppure decide di affrontare un nuovo percorso di maternità. Non è stato semplice, né rapido. Dopo la nascita della bambina ha raccontato al Guardian di aver insistito “fino all’ultimo embrione”, spiegando che in precedenza aveva congelato gli ovuli e che molti tentativi di fecondazione assistita non erano andati a buon fine.
“Servono tanti soldi e fatica, specie a quest’età. Gli ormoni reagiscono in modo diverso in ogni donna, è dura sentirsi dire ‘mi dispiace’. Ma io non ho mai mollato”, ha dichiarato a People. A rendere tutto più complesso, oltre alla componente medica, c’era anche il peso di un dibattito pubblico che accompagna quasi sempre le maternità in età avanzata. L’attrice e conduttrice ha sottolineato il diverso metro di giudizio riservato ai due sessi: “Capisco che le persone possano essere scettiche. Ma è la mia vita. E poi quanti uomini hanno figli a 60 e 70 anni e nessuno dice nulla?”
Ma quanto è probabile rimanere incinta dopo i 50 anni?
A 54 anni la probabilità di rimanere incinta dipende dal ricorso alla fecondazione assistita, perché la fertilità naturale è di fatto esaurita nella maggior parte dei casi. Con l’avanzare dell’età, infatti, la riserva ovarica si riduce drasticamente fino alla menopausa, che segna la fine dell’ovulazione spontanea. Per questo motivo, le gravidanze oltre i 50 anni avvengono quasi sempre attraverso tecniche di procreazione medicalmente assistita. Il punto chiave è distinguere tra utilizzo di ovociti propri e ovodonazione: nel primo caso le probabilità sono estremamente basse, perché la qualità degli ovociti cala in modo significativo già dopo i 40 anni; nel secondo caso, invece, le chance aumentano sensibilmente, perché l’età biologica dell’ovocita è quella della donatrice, non della donna che porta avanti la gravidanza.
I dati delle autorità sanitarie internazionali mostrano che, mentre oltre i 43-44 anni le probabilità di successo con ovociti propri scendono a percentuali molto ridotte, con ovodonazione i tassi di gravidanza possono superare il 30% per ciclo, anche in età avanzata. Questo spiega perché molte gravidanze a 50 anni o più siano tecnicamente possibili, pur restando casi minoritari, all’interno di un quadro clinico complesso da valutare caso per caso.
Va però considerato che l’aumento delle probabilità di concepimento non elimina i rischi: le gravidanze in età avanzata sono associate a una maggiore incidenza di complicanze, come ipertensione, diabete gestazionale e parto pretermine, e richiedono quindi un monitoraggio medico più stretto. Inoltre, come sottolineato da Nielsen, il percorso di fecondazione assistita è spesso lungo, costoso e fisicamente impegnativo, con esiti non garantiti al primo tentativo (e non garantiti in generale).
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