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“Generazione Sandwich”, chi sono gli italiani schiacciati tra figli e genitori anziani

In un’Italia che invecchia e dove i servizi pubblici faticano a tenere il passo, sta emergendo una nuova categoria sociale che funge da vero e proprio ammortizzatore sistemico: la Generazione Sandwich. Si tratta di milioni di uomini e donne che, nel pieno della propria vita produttiva, si ritrovano schiacciati tra la cura dei figli minori e l’assistenza ai genitori anziani o familiari fragili. I dati emersi dalla ricerca “Lavoro di cura domestico – Generazione Sandwich”, realizzata da Ipsos Doxa per Nuova Collaborazione (Associazione nazionale datori di lavoro domestico), dipingono il ritratto di un Paese dove il welfare non è più un servizio garantito dallo Stato, ma un carico che grava quasi interamente sulle spalle delle famiglie.

L’identikit: chi sono i “sandwich” d’Italia

Oggi, il 15% degli italiani appartiene a questa fascia sociale. Non si tratta di una categoria marginale, bensì del cuore pulsante del sistema produttivo: l’età media è di 45 anni, con una concentrazione massima nella fascia tra i 35 e i 54 anni. Sono persone altamente qualificate e inserite nel mercato del lavoro: il 61% lavora a tempo pieno, il 67% vive in nuclei bi-reddito e quasi un terzo è in possesso di una laurea.

Questi cittadini rappresentano una sorta di “welfare familiare sostitutivo” che compensa quotidianamente le carenze dei servizi territoriali attraverso un enorme lavoro invisibile di organizzazione e presenza. Per il 77% degli italiani, infatti, è ormai assodato che sia la famiglia il principale soggetto a occuparsi concretamente della cura, lasciando al mercato privato, allo Stato e al volontariato un ruolo decisamente secondario.

Il costo economico: una voce strutturale nel bilancio

La cura non è solo un impegno emotivo, ma una spesa fissa che incide profondamente sul reddito disponibile. Il 74% della Generazione Sandwich sostiene spese per servizi di assistenza ai minori fuori dall’orario scolastico (babysitter, doposcuola, centri estivi). Per quasi la metà di loro (46%), queste uscite sono continuative e regolari durante tutto l’anno.

In questo contesto, il lavoro domestico emerge come una necessità imprescindibile ma difficile da regolarizzare. L’89% degli italiani riconosce che il lavoro irregolare nel settore sia un fenomeno strutturale, ma il 60% indica anche nel costo eccessivo del contratto regolare il principale ostacolo all’emersione. Nonostante ciò, esiste una domanda di qualità: il 62% degli intervistati sarebbe disposto a pagare di più per operatori qualificati e certificati.

Il conflitto con il lavoro e la penalizzazione di genere

Il doppio carico assistenziale sta trasformando radicalmente la partecipazione al mercato del lavoro. Nell’ultimo trimestre, gli impegni di cura hanno interferito con l’attività professionale nel 51% dei casi totali, quota che schizza al 65% tra chi appartiene alla Generazione Sandwich. Le conseguenze sono concrete: il 56% di questa generazione ha dovuto ridurre o sospendere il lavoro almeno occasionalmente.

Il prezzo più alto, tuttavia, continua a essere pagato dalle donne. La ricerca conferma una forte asimmetria di genere: il 68% delle donne “sandwich” dichiara difficoltà frequenti nella gestione dei figli, subendo rallentamenti di carriera, part-time involontari e, in casi estremi, l’uscita definitiva dal mondo del lavoro. È un fenomeno che alimenta le disuguaglianze e colpisce proprio quella fascia di popolazione che dovrebbe essere il motore della crescita economica.

Stress mentale e isolamento: i numeri di un’emergenza psicologica

Oltre ai costi monetari, emerge un allarmante costo psicologico. Il 92% degli italiani denuncia come la gestione della cura generi un forte stress mentale. Nella Generazione Sandwich, il 67% si sente sopraffatto dagli impegni e il 72% lamenta una drastica riduzione del tempo personale.

Questo sovraccarico si riflette nel livello di benessere percepito, che per questa categoria è di 6,8, sensibilmente inferiore alla media nazionale di 7,1. La mancanza di supporto pubblico è evidente: appena il 7% dei caregiver riceve supporto dai servizi domiciliari pubblici, costringendo il 73% dei familiari a fare affidamento sulla prossimità fisica (vivere entro 30 minuti dalla persona assistita) per poter gestire le emergenze.

Una sfida per il futuro del Paese

La pressione è tale che l’80% dei membri di questa generazione deve rinunciare o posticipare impegni personali, ricorrendo all’aiuto di parenti (69%) o amici (36%) per far quadrare i conti della quotidianità. In alcune zone, come il Centro Italia, gli imprevisti legati alla cura sono considerati un problema “molto frequente” dal 44% del campione, mentre nel Nord Est il conflitto tra cura e lavoro raggiunge punte del 47%,.

Il futuro appare altrettanto incerto: l’82% della Generazione Sandwich (contro il 77% della media nazionale) teme di aver bisogno di assistenza in futuro, percependo la fragilità del sistema attuale.

Come sottolineato da Alfredo Savia, Presidente di Nuova Collaborazione, il lavoro di cura non può più restare una questione privata. È necessario un riconoscimento istituzionale che lo trasformi in una vera infrastruttura sociale del Paese, affinché le famiglie non vengano lasciate sole a sostenere un peso che, per molti, sta diventando insostenibile.

Welfare

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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