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Esiste l’anima gemella? La scienza svela il mistero del “vero amore”

Dalle antiche leggende di Platone agli algoritmi delle app di incontri, l’umanità è da sempre ossessionata dalla ricerca della “persona giusta”, la cosiddetta “metà della mela”. Ma esiste davvero questa anima gemella? E soprattutto, la chiave per un legame duraturo risiede nel fato o nella nostra mentalità? Vediamo cosa dice la scienza.

Il mito greco

Il mito della metà mancante per il successo di una relazione di coppia nasce nell’antica Grecia. Platone narrava di esseri originariamente completi che Zeus, per timore della loro potenza, divise in due, condannandoli a vagare per l’eternità alla ricerca del pezzo mancante. Questa visione poetica è stata alimentata nei secoli dai racconti medievali sull’amor cortese, dai drammi shakespeariani e, infine, dall’industria di Hollywood, consolidando il concetto di un amore predestinato e perfetto.

Secondo esperti internazionali consultati dalla Bbc, questa visione può trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Jason Carroll, professore di studi sulla famiglia, presso la United States Brigham Young University, a Provo, nello Stato dello Utah, parla apertamente di una “trappola dell’anima gemella”. Le sue ricerche hanno distinto chi possiede “convinzioni di destino”, e cioè l’idea che un rapporto debba essere privo di sforzo se è quello giusto, e chi ha “convinzioni di crescita”, basate sull’idea che l’amore si costruisca con l’impegno.

I dati parlano chiaro: chi crede nel destino tende ad arrendersi più facilmente di fronte alle prime difficoltà, dubitando della compatibilità col partner al primo litigio. Al contrario, chi vede la relazione come un percorso di crescita mostra una maggiore resilienza e una volontà superiore nel superare i momenti critici.

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Il ruolo della “chimica”

Ma cosa accade quando sentiamo la famosa “scintilla”? La love coach londinese Vicki Pavitt avverte che quella chimica travolgente non è sempre un buon segno. In alcuni casi, ciò che scambiamo per destino è in realtà un “legame da trauma”: il nostro sistema nervoso riconosce schemi familiari, a volte anche tossici, scambiando l’ansia per attrazione.

E anche la biologia gioca la sua parte. Alcuni studi suggeriscono che persino i contraccettivi ormonali possano influenzare la scelta del partner, alterando la percezione della chimica di coppia nel tempo. Una ricerca condotta su 365 coppie eterosessuali ha rilevato che la soddisfazione sessuale delle donne era maggiore quando il loro attuale stato contraccettivo corrispondeva a quello in cui avevano scelto il partner per la prima volta, ma al cambiamento nell’uso del contraccettivo corrispondeva un cambiamento nel modo in cui veniva percepito il partner.

Una questione di probabilità

Se chimica e biologia possono alterare nel tempo la scelta del partner, allora diventa più difficile sostenere che esista un’unica corrispondenza preordinata: ed è qui che entrano in gioco i matematici. Secondo l’economista Greg Leo, della Vanderbilt University di Nashville, in Tennessee, non esiste un’unica anima gemella per ciascuno, ma potenzialmente molteplici partner con cui potremmo essere felicemente compatibili.

Nel suo articolo “Matching Soulmates” pubblicato sul Journal of Public Economic Theory, lo studioso col suo team propone un algoritmo di abbinamento iterato per individuare coalizioni o coppie stabili, reciprocamente preferite e ad alta efficienza. Il modello identifica le “anime gemelle di primo ordine”, alias la prima scelta, e poi le rimuove dal gruppo e ripete ricorsivamente il processo, garantendo un abbinamento stabile e compatibile con gli altri, dimostrando che, a lungo andare, le probabilità di legarsi a persone possono essere soggette a diversi fattori.

Il potere della quotidianità

Ma quando l’anima gemella non arriva, la si può “creare”? La risposta risiedere nei piccoli gesti. A spiegarlo è Jacqui Gabb, professoressa di sociologia all’Open University della Royal Charter, la quale ha creato il progetto Enduring Love, pubblicato sulla rivista Sociology nel 2015. La professoressa ha intervistato circa 5.000 persone e poi ha seguito 50 coppie con indagini forensi, a volte invasive, combinando statistiche con diari, interviste e “mappe emotive” di ciò che accadeva in casa. Alla domanda: “Cosa ti fa sentire apprezzato?”, le risposte erano “regali a sorpresa”, “gesti premurosi” e “la gentilezza di una tazza di tè a letto”. A fare la differenza erano, quindi, gli “atti quotidiani di attenzione”.

Nel suo sondaggio, il 22% delle madri e il 20% delle donne senza figli hanno indicato questi piccoli gesti come una delle cose che le facevano sentire più apprezzate e felici.

In conclusione, la scienza suggerisce un paradosso affascinante: le coppie che vivono un amore che sembra “scritto nelle stelle” sono spesso quelle che hanno smesso di aspettare il destino. Sono persone che hanno guardato il partner, con tutti i suoi difetti, e hanno deciso, giorno dopo giorno, di costruire insieme qualcosa di unico.

 

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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