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Crisi demografica in India, perché il Sud ora paga le donne per fare più figli

Per decenni l’India è stata descritta come un Paese sull’orlo del collasso per l’eccesso di popolazione, una nazione che ha cercato in ogni modo di convincere, a volte costringere, i propri cittadini a fare meno figli. Oggi, però, lo scenario si è ribaltato: in un’analisi pubblicata da Bloomberg, l’editorialista Mihir Sharma rivela come il Sud dell’India stia affrontando una crisi demografica che ricorda da vicino quella europea, spingendo i politici locali a misure drastiche per evitare l’estinzione politica ed economica.

Il bonus per il terzo figlio

Il caso più eclatante è quello dell’Andhra Pradesh, uno stato del sud guidato da Chandrababu Naidu. Il governo locale ha annunciato che pagherà alle donne 25.000 rupie (circa 250 euro) per la nascita di un terzo figlio. Oltre all’incentivo in denaro, il piano prevede congedi di maternità più lunghi e l’estensione del periodo di istruzione gratuita per i bambini.

Si tratta di una svolta epocale per una classe politica che fino a pochi anni fa considerava la crescita demografica un’emergenza nazionale da contenere con ogni mezzo.

Il “gelo demografico” indiano

Per comprendere l’allarme dei leader indiani, bisogna guardare al tasso di fecondità totale, cioè il numero medio di figli che una donna ha nell’arco della sua vita. Un dato che si compone di:

  • Tasso di sostituzione: per mantenere una popolazione stabile nel tempo, questo valore dovrebbe essere di circa 2,1 figli per donna.
  • La situazione al Sud: in regioni come Andhra Pradesh, il tasso è crollato a 1,5, un livello simile a quello di Paesi come l’Italia o l’Ungheria.
  • Il record negativo del Bengala: nelle aree urbane del Bengala, inclusa la metropoli di Calcutta, il dato scende addirittura a 1,1, un valore inferiore persino a quello del Giappone, nazione simbolo dell’invecchiamento mondiale.

Se il tasso non risale, la popolazione in età lavorativa inizierà a diminuire, portando a una stagnazione economica inevitabile.

La paura dell’irrilevanza politica

Ma la vera preoccupazione di Naidu e dei suoi colleghi non è solo economica; è soprattutto politica. L’India è divisa in due: un Sud e un Est più ricchi, istruiti e con poche nascite, e un Nord più povero che continua a crescere rapidamente.

Secondo le proiezioni ufficiali, mentre la popolazione dell’Andhra Pradesh rimarrà ferma a circa 50 milioni di abitanti, due soli stati del Nord, Uttar Pradesh e Bihar, passeranno da 300 milioni a quasi 420 milioni di persone.

In una democrazia parlamentare dove i seggi dovrebbero essere ripartiti in base al numero di abitanti, questo squilibrio è preoccupante. Se si aggiornassero oggi i collegi elettorali, stati come il Tamil Nadu potrebbero perdere oltre 10 seggi, consegnando di fatto il controllo totale del Paese al Nord. Il Sud teme quindi di finire “eclissato” politicamente da popolazioni con cui sente di avere poco in comune dal punto di vista culturale e linguistico.

“Pagare le donne per avere più figli non funzionerà”, l’analisi del The Economist

Perché i bonus potrebbero non bastare

Incentivi come 250 euro, cifra non così bassa in India, si aggiunge a quelle politiche pro-natalità che in altri Stati hanno dimostrato che raramente funzionano. Mihir Sharma cita, infatti, l’esempio dell’Ungheria di Viktor Orban, che nonostante ingenti investimenti non è riuscito a invertire il declino demografico.

Il paradosso è che il calo delle nascite è proprio il risultato del successo del Sud dell’India. Fattori come l’istruzione, l’urbanizzazione e l’emancipazione femminile, obiettivi perseguiti per decenni, sono gli stessi che spingono naturalmente le donne a fare meno figli e a gestire la maternità secondo i propri tempi, non quelli dettati dalla politica.

L’India si trova dunque a gestire un’inversione di rotta rapidissima: dalla paura della “bomba demografica” alla necessità di sussidiare la fecondità in appena dieci anni. È una sfida inedita per la democrazia più grande del mondo, che dovrà adattarsi a un futuro dove i numeri non sono più dalla parte di chi produce innovazione e ricchezza.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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