CASTAGNETO CARDUCCI – Cinque giorni di laboratori, testimonianze e attività dedicati alla legalità, alla dignità del lavoro e alla vita di comunità. Dal 7 all’11 settembre il Capannone “Enzo Chioini” di via IV Novembre a Donoratico ha ospitato il primo campo di Libera “Lavoro, dignità e bellezza”, organizzato dal Presidio Libera Rossella Casini di Castagneto Carducci-San Vincenzo insieme all’Associazione San Bernardo Abate e alla Cooperativa Convoi.
Dieci i partecipanti al campo E!State Liberi, per la maggior parte minorenni provenienti dal Nord Italia, mentre alcuni di loro provengono da Paesi più lontani, come Sierra Leone, Senegal ed Egitto. Durante i cinque giorni le loro storie si sono intrecciate con quelle dei testimoni intervenuti negli incontri di formazione e con le persone che ogni giorno vivono e animano il Capannone.
Il campo, inserito nell’esperienza di E!State Liberi, ha avuto come punto di riferimento il Capannone “Enzo Chioini” di via 4 Novembre a Donoratico. Qui sono arrivati dieci partecipanti, per la maggior parte minorenni provenienti dal Nord Italia. Alcuni di loro hanno alle spalle percorsi che partono da molto più lontano, dal Sierra Leone, dal Senegal e dall’Egitto.
Durante le giornate trascorse al Capannone, le loro esperienze si sono intrecciate con quelle dei testimoni invitati per gli incontri di formazione e con le persone che quotidianamente vivono questo spazio. Il Capannone è infatti un luogo nel quale vengono portate avanti attività per garantire cibo e vestiti alle persone che ne hanno bisogno, ma anche laboratori e percorsi che puntano alla costruzione di nuove opportunità.
Tra gli incontri che hanno scandito il campo c’è stato quello con Maria Luisa Rovetta, che ha raccontato ai partecipanti la propria esperienza personale e cosa abbia significato crescere in una famiglia segnata dall’uccisione del padre per mano della mafia.
Il suo racconto è diventato il punto di partenza per un confronto sul significato dell’essere cittadini liberi. All’incontro hanno partecipato anche i ragazzi e gli educatori di Bella Storia Convoi, che hanno rivolto a Rovetta domande anche complesse e personali. Tra gli argomenti affrontati è emerso quello del perdono, sul quale si è sviluppato il confronto con i giovani presenti.
Il tema della legalità è stato affrontato anche attraverso l’economia e l’utilizzo del denaro. Aldo Soldi e Mauro Danza, rispettivamente presidente e funzionario di Banca Etica, hanno presentato ai ragazzi un modello di finanza basato sulla scelta dei progetti da sostenere e sulla trasparenza dei finanziamenti.
Durante l’incontro è stato spiegato anche come Banca Etica abbia scelto di escludere dal proprio finanziamento determinate tipologie di imprese, a partire da quelle impegnate nella produzione di armi.
Un modo per mostrare ai partecipanti come anche le decisioni economiche e finanziarie possano essere legate a una precisa idea di società e alle conseguenze che gli investimenti producono sulle persone e sui territori.
Dal mondo della finanza il campo è passato poi a quello del lavoro e dei suoi diritti. A raccontarlo sono stati Samba Seydi e Nicolò Cortorillo, segretario provinciale della Flai Cgil.
Al centro dell’incontro l’esperienza di sfruttamento subita da Seydi nell’ambito di un caso di caporalato nel settore marittimo a Livorno e il successivo procedimento giudiziario, arrivato alla condanna del responsabile.
La sua testimonianza ha permesso di affrontare con i ragazzi il tema dello sfruttamento lavorativo, ma il confronto si è allargato anche alle storie e ai percorsi attraverso i quali alcuni giovani sono arrivati in Italia.
Uno degli incontri è stato dedicato direttamente all’evoluzione delle organizzazioni mafiose. Al Capannone è intervenuto Luca Tescaroli, procuratore capo della Repubblica a Prato, che ha ripercorso oltre trent’anni di indagini e processi.
Il racconto è partito dalla stagione delle stragi, da Capaci agli attentati di Roma, Milano e Firenze, per arrivare alle trasformazioni più recenti della criminalità organizzata.
Tescaroli ha parlato ai giovani di mafie capaci di muoversi attraverso nuovi strumenti finanziari, bitcoin, investimenti e transazioni internazionali, ma anche di fenomeni di sfruttamento che continuano a coinvolgere lavoratori stranieri.
L’attenzione si è concentrata in particolare sul distretto industriale di Prato, dove il procuratore ha descritto una realtà nella quale lo sfruttamento di migliaia di lavoratori stranieri e “invisibili” finisce, secondo quanto spiegato durante l’incontro, anche per danneggiare le imprese sane del territorio.
Il campo di Libera, però, non si è svolto soltanto nel salone del Capannone e non è stato costruito esclusivamente attraverso testimonianze e momenti di formazione.
Una parte centrale dell’esperienza è stata dedicata al fare insieme. Con i volontari del Presidio e un’artista della Cooperativa Convoi, i ragazzi hanno lavorato per trasformare alcuni vecchi pancali in panchine destinate al Capannone. Con i giovani del laboratorio Bella Storia Convoi hanno invece imparato come vengono realizzati i gadget personalizzati.
Ci sono stati poi i momenti trascorsi in cucina con i volontari e le volontarie dell’Associazione San Bernardo Abate e la preparazione dei toast insieme a Tipe Toste.
Attività semplici, ma che per gli organizzatori rappresentano una parte essenziale del significato del campo: sperimentare concretamente collaborazione, condivisione del lavoro e vita di comunità.
“Al Capannone a Donoratico la comunità trae il bene dal singolo ed il singolo trae il bene dalla comunità“, ha raccontato Giovanni durante il momento conclusivo di restituzione dell’esperienza.
Le giornate hanno permesso ai partecipanti anche di conoscere il territorio. Con il pulmino messo a disposizione dalla Misericordia, il gruppo è andato al mare e a Bolgheri, dove i ragazzi hanno recitato Davanti San Guido.
Il programma ha compreso anche la visita al Borgo del Cuore a Castagneto Carducci e una cena condivisa alla Tana del Drago.
Esperienze diverse che hanno accompagnato gli incontri sui temi della legalità, con l’obiettivo di far conoscere ai partecipanti non soltanto le realtà associative coinvolte nel campo, ma anche i luoghi e le comunità della zona.
La realizzazione della prima edizione è stata resa possibile anche grazie ai contributi della Cooperativa Terre dell’Etruria, della Sezione Soci Coop di Unicoop Etruria e di alcuni cittadini.
Alla fine dell’esperienza sono state proprio le parole dei ragazzi a riassumere il significato attribuito alle giornate trascorse a Donoratico.
“Al Campo a Donoratico abbiamo capito che la libertà non è soltanto qualcosa da difendere, ma da costruire insieme facendo comunità e la legalità non è un semplice rispettare le regole, ma costruire una società in cui ogni persona possa vivere, lavorare e sognare con dignità”, ha raccontato Pietro.
Una riflessione che racchiude i diversi temi attraversati dal primo campo “Lavoro, dignità e bellezza”: dalla memoria delle vittime di mafia alla finanza etica, dallo sfruttamento dei lavoratori alle trasformazioni della criminalità organizzata, fino alla quotidianità condivisa al Capannone.
Il primo campo di Libera a Donoratico si è così concluso mettendo insieme formazione ed esperienza concreta: non soltanto parlare di legalità e dignità, ma provare a tradurre quei concetti nelle relazioni, nel lavoro e nelle attività costruite insieme.



