Livorno, occupazione al liceo Enriques, 98 insegnanti con gli studenti: “No alla repressione”

I docenti firmatari ritengono condivisibili molte istanze della protesta e chiedono alle istituzioni di aprire il dialogo, senza affrontare le mobilitazioni pacifiche come questione di ordine pubblico

LIVORNO – Sono 98 tra docenti, lavoratrici e lavoratori del liceo scientifico Federigo Enriques di Livorno a prendere posizione sull’occupazione studentesca in corso nell’istituto. Nel documento i firmatari dichiarano di prendere atto “della volontà delle studentesse e degli studenti di rivendicare nei fatti il diritto alla protesta per esprimere il proprio dissenso rispetto a una serie di politiche sociali e scolastiche”. Un diritto che, sottolineano, “è messo in discussione dalle azioni repressive attuate di recente contro alcuni cortei studenteschi e, proprio nei giorni scorsi, all’istituto tecnico agrario di Firenze”.

Gli insegnanti si dicono vicini ai contenuti della protesta. “Riteniamo che molte delle istanze indicate dagli studenti come motivi dell’azione siano condivisibili – scrivono – poiché consistono in misure o situazioni che ledono la scuola pubblica, luogo di creazione di quella capacità critica che permette di leggere il presente, che così viene indebolita, luogo di costruzione di coscienza civica, che così viene annichilita, luogo di quotidiana realizzazione dei valori della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, che così viene colpita”.

Sul metodo scelto dai ragazzi i firmatari non entrano nel merito, ma fissano un limite. “Non entriamo nel merito della modalità di lotta da loro scelta – precisano – ma riteniamo che, quali che siano le nostre idee rispetto a ciò, in nessun caso la via repressiva possa essere quella da intraprendere”.

Il richiamo è al ruolo educativo della scuola. “Insegniamo la cittadinanza attiva, che prevede anche il dissenso e la possibilità che la sua espressione avvenga in forme diverse da quelle che avremmo desiderato – ricordano – Formiamo alla legalità, perché si capisca il valore delle leggi nella vita della collettività e non perché queste ultime vengano viste solo come limiti o minacce. La scuola è una comunità educativa al cui interno anche le tensioni e i conflitti devono essere gestiti col dialogo, non con la minaccia e la repressione, perché queste davvero rappresenterebbero una grave interruzione del dialogo educativo”.

L’appello si chiude con la disponibilità al confronto. “Restiamo dunque disponibili al confronto con la componente studentesca e invitiamo tutte le istituzioni a fare lo stesso – concludono – essendo fermamente convinti che le pacifiche mobilitazioni di protesta, siano esse di lavoratori o di studenti, non devono mai essere trattate come un problema di ordine pubblico”.

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