Livorno in sciopero contro guerra, riarmo e carovita: porto presidiato e corteo dalle 9 in città

La mobilitazione è iniziata all’alba nelle aree portuali. Usb Livorno Mare e Porti e Gap aderiscono allo sciopero generale nazionale anche contro la movimentazione di materiale militare

LIVORNO – È iniziata dalle prime ore del mattino la giornata di sciopero generale che coinvolge anche Livorno.

Dalle 6 lavoratori portuali e attivisti di Usn Livorno Mare e Porti e del Gap, Gruppo Autonomo Portuali, sono presenti nelle aree di Ponte Genova, Tdt e varco Zara, nell’ambito di una mobilitazione che unisce rivendicazioni sociali e protesta contro guerra e riarmo.

Lo sciopero generale nazionale proclamato da Usb riguarda infatti settori pubblici e privati ed è stato convocato con una piattaforma che mette insieme aumento di salari e pensioni, contrasto al carovita, difesa dei servizi pubblici e opposizione all’aumento della spesa militare. Lo slogan scelto dal sindacato è Abbassate le armi, alzate i salari.

A Livorno il porto è al centro della protesta

Nel capoluogo labronico la mobilitazione assume una connotazione particolare per il ruolo dello scalo.

Usb e Gap contestano da tempo l’utilizzo delle infrastrutture portuali per il transito e la movimentazione di materiale militare e chiedono una moratoria sul passaggio di armi attraverso il porto di Livorno. La protesta di oggi si inserisce anche in una giornata internazionale di mobilitazione dei lavoratori portuali, con iniziative coordinate in più scali europei e mediterranei.

Alle 9 la manifestazione in città

Dopo i presidi dell’alba, la mobilitazione si sposterà in centro.

Il concentramento è fissato alle 9 in piazza Cavour, da dove partirà la manifestazione cittadina alla quale confluiranno portuali, lavoratori e altre realtà aderenti allo sciopero generale.

È annunciata anche la presenza di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati.

Gli organizzatori prevedono una partecipazione ampia, ma al momento non sono disponibili stime ufficiali attendibili sul numero complessivo dei manifestanti.

Salari, servizi e spesa militare

La protesta non riguarda quindi soltanto il porto.

Al centro della piattaforma nazionale ci sono anche la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori, il costo della vita e la richiesta di maggiori risorse per sanità, pensioni e servizi pubblici.

Secondo Usb, l’aumento della spesa militare rischia di comprimere ulteriormente le risorse destinate alle politiche sociali e ai redditi. È proprio su questo collegamento tra riarmo e condizioni economiche dei lavoratori che il sindacato ha costruito la mobilitazione del 30 ottobre.
A Livorno, tuttavia, il porto resta il simbolo più visibile della protesta.

Dopo i presidi delle prime ore, l’attenzione si concentra ora sul corteo di piazza Cavour e sulla partecipazione che la manifestazione riuscirà a raccogliere nel corso della mattinata.

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