LIVORNO – Prima sono arrivate le poesie, poi le basi rap. Dopo sono venuti Milano, i palchi, i contest, gli incontri con alcuni dei nomi della scena italiana. Ma per Giacomo Cioni, 36 anni, il punto di arrivo, o forse il vero punto di partenza, è tornato a essere Livorno.
È qui che oggi ha deciso di concentrare il suo progetto musicale. Ed è proprio alla sua città che ha dedicato LIVORNO, il nuovo brano nel quale ironia, espressioni popolari e immagini quotidiane diventano un piccolo ritratto collettivo dei livornesi.
La musica entra nella vita di Cioni molto presto. A 16-17 anni scrive già poesie, ma ancora non pensa di trasformarle in canzoni. A cambiare le cose è un amico che all’epoca scrive rap. “Mi fece ascoltare alcuni suoi brani e io iniziai a suggerirgli delle modifiche. A un certo punto mi disse: ‘Perché non scrivi i tuoi?’. Mi portò un cd con delle basi e da lì non sono più riuscito a vivere senza scrivere”.
La poesia incontra così il ritmo e la scrittura diventa musica. Arrivano i primi gruppi a Livorno e, qualche anno dopo, la decisione di provare a fare sul serio.
Intorno ai 23-24 anni Cioni si trasferisce a Milano, che considera allora il luogo giusto per entrare nel mondo della musica e costruire una rete di contatti. Accumula esperienze dal vivo e frequenta più da vicino l’ambiente rap. Racconta di aver aperto concerti e condiviso serate con artisti come Guè, Emis Killa, Marracash e Fred De Palma.
Proprio lontano da Livorno, però, emerge una delle caratteristiche della sua musica. Il modo di scrivere e l’accento toscano risultano diversi rispetto a ciò che incontra nell’ambiente milanese. Quella provenienza apparentemente periferica rispetto al centro dell’industria musicale comincia a diventare un elemento distintivo.
Poi arriva una svolta personale: nasce sua figlia e Cioni sceglie di tornare a Livorno per poterle stare vicino.
Nel 2016 arriva quasi per caso il primo grande riscontro legato alla città. Cioni registra una risposta ironica a un altro rapper che aveva parlato dell’assenza di una scena rap livornese. Un brano scritto rapidamente e pensato inizialmente come una provocazione scherzosa.
Il risultato supera le aspettative. Cioni racconta di aver pubblicato il video su Facebook la sera e di essersi svegliato il giorno successivo trovandolo già intorno alle 250mila visualizzazioni. Nel tempo, sostiene, il contenuto avrebbe sfiorato i due milioni.
Da lì arrivano anche numerose date dal vivo, ma Cioni decide di non seguire fino in fondo quel filone. Provenendo dalla poesia, sente di voler scrivere testi più introspettivi e considera quella musica ironica troppo distante dall’immagine che aveva costruito di sé. Oggi riconosce che forse proprio lì c’era già qualcosa che non aveva ancora messo a fuoco.
Negli anni successivi partecipa alle selezioni di X Factor e poi a un contest di Radio Deejay, che racconta di aver vinto, ottenendo il passaggio del proprio brano sull’emittente e su Deejay TV.
Da quell’esperienza arriva un consiglio che gli resta impresso: invece di cercare continuamente di conquistare Milano, provare prima a conquistare il proprio territorio. “Mi disse: torna nella tua zona, conquista la tua zona. Se riesci a creare qualcosa che viene riconosciuto dalla tua gente, poi può espandersi da solo”.
È da quella riflessione che nasce, anni dopo, il ritorno consapevole a Livorno. Cioni recupera ciò che aveva funzionato nel 2016: ironia, linguaggio quotidiano e identità livornese. Questa volta, però, non come episodio isolato, ma come progetto.
Alla base c’è anche un cambiamento nel suo modo di intendere la musica. Dopo anni trascorsi a cercare soprattutto profondità e introspezione, oggi rivendica il valore della leggerezza. “Quando ascolti un brano devi poter stare bene. In quei due o tre minuti voglio che una persona riesca a staccare dai propri pensieri”.
Ed è da questa idea che nasce LIVORNO.
Il brano mette insieme molti elementi dell’immaginario cittadino: il 5 e 5, il porto e i portuali, le infradito, il mare, Shangai, i soprannomi, la rivalità con Pisa, il modo di parlare e di prendersi in giro.
L’obiettivo, spiega Cioni, era creare qualcosa nel quale potessero riconoscersi generazioni molto diverse, dal bambino che comincia ad ascoltare musica fino al livornese di ottant’anni. Non una rappresentazione patinata della città, ma una Livorno popolare, esagerata e ironica, raccontata attraverso frasi e abitudini che per chi ci vive fanno parte della normalità.
La risposta, racconta, è arrivata proprio dai livornesi. Cioni dice di essere fermato per strada, nei negozi e perfino nel proprio condominio da persone che hanno visto i video sui social o ascoltato il brano. Era ciò che cercava: costruire prima di tutto un rapporto con la propria città.
Un altro momento importante è stato il concerto al Teatro Goldoni, esperienza che considera una conferma della scelta di non cercare necessariamente altrove il proprio spazio. “Lì ho rafforzato ancora di più questa convinzione: non devo andare via. Devo riuscire a costruire qualcosa qui”.
LIVORNO, infatti, non resterà un episodio isolato. Cioni anticipa di avere già pronto un nuovo singolo da solista dedicato a Igor Protti, figura legata alla storia amaranto e all’identità cittadina. Il videoclip è ancora in costruzione e l’intenzione è coinvolgere anche l’ambiente della curva.
C’è poi un altro brano in lavorazione, che partirà da una frase che a Livorno si sente spesso: “A Livorno non c’è nulla da fare“. Una lamentela trasversale alle generazioni che Cioni vuole trasformare ancora una volta in una canzone ironica.
Intorno a lui, racconta, oggi esiste anche una scena rap cittadina più viva rispetto a quando aveva iniziato. Per Cioni è importante soprattutto il rapporto tra musicisti: ascoltarsi, scambiarsi critiche, creare occasioni comuni e portare, quando possibile, altri artisti sui palchi che riesce a raggiungere.
Tra i prossimi appuntamenti c’è anche una data al The Cage, insieme ad altri nomi della scena cittadina. Parallelamente sta lavorando a nuovi brani e a un progetto editoriale musicale che potrebbe portare le tracce anche in altri contesti, dalle playlist alle produzioni audiovisive.
Dopo anni trascorsi a cercare spazio anche fuori, Cioni ha scelto quindi di ripartire proprio da Livorno: dal suo accento, dalla sua ironia e da quelle espressioni quotidiane nelle quali la città continua a riconoscersi.


