A Livorno torna Racconti di Altre Danze: 15 eventi tra piazze, musei e l’inclusione nei quartieri

Dal format "Danze di Cortile" alle produzioni internazionali, l'iniziativa si conferma uno dei punti di riferimento culturali della città toscana

LIVORNO – Presentata a Livorno la decima edizione del festival Racconti di Altre Danze, rassegna dedicata alla danza contemporanea d’autore e di ricerca che animerà la città dal 28 settembre al 25 ottobre 2026. Il cartellone, che si compone di quindici eventi complessivi, ingloba anche il quinto appuntamento consecutivo con Danze di Cortile. L’iniziativa, promossa e organizzata da Atelier delle Arti Aps sotto la direzione artistica di Chelo Zoppi ed Elena Giannotti, si pone l’obiettivo di intrecciare formazione, ricerca artistica e valorizzazione del territorio

Ad aprire la manifestazione sarà proprio il format Danze di Cortile, pensato per portare l’arte performativa negli spazi urbani quotidiani con eventi a ingresso libero. Lunedì 28 settembre, i danzatori si esibiranno in un doppio appuntamento nei quartieri nord della città: alle 17,00 alla Guglia e alle 18,15 a Shangai. Per l’occasione, l’organizzazione ha invitato i partecipanti a presentarsi vestiti di bianco come segno di pace, puntando su un coinvolgimento spontaneo e trasversale della cittadinanza. Il giorno seguente, martedì 29 settembre alle 18,15, la rassegna si sposterà in Piazza Garibaldi per una composizione estemporanea. Questo evento unirà i movimenti del collettivo di danza alla musica dal vivo e alle arti visive, grazie alla partecipazione attiva degli studenti dei corsi di pittura locali.

La sezione principale, Racconti di Altre Danze, si svilupperà invece su tre fine settimana, con appuntamenti a pagamento concentrati prevalentemente negli spazi dell’Atelier in via Masini. L’inaugurazione è fissata per venerdì 9 ottobre alle 21,00 con due set di improvvisazione che vedranno protagonisti artisti livornesi, tra cui Asia Pucci e Claudia Caldarano. Domenica 11 ottobre alle 18,30 il palco accoglierà la produzione internazionale Cloud Study del coreografo John Scott, supportata da Culture Ireland, con l’esibizione di una ballerina palestinese-irlandese e di un danzatore irlandese-nigeriano.

Un passaggio centrale per il progetto di inclusione sociale del festival è previsto per sabato 17 ottobre al Museo Fattori. Dalle 16,30, la struttura ospiterà L’ora del tè dal rito all’amicizia, una performance curata da Chelo Zoppi e nata dalla collaborazione con gli ospiti della casa famiglia Oami di Borgo San Jacopo. Il direttore della struttura, Piergiorgio, ha evidenziato come la disciplina del corpo richiesta da quest’arte si traduca in un’opportunità per liberare energie e generare un vero e proprio ‘welfare culturale’. L’ultimo fine settimana chiuderà il cerchio sabato 24 ottobre con l’opera Breathing Room di Salvo Lombardo e domenica 25 ottobre con le performance conclusive di Max Barachini e Vincent Giampino.

Il festival è sostenuto da Regione Toscana, Comune di Livorno e Fondazione Livorno. Proprio sul fronte del supporto strutturale si è concentrato il dibattito durante la conferenza stampa. Le direttrici artistiche hanno rimarcato l’esigenza di reperire nuovi ambienti stabili per permettere alle compagnie di operare in modo continuativo. In risposta, il presidente della Fondazione Livorno, Luciano Barsotti, ha annunciato l’intenzione di avviare entro la fine dell’anno i lavori di riqualificazione dei magazzini storici situati nel quartiere Venezia, con l’obiettivo di renderli fruibili anche per le arti performative. Sull’impatto della rassegna è intervenuta infine l’assessora alla Cultura, Angela Rafanelli: “La cultura non è quella cosa che si vede, a cui si assiste, ma diventa veramente lo strumento che ti fa vedere la città, ti fa incontrare anche le persone in modo diverso”.

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