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Orti di via Goito a Livorno: il torcicollo rischia l’estinzione

Le mire edilizie sull'area verde di Livorno minacciano l'ecosistema mentre la Lipu denuncia il rapido declino delle specie protette

LIVORNO – Gli Orti di via Goito a Livorno rappresentano oggi l’ultima testimonianza significativa di campagna inglobata nel tessuto urbano cittadino. Con una superficie di circa sei ettari, paragonabile a quella della Villa Fabbricotti, quest’area si caratterizza per una tipologia di verde informale con boschetti di alberi e arbusti, siepi, rampicanti, spazi incolti con piante spontanee e piccoli appezzamenti coltivati. La Lipu monitora la zona da oltre dieci anni, rilevando nel complesso più di trentacinque specie di uccelli e ventitré specie nidificanti nell’ultimo censimento standardizzato del 2025.

Di fronte a un futuro incerto segnato da possibili interventi edilizi che potrebbero stravolgere l’assetto del terreno, l’associazione ambientalista sta realizzando una serie di schede informative per evidenziare il valore ecologico e naturalistico del sito. Al centro dell’analisi odierna c’è il torcicollo, un volatile appartenente alla famiglia dei picchi che frequenta gli ambienti agricoli tradizionali, i frutteti e le aree verdi urbane di vecchio impianto. I dati raccolti evidenziano una forte contrazione di questa specie, inserita in un trend nazionale negativo che registra un calo del 76% tra il 2000 e il 2025.

La salvaguardia dell’ambiente, la sostenibilità e il supporto alla salute pubblica attraverso i servizi ecosistemici offerti dalle aree verdi non si conciliano con la cementificazione dell’ultimo lembo di verde informale rimasto in città. Già nel maggio 2016 la Lipu e il Museo provinciale di storia naturale avevano proposto al Comune di Livorno l’istituzione di una oasi urbana per proteggere questa preziosa area naturalistica, rappresentando una scelta innovativa di cui la città avrebbe bisogno. L’associazione evidenzia come i cantieri provochino la cancellazione di alberi e cespugli, alterando e compattando irrimediabilmente il suolo e distruggendo habitat che non potranno essere compensati con tetti verdi o aree realizzate a tavolino.

La questione si inserisce inoltre in un quadro normativo ben preciso. Il decreto legislativo 8 aprile 2026, n. 80, assegna infatti ai comuni la responsabilità di attuare gli obblighi per gli ecosistemi urbani previsti dal regolamento europeo sul ripristino della natura, imponendo il mantenimento e l’incremento delle aree verdi urbane e della relativa copertura arborea in conformità alle normative sovranazionali.

© Riproduzione riservata

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