LIVORNO – Crolla la produzione e cresce la preoccupazione per la crisi del settore chimico a Livorno e nell’intero territorio provinciale. I dati sul comparto industriale non lasciano margine di dubbio: dopo aver registrato una perdita del 13% dei volumi produttivi tra il 2021 e il 2025, le stime confermano per l’anno in corso un ulteriore calo del 3% su scala nazionale. Una contrazione costante che spinge il sindacato di categoria a denunciare il passaggio da una difficoltà congiunturale a una vera e propria emergenza strutturale.
L’arretramento delle attività industriali minaccia la tenuta economica dell’intera fascia costiera, a partire dal polo strategico di Rosignano fino ad arrivare alle aziende manifatturiere presenti nel capoluogo labronico. Il ridimensionamento delle filiere produttive rischia infatti di scaricarsi direttamente sul personale dipendente e sui lavoratori delle ditte in appalto, coinvolgendo migliaia di famiglie che dal comparto ricavano il proprio sostentamento economico.
Tra le cause principali individuate dalle organizzazioni dei lavoratori figurano i costi elevati dell’energia e delle materie prime, che penalizzano le imprese europee rispetto ai competitor internazionali. A questo scenario si sommano le tensioni sulle tariffe doganali e la spinta competitiva della Cina, supportata da ingenti risorse pubbliche e standard operativi differenti. La combinazione di questi fattori ha determinato una drastica riduzione degli investimenti in nuova capacità produttiva.
Di fronte al peggioramento degli indicatori economici, il segretario generale della FILCTEM-CGIL Livorno, Stefano Santini, ha sollecitato un intervento immediato da parte delle istituzioni, dichiarando che “un posto di lavoro senza futuro ambientale è una promessa a scadenza, ma una transizione senza lavoro è soltanto un deserto dipinto di verde”. Il rappresentante sindacale ha evidenziato l’esigenza di adottare regole commerciali basate sulla reciprocità per impedire pratiche di dumping.
La posizione espressa dalla FILCTEM-CGIL si focalizza sulla necessità di sostenere la transizione ecologica senza però penalizzare il tessuto industriale locale. L’organizzazione chiede che l’imposizione di vincoli ambientali ed energetici sia affiancata da adeguate risorse finanziarie, destinate alla ricerca, all’innovazione tecnologica, alla formazione e all’ammodernamento degli impianti, evitando che il costo dei cambiamenti ricada sui lavoratori sotto forma di licenziamenti o precarizzazione.
Un messaggio chiaro viene rivolto anche al sistema delle imprese. Il sindacato evidenzia come le difficoltà dei mercati globali non debbano trasformarsi in un pretesto per ridimensionare gli organici o congelare le retribuzioni. L’eventuale erogazione di risorse o sussidi di natura pubblica, secondo le parti sociali, deve rimanere strettamente vincolata a impegni precisi sulla salvaguardia dell’occupazione e sul mantenimento dei livelli di investimento nei siti operativi.
La filiera chimica rappresenta un pilastro fondamentale per il settore manifatturiero, fornendo componenti essenziali per la produzione farmaceutica, i materiali avanzati e i dispositivi legati alle tecnologie della transizione energetica. La mancanza di misure specifiche per il comparto rischia dunque di indebolire l’intero sistema produttivo provinciale e regionale, riducendo la competitività complessiva dell’industria italiana nei confronti dei mercati esteri.
Per superare la crisi del settore chimico a Livorno, il sindacato sollecita il Governo italiano ad abbandonare gli annunci d’occasione e a definire un piano industriale di respiro nazionale. Tra le richieste avanzate rientrano la garanzia di prezzi energetici sostenibili, lo sviluppo delle infrastrutture e l’istituzione di tavoli di confronto permanenti per monitorare i piani di sviluppo aziendali. Per approfondimenti sulle vertenze in corso e le iniziative territoriali, è possibile consultare i canali ufficiali della CGIL.


