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Dalla Versilia agli Stati Uniti, Giacometti: “Torna un arbitro diverso, con un bagaglio di esperienza molto più ricco”

VIAREGGIO – Si è conclusa nei pressi di Boston la 49° edizione del Needham Memorial Day Tournament, storico torneo calcistico giovanile statunitense che ha visto la partecipazione di una delegazione dell’Associazione Italiana Arbitri nell’ambito del programma “Erasmus Arbitrale”. La spedizione, composta da quattordici direttori di gara italiani e un coach/osservatore, ha registrato una significativa presenza di arbitri provenienti dalla regione Toscana. Il torneo, riservato alle categorie dall’Under 11 all’Under 19 maschili e femminili, ha coinvolto club calcistici provenienti dagli Stati Uniti, dal Canada e dal Regno Unito.

I direttori di gara sono stati impegnati in un programma intensivo che ha previsto fino a cinque direzioni giornaliere, operando in terne miste internazionali con colleghi di diverse nazionalità, tra cui sloveni, tedeschi, britannici, irlandesi, spagnoli e francesi. Sotto il profilo tecnico, l’evento ha consentito la sperimentazione di strumentazioni quali bandierine elettroniche e sistemi di comunicazione radio interni. All’interno della delegazione toscana, Samuele Luciano Giacometti, della sezione di Viareggio, ha ottenuto l’assegnazione della direzione della Finale U14 Boys in qualità di arbitro e della Finale U13 Boys nel ruolo di assistente.

Il programma ha abbinato agli impegni sul terreno di gioco attività di mobilità culturale, tra cui la permanenza presso il campus del Franklin W. Olin College of Engineering e la visita della città di Boston. L’operato dei rappresentanti italiani ha ricevuto il formale riconoscimento da parte del Comitato Nazionale AIA per gli standard professionali espressi nel corso della manifestazione.

Al fine di analizzare gli aspetti tecnici e l’andamento di questa attività internazionale, abbiamo incontrato Samuele Luciano Giacometti presso la sede dell’Associazione Italiana Arbitri – Sezione di Viareggio “Angelo Domenici”.

Di seguito si riporta l’intervista esclusiva rilasciata alla redazione del Corriere Toscano.

La sezione AIA di Viareggio è stata grandissima protagonista in questa spedizione a Boston con ben quattro arbitri. Che effetto fa rappresentare la propria città e la propria regione in un contesto internazionale così prestigioso?

“L’effetto che fa è molto positivo e importante per quanto mi riguarda, in quanto ti responsabilizza in qualche modo; l’ho apprezzato veramente tanto ed è stato un onore poter rappresentare la mia sezione e comunque la mia parte della regione in questo ambito, quindi porto un grande orgoglio per aver fatto questa cosa“.

Il Needham Memorial Day Tournament è uno dei tornei più antichi degli Stati Uniti. Qual è stata la tua prima impressione quando sei arrivato al Campus del Franklin W. Olin College?

“La prima impressione è stata molto positiva. Quando siamo arrivati al college, abbiamo visto tanti campi, eccetera, dove poi avremmo fatto le partite del torneo; chiaramente eravamo a conoscenza del fatto che fosse un torneo veramente importante per gli Stati Uniti. Abbiamo avuto anche l’onore di conoscere il presidente degli USOfficials, Levon, che è stato veramente professionale: ci ha accolto con grande gioia e piacere all’interno dell’evento, insieme alla nostra associazione che ci ha supportato fin da subito. Quindi, è stata veramente una buona prima impressione”.

Avete diretto fino a cinque partite al giorno in terne miste, collaborando con colleghi provenienti da tutta Europa (Germania, Spagna, UK…). Come si supera la barriera linguistica in campo quando bisogna prendere decisioni in frazioni di secondo?

“La barriera linguistica, in realtà, per mia grande fortuna non è stata un problema. Devo dire che mi sono anche messo, precedentemente alle partite, a leggere chiaramente il regolamento in inglese, per avere appunto meno barriera linguistica nei momenti di enfasi della gara, proprio come dicevi, nelle frazioni di secondo. Quindi, da questo punto di vista, è stato molto positivo e molto utile, anche a livello di esperienza, per imparare a fare qualcosa in un’altra lingua. L’impatto è stato davvero ottimo e la barriera linguistica sono riuscito ad affrontarla al meglio”.

In questo torneo avete utilizzato bandierine elettroniche e sistemi di comunicazione radio (auricolari), strumenti che di solito si vedono nel calcio professionistico. Com’è stato l’impatto con questa tecnologia? Ti ha aiutato nella gestione delle gare?

“Sì, devo dire che ho avuto la fortuna di poter utilizzare tutti i sistemi, come quello di comunicazione con l’auricolare e la bandierina elettronica insieme, e sono stati veramente tanto utili. Si percepisce che, andando a lavorare con questi strumenti di comunicazione, una parte dell’arbitraggio diventa, in un certo senso, più automatica, perché ti aspetti una determinata cosa; fai un briefing per concordare anche cosa dire in auricolare o quando utilizzare la bandierina elettronica e quindi sì, chiaramente è molto utile per collaborare. A primo impatto sicuramente potevo fare qualcosa di meglio, perché è stata una prima impressione molto particolare, però sicuramente nelle gare successive, avendo la fortuna di poterli usare costantemente, è andata sempre meglio e mi sono reso conto della potenzialità di questi strumenti”.

Sei stato designato come arbitro per la finale maschile Under 14 (coadiuvato tra l’altro da Gabriele Intermite, tuo collega di Viareggio). Che emozione è stata scendere in campo per l’atto conclusivo e che tipo di calcio hai trovato rispetto a quello italiano?

“È stata una grande emozione, una grande responsabilità e un orgoglio poter fare la finale, soprattutto perché coadiuvato da un mio collega di sezione come Gabriele. Chiaramente, dal punto di vista calcistico, ho visto ragazzi molto atletici che lavoravano in maniere che ho visto fare solamente lì in America, a questo torneo, e mi ha fatto molto piacere vederlo. Il livello atletico e calcistico di ragazzi e ragazze era veramente elevato. È stata davvero una bella emozione: quando ho ricevuto la designazione per la finale sono rimasto molto contento, perché chiaramente era l’ultima partita di tutto il torneo e ci tenevo a chiudere in bellezza”.

Valentina Garoffolo del Comitato Nazionale AIA ha detto che “nessuno torna davvero uguale a prima” da un’esperienza del genere. Cosa ti porti dietro, nello zaino e nel fischietto, per la tua futura carriera arbitrale?

“Mi trovo completamente d’accordo con Valentina su questo aspetto, perché il mio bagaglio di esperienza si è arricchito tanto, soprattutto grazie alla collaborazione interna con gli arbitri provenienti da tutta Europa; hanno chiaramente attitudini, modi ed esperienze completamente diverse dalla mia. Abbiamo ruotato nei vari ruoli tra assistente e arbitro, permettendomi di vedere i loro punti di vista e i loro modi di fare, e questo sicuramente mi aiuterà tantissimo nella mia carriera arbitrale e nella mia esperienza futura”.

Davide Caruso

© Riproduzione riservata

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