FIRENZE – Ci sono anche Firenze, Livorno, Lucca e Capannori tra i fondatori della neonata Rete Italiana delle Città Circolari. L’iniziativa, presentata ufficialmente a Genova in occasione della sessione inaugurale del Circular City Forum 2026, mira a unire le forze delle amministrazioni locali italiane per accelerare la transizione verso modelli di sviluppo urbano inclusivi, resilienti e improntati alla sostenibilità.
Nel panorama delle quindici realtà nazionali che hanno aderito al progetto, promosso dal capoluogo ligure in collaborazione con Italia Circolare, spicca la particolarità del territorio lucchese. Capannori, infatti, rappresenta l’unica municipalità all’interno del network a non essere un capoluogo di provincia. La sua presenza è legata al prestigioso ruolo di progetto pilota all’interno della Circular Cities and Regions Initiative (CCRI), un programma varato dalla Commissione Europea per guidare attivamente le realtà locali verso la circolarità.
La sfida che attende i Comuni toscani e i partner nazionali parte da un quadro globale ben definito dai dati delle Nazioni Unite: le aree urbane, pur occupando meno del 3% della superficie terrestre, assorbono oggi oltre il 60% dei consumi energetici e sono responsabili di circa il 70% delle emissioni di CO2. Di fronte a una popolazione cittadina destinata a raggiungere il 68% del totale mondiale entro il 2050, il network punta a superare la frammentazione delle singole amministrazioni per costruire strategie condivise.
Governare questi complessi flussi di materia ed energia richiede un cambio di paradigma profondo. Come ha spiegato Paolo Marcesini, direttore di Italia Circolare: “Le città sono organismi vivi: consumano risorse globali, sono responsabili della maggior parte delle emissioni di CO₂ del pianeta, producono scarti, si muovono, si scaldano e si raffreddano, si alimentano, condividono, scelgono, e lo fanno seguendo ritmi sempre più intensi”. Da qui nasce l’esigenza impellente di un’azione coordinata tra i territori: “Stare in Rete è una grandissima opportunità: condividere esperienze, soluzioni e visioni consente di accelerare il cambiamento e renderlo più efficace”.
L’obiettivo politico è stato ribadito dalla sindaca di Genova, Silvia Salis, la quale ha sottolineato come il percorso miri a “fare della sostenibilità un criterio di amministrazione” che investa ogni settore, dalla pianificazione urbana alla gestione dei rifiuti, fino alla transizione energetica e all’innovazione dei servizi pubblici.
L’adesione alla rete si tradurrà nei prossimi mesi in azioni pratiche per le amministrazioni toscane coinvolte. L’agenda dei lavori prevede la stesura del Manifesto delle Città Circolari, un documento identitario che orienterà le future scelte politiche, e la creazione di una piattaforma digitale nazionale. Quest’ultima fungerà da base operativa per raccogliere e analizzare dati, monitorare le buone pratiche e facilitare l’accesso ai finanziamenti europei. Parallelamente, le città lavoreranno attraverso gruppi tematici, stringendo collaborazioni con università, centri di ricerca e imprese, con l’obiettivo di rendere i cittadini i veri protagonisti di questo cambiamento.
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