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Memoria, Rosignano ricorda Orbedan Chiesa. Marabotti: “Portiamo dentro di noi il valore del suo sacrificio”

Il maltempo non ha permesso di svolgere la cerimonia nella spiaggia del Lillatro dove il giovane livornese fu assassinato dai fascisti la mattina del 29 gennaio del 1944

ROSIGNANO MARITTIMO – Il maltempo, per il secondo anno consecutivo, non ha permesso di svolgere la cerimonia in memoria di Oberdan Chiesa nel luogo – la spiaggia del Lillatro – dove l’antifascista livornese fu assassinato dai fascisti la mattina del 29 gennaio del 1944.

Lì dove la barbarie tolse la vita a un giovane che combatteva per i suoi ideali di libertà e democrazia, è stata deposta comunque una corona di alloro dopo il ricordo che si è svolto nella sala auditorium di piazza del Mercato. Hanno preso la parola il sindaco Claudio Marabotti, Gino Niccolai dell’Anpi LIvorno e Vannino Chiti, presidente di Istoreco Toscana, e l’hanno fatto davanti ai gonfaloni del Comune di Rosignano Marittimo, nel cui territorio Chiesa venne ucciso, e del Comune di Livorno, città dove era nato nel 1911. Presenti anche i gonfaloni di altri Comuni: Cecina, Bibbona, Santa Luce, Collesalvetti, Castagneto Carducci (in platea la sindaca Sandra Scarpellini, attuale presidente della Provincia, presente anch’essa con il gonfalone). Erano presenti anche alcuni familiari di Oberdan Chiesa.

“Credo che sia utile, per capire il contesto storico in cui si svolse la purtroppo breve vicenda umana di Oberdan Chiesa, citare una frase che il procuratore generale Robert Jackson pronunciò al processo di Norimberga: ‘Il ventesimo secolo non potrà occupare una posizione degna nella storia se la seconda metà non sarà capace di riscattare la prima’. Nel breve spazio di trent’anni, fra il 1915 e il 1945 – ha dichiarato il sindaco Marabotti – venne provocata la morte di 80 milioni di esseri umani. Trent’anni, la durata di un sospiro per i tempi della storia. In questi trent’anni i diritti umani erano inesistenti, la violenza era normalizzata, la vita umana aveva un valore minimo. Oberdan Chiesa fu uno dei tanti giovani italiani che non si girarono dall’altra parte e che furono assassinati per rappresaglia, quando la natura feroce, disumana e oppressiva di quel regime non ebbe più remore a mostrarsi apertamente”. E parlando del martire livornese, il sindaco ha indicato “che è stato uno di quei giovani che era dalla parte giusta, dalla parte di chi tentava di mettere fine alla scia di morte e devastazione provocata dalla sanguinosa dittatura in atto nel nostro paese”.

“Dobbiamo dirlo con chiarezza – ha proseguito Marabotti – chi afferma che la Resistenza non abbia avuto un ruolo fondamentale nella vittoria contro il nazifascismo non conosce la storia o è in malafede. C’è una prova inoppugnabile: la nostra Costituzione, legge fondamentale della Repubblica, fu concepita e scritta in totale autonomia. Diversamente a quello che accadde nella Germania del dopoguerra dove gli alleati imposero controlli rigidi sulle norme fondamentali”.

Libertà di espressione, uguaglianza di tutti gli esseri umani, ricerca della pace: “Valori – ha sottolineato il sindaco – che non appartengono al passato, ma che interrogano direttamente il nostro presente”. E quindi – ecco la domanda – siamo stati capaci di difendere questi principi? È difficile, oggi, avere risposte confortanti: “Assistiamo a situazioni in cui le persone che non condividono il pensiero dominante su temi di politica internazionale vengono private dei diritti fondamentali, talvolta ostacolando la vita stessa nei suoi aspetti più basilari. E anche quando certi gravissimi atti – ha sottolineato il sindaco – sono responsabilità di istituzioni che non appartengono al nostro paese, il silenzio delle nostre istituzioni pesa come un macigno. La ricerca e il mantenimento della pace sono espresse nell’articolo 1 della Costituzione, l’Italia ripudia la guerra, eppure ci sono spinte verso un riarrmo generalizzato”.

Nelle sue conclusioni Marabotti ha affermato: “Cerchiamo di portare dentro di noi ogni giorno il valore più intimo del sacrificio di Oberdan Chiesa, radice profonda dei diritti di cui oggi godiamo e che ci viene naturale dare per scontati. Ricordarlo non deve essere un esercizio di memoria sterile: deve essere un atto di responsabilità che ha la sua origine nel passato, che deve essere vissuto e agito nel presente, e che deve essere soprattutto proiettato verso il futuro”.

“Mi voglio soffermare proprio sulla frase pronunciata dal sindaco: atto di responsabilità. Noi che abbiamo i capelli bianchi – ha esordito Gino Niccolai dell’Anpi – abbiamo la responsabilità della memoria, di ciò che raccontiamo e tramandiamo. Dobbiamo fare questo sforzo di fronte a un antifascista che ha dedicato la sua giovinezza e la sua vita agli altri”. Ha parlato dei motivi della rappresaglia che portarono all’assassinio di Oberdan Chiesa che fu portato al Lillatro dal carcere. “Nella mia vita – ha proseguito Niccolai – ho sempre combattuto per una società diversa. Ora dico mettiamo in salvo le democrazie liberali altrimenti troveremo davanti a noi ciò che già che è stato in passato. Un passato che sta riavvicinandosi e che noi non vogliamo. Dobbiamo fare un salto di qualità, far vedere e sentire la nostra presenza”.

“Penso che sia importante trasmettere la memoria di questi sacrifici come quello di Oberdan Chiesa che fu assassinato dai nazifascisti perché aveva sostenuto le proprie idee, per le quali era stato costretto a lasciare da esule l’Italia, che fu ucciso per una vendetta legata a un attentato di qualche tempo prima, mentre lui era in carcere. Certe situazioni – ha indicato nel suo intervento Vannino Chiti, già presidente della Regione, deputato e oggi presidente di Istoreco Toscana – ci dicono cosa sono le dittature e i regimi totalitari per i quali esiste solo il diritto della forza. Quindi la memoria va tramandata, ma bisogna trasmettere questo insegnamento ‘portandolo’ sull’attualità dei giorni nostri. La democrazia non è un dono, ma una conquista e se le democrazie non vengono rafforzate, queste non si mantengono. Bisogna avere cura delle istituzioni che sono nostre, di noi cittadini, non si può delegare questo concetto ad altri”.

La democrazia oggi è sotto attacco – ha aggiunto Chiti – perché resa più fragile al suo interno, per le diseguaglianze che non vengono superate, ci sono tante guerre in giro per i continenti. E se c’è guerra non c’è democrazia. Quindi occorrono responsabilità e diritti e il primo diritto è quello alla pace. Oggi l’ordine intenzionale viene calpestato a picconate, in un tempo in cui ci sono le armi nucleari, in cui si corre verso il riarmo. Occorre la multilateralità, non la multipolarità delle grandi potenze che si vogliono dividere il mondo”.

Il coro partigiano Pietro Gori ha poi intonato una serie di canti tradizionali della Resistenza, mentre all’inizio della cerimonia aveva cantato – insieme ai presenti – l’Inno degli Italiani accompagnato dalla Filarmonica Solvay.

Concluso l’appuntamento in piazza del Mercato, una delegazione della quale facevano parte anche il sindaco Marabotti e il vicesindaco Mario Settino ha raggiunto il Lillatro dove è stata deposta una corona d’alloro al cippo e al monumento (questa l’ultima opera dell’artista Mimmo Di cesare) che ricordano il sacrificio di Oberdan Chiesa.

© Riproduzione riservata

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