ROSIGNANO MARITTIMO – Platea da sold out stamani (27 gennaio) al Teatro Solvay per la mattinata dedicata al Giorno della Memoria, che si celebra a livello internazionale il 27 gennaio di ogni anno. Una giornata particolare, nel corso della quale si commemorano le vittime dell’Olocausto. La data è quella in cui, nel 1945, i soldati dell’Armata Rossa liberarono i deportati nel campo di sterminio di Auschwitz.
In questa ultima settimana di gennaio, anche il Comune di Rosignano Marittimo accoglie varie manifestazioni nell’ambito del Giorno della Memoria. E proprio stamani poco meno di 500 fra studenti e professori dell’istituto superiore Mattei hanno assistito alla proiezione del film Berlino, estate ’42 nell’ambito di Lanterne Magiche e con la collaborazione del Centro Studi Commedia all’italiana. Al microfono, prima della proiezione del film, si sono alternati Claudio Marabotti sindaco del Comune di Rosignano Marittimo (che ha promosso l’evento) Giacomo Luppichini rappresentante dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani) e Giovanni Brunetti giovane docente universitario e ricercatore di Istoreco Livorno. La proiezione è stata quindi introdotta da Francesca Mennella del Centro Studi.
Il sindaco Marabotti ha portato il saluto del Comune rosignanese e dopo aver parlato anche a livello personale della sua elaborazione della tragedia dell’Olocausto, si è chiesto “come è potuto accadere”, indicando che la strada maestra per preparare un futuro migliore è ricordare affinché non accade mai più, anche se purtroppo stiamo vivendo un periodo drammatico, a partire da quanto accaduto e accade a Gaza, fino all’Ucraina e in questi ultimi giorni a Minneapolis negli Stati Uniti. Ha poi ricordato una frase scritta a Birkenau che dice “chi dimentica la storia è condannato a riviverla. Una cosa che noi non vogliamo che accada”.
“Siamo a ricordare uno degli eventi più drammatici della seconda guerra mondiale, con la persecuzione. La deportazione e il piano genocidario contro le persone di origine ebraica – ha detto Giacomo Luppichini dell’Anpi – Anche se la deportazione ha riguardato molti altri, come gli antifascisti, gli omosessuali, i lavoratori, i soldati italiani fatti prigionieri (gli Imi, coloro che dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943 rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò). Stiamo vivendo tempi in cui l’ipotesi genocidaria si ritrova anche in un popolo che il genocidio l’ha subito. Ricordare, quindi, è necessario perché tutto questo non si ripeta. Diceva Antonio Gramsci al figlio Delio: il mondo è grande e terribile. Oggi forse, grazie alla tecnologia, il mondo è molto meno grande, ma senza dubbio più terribile. Voglio dire alle giovani generazioni che devono leggere, studiare affinché possano capire e formare le proprie idee”.
Ricordare è importante e nel tempo l’Anpi di Rosignano, proprio perché la memoria non deve andare perduta, ha raccolto testimonianze dirette di partigiani, ma anche di internati come un operaio del nostro territorio che riuscì a documentare con le parole, ma soprattutto con i disegni, quella che era la vita nel lager.
Il professore Brunetti ha parlato del genocidio e di quello che la parola significa, con riferimenti alla situazione mondiale odierna. E da storico ha affermato che bisogna analizzare e riflettere sulla successione degli eventi, perché è necessario sviluppare una conoscenza critica senza scadere nelle vuote retoriche. È necessario quindi acquisire la consapevolezza della storia affinché quello che è stato fatto in passato non debba ripetersi oggi.
La storia e le parole sono poi state lasciate alle immagini e ai dialoghi della pellicola Berlino, estate ’42 di Andreas Dresen. Girato nel 2024, in concorso per l’Orso d’Oro al Festival di Berlino dello stesso anno, racconta la storia di Hilde e Hans Coppi. Due giovani che si conoscono, si amano, si sposano. E decidono, nella Germania nazista, di andare contro le nefandezze del regime, aderendo ad una organizzazione clandestina detta Orchestra Rossa. Fino all’estate del 1942 quando i due vengono scoperti e arrestati. Hilde è incinta e viene messa in carcere. Partorirà il suo bambino, ma verrà giustiziata. Anche se una delle “guardiane” del carcere, chiaramente coinvolta con l’ideologia nazista, cercherà di intercedere per far avere la grazia alla giovane neomamma, che però aveva fatto altre scelte di coscienza, ovvero combattere gli assassini nazisti anche a rischio della propria vita.
Il programma
Oggi pomeriggio (27 gennaio) alle 16.30 si terrà la conferenza nell’auditorium di piazza del Mercato a Rosignano Solvay) sul tema Le comunità ebraiche toscane tra adesione al fascismo e opposizione al regime: 1922-1945 a cura di Catia Sonetti, direttrice di Istoreco, acronimo di Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea nella provincia di Livorno.
L’incontro pubblico verterà sul tema della composizione sociale e politica delle comunità ebraiche in Toscana, in particolare su Livorno che rappresentava la più importante comunità della regione e una delle più importanti a livello nazionale. Dopo un brevissimo riferimento al periodo precedente l’unità d’Italia, verrà presa in esame la situazione del volontariato ebraico per la Grande Guerra, vero e proprio spartiacque nella storia di questa minoranza religiosa in Italia. Questo approfondimento permetterà anche di illustrare il ventaglio sociale delle comunità nel loro complesso, che nel caso di Livorno presentava una fetta di sottoproletariato insieme ad una più consistente fetta di professionisti che, ai diversi livelli, si collocarono in modo differenziato anche nella dimensione politica.
Partendo queste considerazioni, verrà proposta una riflessione su come fu accolto il fascismo dalle comunità ebraiche e sull’atteggiamento di singoli e di gruppi rispetto al regime, per arrivare poi alla guerra e alla Resistenza e terminare con la ricostruzione delle comunità dopo il 1945.
Mercoledì (28 febbraio), invece, la proiezione – sempre al Teatro Solvay di Rosignano con inizio alle 9.30 – coinvolgerà oltre duecento bambini e bambine della primaria e delle medie inferiori (Solvay, Dante ed Europa) con il personale docente. Per questo secondo appuntamento – come conferma Paolo Cotza del Centro Studi Commedia all’italiana – si è pensato, essendo un pubblico di piccoli, ad un film d’animazione. Ed è stato scelto La bicicletta di Bartali di Enrico Paolantonio che sarà presente alla proiezione e risponderà anche ad alcune domande che verranno proposte dai piccoli presenti in sala. Per il Centro Studi interverrà Sabina Meini.
Enrico Paolantonio è autore, regista e direttore artistico, socio fondatore di Musicartoon e Lynx Multimedia Factory. Ha curato la regia di Dragonero (2022, Sergio Bonelli Editore, Rai Kids), Le straordinarie avventure di Jules Verne (Musicartoon, Rai Fiction, Lux Vide), Egyxos (Gruppo De Agostini, Musicartoon). Ed ha anche diretto la serie animata Le straordinarie avventure di Hocus & Lotus (Rai Fiction, Diti). È autore del progetto per il lungometraggio animato ispirato alla vita di Michelangelo Buonarroti Giants (Lynx MF).
“La bicicletta di Bartali è quindi un film animato che – si legge nelle schede di presentazione – parla ai giovani e agli adulti. Guardando al passato per non rinunciare a sperare nel presente per il futuro. Nonostante tutto” (da mymovies.it, Giancarlo Zappoli). Fra l’altro Paolantonio, per il montaggio, ha partecipato anche alla realizzazione del cortometraggio animato La stella di Andra e Tati (già proiettato a Rosignano in occasione del Giorno della Memoria), diretto da Rosalba Vitellaro con Alessandro Belli, che racconta il tempo passato dalle sorelle Bucci, sopravvissute ad Auschwitz dove erano state deportate con madre, nonna, zia e un cuginetto. Le sorelle Bucci sono tuttora testimoni della Shoah italiana.
La storia di La bicicletta di Bartali parte da Gerusalemme ed è quella di due ragazzi, l’ebreo David e l’arabo Ibrahim. Sono ciclisti e sono animati da rivalità. Ma il nonno di David possiede un “oggetto” che va oltre la rivalità e la voglia di primeggiare. Quell’”oggetto” è la bicicletta di Bartali. Ovvero il grande campione toscano Gino Bartali (Ponte a Ema,1914 – Firenze, 2000), che rivaleggiò con Fausto Coppi. Un ciclista, ma anche un uomo che durante la seconda guerra mondiale, fra il 1943 e il 1944, non esitò a mettere a repentaglio la propria vita per salvare quella di tanti ebrei perseguitati e nascosti che avevano bisogno di documenti falsi per poter avere la tessera alimentare e non incappare in qualche retata messa in atto dai nazifascisti.
Bartali faceva parte di una organizzazione clandestina che procurava falsi documenti e lui, in sella alla propria bici, attraversava la Toscana, l’Umbria e la Liguria sconvolte dalla guerra per consegnare le carte e salvare così tantissime di persone (in Toscana furono almeno 800 ebrei). Nel 2005 il presidente Carlo Azeglio Ciampi attribuì a Bartali la medaglia d’oro (postuma) al merito civile della Repubblica Italiana. Nel 2013 il Memoriale Yad Vashem di Gerusalemme ha proclamato Gino Bartali “Giusto tra le Nazioni”.
La pellicola La bicicletta di Bartali nasce da un’idea di Israel Cesare Moscati, scomparso durante la lavorazione del film del quale aveva scritto anche la sceneggiatura insieme a Marco Beretta.


