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Buona notizia per l’ambiente marino dell’Elba: in mare sono tornate le nacchere

Le più grandi conchiglie bivalvi del Mediterraneo erano state spazzate via da un microorganismo parassita: "L'ente Parco se ne occupi"

MARCIANA MARINA – Le nacchere (Pinna nobilis e Pinna rudis, che gli elbani chiamano gnacchere), le più grandi conchiglie bivalvi del Mediterraneo, erano praticamente scomparse negli ultimi anni, con gravi ed estese morie di Pinnae nobilis in seguito a una infestazione di Haplosporidium pinnae, un microorganismo parassita che colonizza l’apparato dirigente, attacca la ghiandola digestiva e interferire sui processi vitali delle nacchere, fino a provocarne la morte.

Come hanno spiegato diversi studi, le origini di questo parassita sono sconosciute, ma si tratta molto probabilmente di una specie recentemente introdotta nel Mediterraneo e che ha continuato a diffondersi e a sterminare le Pinne nobilis, forse favorita dal riscaldamento globale.

A partire dal 2016, anche le gnacchere dell’Arcipelago Toscano erano state spazzate via. È quindi un’ottima notizia che in diverse località dell’Isola d’Elba venga segnalata la ricomparsa di esemplari di Pinna nobilis o Pinna rudis in salute ed è particolarmente importante il certosino censimento fatto, con maschera e boccaglio, dallo storico Enrico Bettazzi, affezionato e appassionato amico di Marciana Marina, che si è messo a contare le nacchere rinate lungo la costa marinese, mappandole anche su una carta segreta che ha condiviso solo con Legambiente Arcipelago Toscano, per evitare che qualcheduno vanifichi eventualmente il lavoro che madre natura è riuscita a rifare in 10 anni dallo scoppio dell’epidemia di Haplosporidium pinnae.

Bettazzi ha così certosinamente censito, per dimensioni e profondità, un prezioso tesoro di gnacchere evidentemente resistenti al microrganismo killer, e la cosa confortante è che tra le 9 Pinnae nobilis o Pinnae rudis catalogate dallo storico subacqueo ci sono giovani gnacchere di piccolissime dimensioni ma anche più grandi e quindi che sono riuscite a sopravvivere da qualche anno all’Haplosporidium pinnae e alle mutazioni dell’habitat in caso di Pinnae rudis.

Come spiega Bettazzi, alcune sono vicine alla riva, altre a profondità maggiori, nascoste nelle praterie di Posidonia oceanica o affioranti dalla sabbia.

“Non siamo ancora alle centinaia di nacchere rinate in aree marine protette come quella di Miramare a Trieste – spiega Legambiente Arcipelago Toscano – ma è un importante segnale di ripresa e resilienza di questi magnifici molluschi – veri e propri microcosmi che ospitano innumerevoli organismi, compreso il piccolo granchio fantasma che fa loro da guardiano e segnalatore –  anche nel mare sempre più caldo dell’Isola d’Elba. Le gnacchere/nacchere sono uno degli animali identitari della cultura elbana e forse, finalmente, anche il Parco nazionale dovrebbe cominciare ad occuparsi di un loro censimento e di una loro difesa sia lungo le coste elbane che nelle zone affidate alla tutela del Parco di Giannutri, Montecristo, Pianosa, Capraia e Gorgona”.

© Riproduzione riservata

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