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sabato 20 Giugno 2026
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Livorno si ferma per il suo simbolo: l’ultimo saluto a Igor Protti all’Armando Picchi

Nel giorno del lutto cittadino l'impianto sportivo ha aperto le porte per consentire l'omaggio dell'intera comunità labronica

LIVORNO – Livorno si è fermata per l’ultimo saluto a Igor Protti. Nel giorno del lutto cittadino, proclamato dall’amministrazione per la giornata di oggi, sabato 20 giugno, la comunità labronica si è riunita allo stadio Armando Picchi per omaggiare la memoria dell’ex attaccante. A partire dalle 18,00, l’impianto sportivo ha accolto il feretro, offrendo a cittadini, istituzioni e rappresentanti del mondo sportivo la possibilità di un momento di raccoglimento.

Prima di giungere in città, la salma aveva riposato dal pomeriggio di ieri – a partire dalle 15,00 – presso il cimitero di Cecina, rispettando le disposizioni concordate con la famiglia. Per l’intera durata della giornata odierna, i palazzi comunali hanno esposto le bandiere a mezz’asta. Il cordoglio ha coinvolto direttamente anche il tessuto cittadino: l’amministrazione ha infatti invitato le attività commerciali, le realtà economiche e le associazioni culturali a manifestare la propria partecipazione al lutto con modalità autonome e compatibili con il proprio lavoro.

La figura di Protti ha segnato profondamente la storia recente di Livorno, superando il perimetro puramente calcistico per trasformarsi in un punto di riferimento identitario. Nato a Rimini, l’ex giocatore aveva stretto un legame indissolubile con il territorio, sigillato prima dalla cittadinanza onoraria conferitagli nel 2006 e, più recentemente, dalla consegna della Livornina d’Oro, il più alto riconoscimento civico, ricevuta nel mese di gennaio. Di seguito le dichiarazioni in esclusiva di Paolo Toccafondi:

“Una brutta, ovviamente tragica, occasione. Ma io credo che quando una persona se ne va e si lascia dietro a me così tanto affetto, vuol dire che è una persona che non ha sprecato la vita. E qui credo non si parli di calcio, di gol: si parla di decenni di identità, di costume e di appartenenza, che son cose poi che, alla fine, contano un milione di volte in più rispetto a una partita persa, una partita vinta, un campionato vinto, un campionato perso”.

© Riproduzione riservata

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