LIVORNO – Illegittimi i contributi alle aziende portuali che hanno ridotto il personale: scure del Consiglio di Stato sull’Autorità Portuale.
Una sentenza destinata a scuotere gli equilibri della banchina e a far discutere a lungo l’intera comunità portuale livornese. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Seatrag Autostrade del Mare, ribaltando la precedente decisione del Tar della Toscana e annullando i provvedimenti del presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno settentrionale che avevano assegnato oltre 3,6 milioni di euro di contributi emergenziali alla Uniport Livorno. La contesa, accesissima, riguarda i fondi stanziati per fronteggiare il drastico calo dei traffici che ha colpito il porto di Livorno negli ultimi anni, dalla pandemia fino alle recenti tensioni geopolitiche nel Mar Rosso.
La tesi di Seatrag, difesa dagli avvocati Valerio Pardini e Antonino Sacca, ha fatto breccia a Palazzo Spada. I giudici amministrativi di secondo grado hanno stabilito che il metodo di calcolo utilizzato da Palazzo Rosciano, e avallato all’epoca anche dal ministero delle infrastrutture, era viziato. L’ente portuale aveva infatti quantificato l’indennizzo basandosi sulla differenza assoluta tra i turni lavorati nel 2019 e quelli degli anni successivi, senza però scalare dal conteggio i turni di quei dipendenti che nel frattempo erano usciti dall’azienda o i cui contratti a termine non erano stati rinnovati. Un meccanismo che, secondo la sentenza, ha finito per avvantaggiare ingiustamente un concorrente diretto in un mercato ristrettissimo come quello delle operazioni portuali in conto terzi a Livorno, dove i player principali si contano sulle dita di una mano.
Il Consiglio di Stato ha messo nero su bianco che gli aiuti emergenziali non servono a ripianare le perdite di bilancio o a indennizzare le imprese in difficoltà per scelte riorganizzative interne, ma hanno l’obiettivo preciso di salvaguardare i posti di lavoro dei portuali livornesi e garantire la pronta reattività dello scalo non appena i traffici ripartono.
Premiare con denaro pubblico un’azienda che riduce l’organico, calcolando i turni di chi non c’è più, è un paradosso logico e un danno alla concorrenza.
La decisione apre adesso una fase di profonda riflessione per l’Autorità di sistema portuale, chiamata a rivedere i criteri di ripartizione dei fondi pubblici per evitare pesanti sbilanciamenti economici tra le imprese che operano sui nostri moli.


