LIVORNO – Nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale di Piombino si è discusso della mozione presentata dalle opposizioni unite per chiedere una condanna chiara e senza ambiguità delle dichiarazioni del consigliere di maggioranza Elvis Cosimi, esponente di Fratelli d’Italia, che lo scorso 1 febbraio aveva scritto sui social L’antifascismo è mafia all’indomani degli scontri avvenuti a Torino, raccogliendo like anche dai colleghi consiglieri del suo gruppo.
“A distanza di un mese non è mai arrivata una scusa chiara, una ritrattazione esplicita e inequivocabile per quelle parole, estremamente gravi e lesive dei valori costituzionali, anzi la posizione è stata difesa e rafforzata in una successiva intervista al Tirreno – dice – Non vi è stata una reale e sostanziale assunzione di responsabilità da parte del consigliere Cosimi, né da parte del suo gruppo politico. Le parziali prese di distanza, le contestualizzazioni o i richiami alla giovane età non possono sostituire ciò che sarebbe stato doveroso: riconoscere l’errore, ritrattare e chiedere scusa in modo diretto alla comunità e all’istituzione che si rappresenta. Di fronte alla nostra mozione, che chiedeva una condanna netta e le dimissioni del consigliere, una parte della maggioranza – composta dalla lista Ferrari Sindaco e da Piombino Civica – ha presentato all’ultimo momento un proprio documento, dai toni più generici e attenuati. Anche quel testo, tuttavia, non chiarisce quali atti concreti intendano assumere il consigliere Cosimi, il suo gruppo e il sindaco per rispondere politicamente di quanto accaduto”.
“Condannare in astratto è semplice. Assumersi la responsabilità delle proprie parole è un’altra cosa. Quali conseguenze politiche sono state tratte? Quali impegni precisi sono stati presi? Su questo punto, il documento della maggioranza resta vago e insufficiente – dicono Pd, Rifondazione Comunista, Piombino Domani, Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana – Durante tutta la discussione in aula si è inoltre cercato, come troppo spesso accade, di spostare l’attenzione sui personalismi, quasi si trattasse di un processo a una persona. Non è questo il punto. Non è una questione personale, ma istituzionale e politica. Il tema è molto più semplice e più serio: per sedere in consiglio comunale e parlare a nome di un’istituzione democratica è necessario riconoscersi nei valori fondativi della Repubblica. L’antifascismo non è un’opinione tra le altre: è il presupposto storico e costituzionale su cui si regge la nostra democrazia. Chi lo delegittima, associandolo alla criminalità organizzata, mette in discussione quei valori”.
“La maggioranza ha scelto di votare contro la nostra mozione e di respingere una condanna piena e condivisa – concludono le opposizioni – Un comportamento politicamente grave e non rispettoso de sentire comune della città. Invece di votare una mozione già presentata da tempo scegliendo una condanna netta e condivisa da tutto il consiglio, si è preferito mettere il cappello sulla vicenda con un testo alternativo, più morbido, in un’operazione che appare strumentale, poco corretta, utile solo a salvare la faccia ad alcuni consiglieri. Una scelta che fotografa il clima politico all’interno del consiglio comunale, dove troppo spesso le proposte vengono respinte non nel merito, ma per la loro provenienza. Un consiglio nel quale una maggioranza inadeguata continua a rinchiudersi su se stessa, senza accettare le proposte di un’opposizione costruttiva. Ciò non aiuta il confronto democratico e indebolisce il ruolo stesso dell’assemblea. Resta un fatto: non ci sono state scuse vere, non c’è stata un’assunzione di responsabilità sostanziale. Per questo ribadiamo che le affermazioni del consigliere restano incompatibili con i valori costituzionali e con il ruolo di rappresentante della cittadinanza e chiediamo pertanto una ritrattazione seria. La credibilità delle istituzioni passa anche dalla capacità di assumersi la responsabilità delle proprie parole”.



