LIVORNO – “La legge di bilancio 2025, ancora in discussione, delinea una scelta chiara e preoccupante: un forte aumento massiccio della spesa militare e il sostegno all’industria della difesa, mentre pensioni, servizi pubblici e settori civili in difficoltà restano privi delle risorse necessarie“.
Così Massimo Braccini, segretario generale Fiom Livorno e Grosseto, che in una nota afferma: “Nel frattempo la povertà cresce, il lavoro povero e precario si diffonde e migliaia di giovani continuano a lasciare il paese in cerca di opportunità dignitose. A questo si aggiunge un dato allarmante: la produzione industriale italiana è in contrazione da oltre due anni, segnale evidente di una crisi profonda del nostro sistema produttivo. Eppure le risorse esistono: grandi ricchezze non adeguatamente tassate e un’evasione fiscale enorme sottraggono allo Stato miliardi di Euro che potrebbero essere destinati al welfare e allo sviluppo”.
“Il governo – prosegue Braccini – giustifica le proprie scelte parlando di mancanza di sostenibilità del sistema pensionistico. Ma la vera sostenibilità si fonda sul lavoro. Senza lavoro sicuro, ben retribuito e tutelato, qualsiasi promessa di welfare è vuota. Un lavoro senza diritti non è un lavoro. Proseguire sulla strada del riarmo significa avvicinarsi sempre più a una logica di guerra, mentre a pagare il prezzo delle scelte politiche sono cittadini, lavoratori e soprattutto le nuove generazioni“.
“Un’alternativa esiste. E’ quella di investire in lavoro dignitoso, scuola, sanità, e welfare, dentro una visione industriale capace di guardare al futuro. La politica industriale non può limitarsi al presente: serve un progetto ambizioso che integri innovazione, intelligenza artificiale e automazione, utilizzando le nuove tecnologie senza sacrificare l’occupazione. I settori strategici come metallurgia, siderurgia, automotive e industria meccanica restano fondamentali per mantenere l’Italia una potenza economica e industriale. Ma per salvaguardare il lavoro servono scelte coraggiose: investimenti pubblici mirati, aggiornamento continuo delle competenze e una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, per redistribuire i benefici dell’innovazione senza aumentare precarietà e disuguaglianze”.
“E’ necessaria una strategia fondata su studi e ricerche, non su approssimazioni e mancanza di visione, per costruire un’industria moderna, competitiva e sostenibile, in grado di garantire sviluppo e coesione sociale. Il futuro non può essere dettato dalla logica del riarmo e dei profitti concentrati in pochi settori. Deve essere un futuro in cui diritti, lavoro dignitoso, servizi pubblici e partecipazione democratica siano il vero motore dello sviluppo nazionale. Il progresso civile – conclude il segretario – resta la migliore garanzia per il domani, e va conquistato con coraggio, visione e lotta quotidiana“.


