LIVORNO – Ci sono voluti sei anni di ricerche, testimonianze e rigorose istruttorie, ma alla fine il nome della famiglia Cipolli è stato inciso nel marmo della memoria universale. In una cerimonia carica di commozione svoltasi nel tempio ebraico di Livorno, la famiglia di mezzadri di Casciavola è stata insignita del titolo di Giusti tra le Nazioni, la massima onorificenza concessa dallo Stato d’Israele a chi ha rischiato la vita per sottrarre anche un solo essere umano alla follia dell’Olocausto.
A ritirare la medaglia, con la forza dei suoi 94 anni, c’era Gina Cipolli: all’epoca dei fatti era solo un’adolescente, ma i suoi occhi videro il coraggio silenzioso dei genitori che, durante gli anni bui del secondo conflitto mondiale e dell’applicazione delle leggi razziali, scelsero di non voltarsi dall’altra parte.
I Cipolli lavoravano come mezzadri nella fattoria di Casciavola, a Cascina, di proprietà dei fratelli Franco. Quando la situazione per gli ebrei livornesi divenne disperata, tra i bombardamenti che devastavano la costa e i rastrellamenti nazisti, tre famiglie – i Franco, i Guastalla e i Belforte – trovarono rifugio nel loro podere. Come ricordato da Guido Guastalla, che ha promosso l’iter allo Yad Vashem di Gerusalemme, il podere dei Cipolli non fu solo un nascondiglio isolato, ma una casa sicura dove donne, anziani e bambini trovarono protezione. Nessuno della famiglia sollevò obiezioni, nonostante la consapevolezza dei rischi mortali: oltre a salvare le vite, i Cipolli custodirono i beni dei perseguitati per tutta la guerra, restituendoli integri al termine del conflitto.
La storia di questo salvataggio affonda le radici in un legame secolare che riporta alle Leggi Livornine del tardo ‘500, quando gli antenati dei Franco, ebrei sefarditi, giunsero dal Portogallo a Livorno grazie all’accoglienza di Ferdinando I de’ Medici. Secoli dopo, quel patto di convivenza è stato sigillato dal sacrificio dei mezzadri pisani.
Alla cerimonia hanno partecipato il rabbino Umberto Piperno, il presidente della Comunità Ebraica di Livorno Gianfranco Giachetti, Susanna Ceccardi (sindaca di Cascina all’inizio dell’istruttoria) e l’assessore livornese Rocco Garufo. Il riconoscimento trasforma oggi la fattoria di Casciavola in un simbolo di resistenza civile, ricordando che la storia è fatta soprattutto di scelte individuali e di un senso del dovere che supera ogni paura.


