(Adnkronos) – La Vuelta cambia registro. Per l’edizione 2026 della corsa a tappe, gli organizzatori hanno deciso di puntare con forza sul mondo dei creator, nel tentativo di portare il grande evento fuori dai confini del pubblico tradizionale. La scelta è ricaduta così su Erola Jons, influencer catalana ‘chiamata’ a raccontare sui social il dietro le quinte della competizione. Â
Jons può contare su circa tre milioni di follower su Instagram, numeri che la rendono una figura capace di raggiungere un pubblico molto più ampio rispetto a tanti canali sportivi convenzionali. Avvicinando la Vuelta a spettatori giovani e persone con minore familiarità verso il ciclismo.Â
Una strategia di comunicazione pensata quindi per rendere il ciclismo più immediato, leggero e vicino ai linguaggi dei social. Risultato raggiunto dagli organizzatori, anche se l’influencer sta facendo discutere in termini negativi, creando polemiche tra gli addetti ai lavori. Da circa tre anni, Erola Jons è nota per costruire buona parte dei suoi contenuti avvicinando uomini per strada, mettendoli poi in imbarazzo e flirtando con loro. Cosa riuscita anche alla Vuelta. Â
La prova? Il siparietto con il fuoriclasse sloveno Tadej Pogacar, diventato subito virale. “Pogachìtar – dice Jons all’avvicinarsi della maglia rossa, facendogli poi i complimenti – ma perché vai in iperventilazione ogni volta che mi vedi?”. L’influencer, di fronte alla faccia sbalordita di Pogacar rincara la dose: “Grande Pogachìtar, porta anche me a fare un giro”.Â
Tanti giornalisti hanno protestato contro la presenza di Jons tra i ciclisti, giudicandola inopportuna. Tra questi Laura Meseguer di Eurosport, che ha affidato ai social il suo pensiero: “Molte donne hanno trascorso anni a lottare per ampliare il nostro spazio in uno sport dominato dagli uomini, affinché venissimo trattate con rispetto e avessimo le stesse opportunità di tutti gli altri. È un grave errore assumere qualcuno che non conosce affatto lo sport, il cui contenuto si baserà su questa serie di commenti sessisti da cui noi donne cerchiamo di liberarci da decenni. Si tratta di una mancanza di rispetto nei nostri confronti, nei confronti delle professioniste che lavorano qui e, soprattutto, dei ciclisti. Nessuno dovrebbe essere costretto a essere trattato come un oggetto, né le donne né gli uomini”. Una posizione forte, destinata ad alimentare la discussione.Â
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