(Adnkronos) –
I negoziati tra Stati Uniti e Iran iniziano tra ostacoli e frenate. Le minacce di Donald Trump rischiano di rendere il dialogo ancor più complesso, Teheran protesta fino allo stop. C’è lo stallo ma si va avanti per mantenere aperti i canali in vista del secondo round ipotizzabile oggi, lunedì 22 giugno.
Dopo la firma del memorandum di intesa, ecco l’inizio del confronto diretto sul lago di Lucerna per porre fine alla guerra e garantire stabilità alla regione. Missione complicata in partenza, tra posizioni distanti e obiettivi difficilmente conciliabili. A distanza arriva il contributo dirompente di Trump che tuona mentre il vicepresidente JD Vance guida la delegazione a stelle e strisce in terra elvetica: “Se gli iraniani chiudono lo Stretto di Hormuz, non avranno più un paese”.
Le parole del presidente americano innescano una reazione immediata. I media iraniani annunciano lo stop dei negoziati tra le proteste della delegazione della Repubblica islamica. La delegazione ufficiale guidata dal presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi lascia il tavolo, rende noto l’agenzia ufficiale iraniana Irna. mentre una fonte diplomatica precisa che gli emissari “rimangono impegnati” in Svizzera. Dopo una riunione con la delegazione dei mediatori del Qatar, la delegazione ha lasciato il palazzo in cui si svolgevano i negoziati. Nello stesso momento in cui in Svizzera iniziavano i negoziati, Donald Trump ha pubblicato un messaggio in cui ripeteva le sue minacce e osservazioni contro l’Iran”, scrive l’agenzia.
Il presidente degli Stati Uniti diventa rapidamente il protagonista. Se Vance in Svizzera annuncia “grandi progressi” nei negoziati, dall’altra parte dell’Oceano Trump minaccia di colpire l’Iran se “non costringe immediatamente i suoi proxies in Libano (Hezbollah, ndr) a smettere di creare problemi. Se non lo fanno, colpiremo l’Iran di nuovo molto duramente, proprio come abbiamo fatto la scorsa settimana, solo ancora più duramente!!!”, scrive in un post su Truth. Il presidente poco dopo si fa sentire attraverso Fox News: il tema è lo Stretto di Hormuz, che Teheran usa come carta nei negoziati. “Chiudete lo Stretto e non avrete più un Paese”, l’aut aut di Trump, che si spinge a prospettare uno scenario totalmente ‘made in Usa’: “Potremmo anche rilevare lo Stretto, se fossimo costretti a farlo”, aggiunge ipotizzando per gli Stati Uniti anche un ruolo di “guardiani” dello Stretto. “Se non fanno un accordo, noi raccoglieremo i pedaggi”, dice.
Ci sono ancora 24 ore per trovare una quadra. I negoziati, afferma Axios, si concludono oggi e poi proseguiranno a livello tecnico, sempre in Svizzera: le parti coinvolte – scrive il giornalista Barak Ravid – sono contente dei colloqui di domenica. L’agenzia iraniana Fars afferma che è quasi completata una bozza di accordo per l’esenzione provvisoria della vendita del petrolio dalle sanzioni Usa. Nei negoziati si è parlato anche di tutti gli aspetti del programma nucleare iraniano, spiega la fonte di Axios fornendo una versione diversa rispetto a quella fatta filtrare da Teheran, che ha escluso formalmente il nucleare dall’agenda di domenica.
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