(Adnkronos) – La neurologia e la neuro-oncologia stanno vivendo una fase di profonda trasformazione, grazie ai progressi della diagnostica molecolare e della medicina di precisione, nel trattamento dei tumori primitivi del sistema nervoso centrale. Neoplasie che in Italia colpiscono circa 3-4 persone ogni 100mila all’anno, con un impatto che va ben oltre la sopravvivenza, coinvolgendo funzioni cognitive, autonomia, vita lavorativa e relazioni sociali. A pochi giorni dalla Giornata mondiale contro il cancro, che si celebra il 4 febbraio, la SocietĂ italiana di neurologia (Sin) richiama l’attenzione e fa il punto sugli avanzamenti nel trattamento dei tumori cerebrali: un insieme eterogeneo di neoplasie rare, ma di grande complessitĂ clinica, spesso diagnosticati in etĂ giovane-adulta, quando le persone colpite sono nella fase di piena maturitĂ personale e professionale, che richiedono un percorso di cura lungo e articolato.Â
“Negli ultimi anni è cambiata radicalmente la visione dei tumori cerebrali – spiega Veronica Villani, coordinatrice del gruppo di studio di neuro-oncologia della Sin – La nuova classificazione ha spostato il focus dalle sole caratteristiche istologiche a quelle biologiche e genetiche del tumore. Oggi la diagnosi molecolare è imprescindibile perchĂ© consente una prognosi piĂą accurata e apre scenari terapeutici completamente nuovi”. Â
Un esempio emblematico di questo cambiamento – riferiscono gli esperti – è rappresentato dai gliomi a basso grado, tumori rari che costituiscono circa il 5-10% delle neoplasie del sistema nervoso centrale. Colpiscono prevalentemente persone tra i 30 e i 50 anni, hanno una crescita lenta, ma infiltrativa e si manifestano frequentemente con crisi epilettiche, necessitando di una gestione multidisciplinare per l’elevata complessitĂ dei bisogni. Nell’80% dei casi, questi tumori presentano mutazioni dei geni Idh1 o Idh2, oggi riconosciute come veri e propri driver oncogenici. Proprio queste alterazioni hanno reso possibile lo sviluppo di terapie mirate, segnando l’ingresso concreto della medicina di precisione in neuro-oncologia. “Dopo oltre vent’anni senza innovazioni farmacologiche specifiche, oggi abbiamo il primo trattamento mirato per i gliomi a basso grado Idh-mutati – sottolinea Villani – Si tratta di vorasidenib, giĂ approvato dalla Fda e dall’Ema”, le agenzie del farmaco americana ed europea, e “in attesa di entrare nella pratica clinica anche in Italia. Si tratta di un passaggio storico per questa popolazione di pazienti, prevalentemente giovani adulti”. Â
L’approvazione europea di vorasidenib – riporta una nota – si basa sui risultati dello studio clinico di fase III Indigo, che ha dimostrato come il farmaco sia in grado di prolungare in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (27,7 mesi rispetto agli 11,1 del placebo) e di ritardare l’inizio di trattamenti piĂą invasivi come radioterapia e chemioterapia, noti per i loro effetti collaterali a lungo termine sulle funzioni cognitive.Â
Fino ad oggi – illustrano i neurologi – dopo lo step chirurgico le raccomandazioni di trattamento per i gliomi diffusi di basso grado Idh-mutati dell’adulto comprendevano l’osservazione, seguita dall’avvio di cicli radioterapia o radio-chemioterapia. Questi trattamenti, seppur efficaci, possono avere effetti collaterali a lungo termine sulle capacitĂ cognitive, compromettendo la quotidianitĂ . L’introduzione di vorasidenib cambia questo paradigma. Grazie alla sua azione mirata sulle mutazioni Idh, è in grado di ritardare la progressione della malattia e, di conseguenza, posticipare o evitare la necessitĂ di terapie piĂą aggressive. Indigo “rappresenta il primo vero trial con esito positivo di una terapia biologica in neuro-oncologia – precisa Villani – Per i pazienti significa poter rallentare la malattia, preservando la qualitĂ di vita, il che costituisce un obiettivo centrale quando le aspettative di vita sono lunghe”.Â
La ricerca, parallelamente – continua la Sin – sta esplorando anche nei gliomi di alto grado la neuro-oncologia di precisione, tanto che alcune mutazioni rientrano nei cosiddetti farmaci ‘agnostici’, in cui non si tratta il tipo di tumore, ma la mutazione genetica che lo caratterizza, come nel caso di alterazioni rare (fusioni Ntrk, mutazioni Braf), riscontrabili nei gliomi di alto grado.Â
Anche nel campo dei meningiomi la ricerca sta aprendo nuove prospettive – evidenziano gli esperti – soprattutto per le forme recidivanti o biologicamente piĂą aggressive, per le quali le opzioni terapeutiche tradizionali possono risultare insufficienti. Accanto a chirurgia e radioterapia, che restano il cardine del trattamento, si stanno affermando approcci innovativi basati su una conoscenza sempre piĂą approfondita delle caratteristiche molecolari del tumore. In particolare, studi clinici stanno valutando farmaci mirati diretti contro specifiche alterazioni genetiche e vie di segnalazione coinvolte nella crescita del meningioma. Un ambito di grande interesse, ancora poco conosciuto al di fuori della comunitĂ scientifica, è inoltre quello della radioterapia metabolica mirata, che sfrutta recettori presenti sulle cellule tumorali per colpire selettivamente il tumore, riducendo l’impatto sui tessuti sani. Parallelamente, l’integrazione di diagnostica molecolare avanzata nella pratica clinica sta consentendo una stratificazione piĂą precisa dei pazienti, con l’obiettivo di personalizzare le cure e migliorare il controllo della malattia nel lungo periodo.Â
“I tumori cerebrali restano una delle sfide piĂą complesse della medicina moderna – afferma Mario Zappia, presidente Sin – La medicina di precisione, basata sulla caratterizzazione molecolare e sull’accesso alle terapie mirate, rappresenta oggi una strada imprescindibile. Come Sin riteniamo fondamentale investire nella ricerca, nella formazione dei professionisti e nella presa in carico multidisciplinare in centri specializzati, per garantire ai pazienti cure sempre piĂą personalizzate ed efficaci”. Â
Accanto al trattamento della malattia – rimarcano i neurologi – è oggi fondamentale anche una presa in carico globale della persona con tumore cerebrale, che includa la riabilitazione motoria e cognitiva al fine di tutelare la qualitĂ di vita dei pazienti. L’aumento della sopravvivenza, soprattutto in persone giovani, rende prioritario il riconoscimento precoce dei deficit funzionali, spesso sfumati, ma dal rilevante impatto pratico, così come il reinserimento lavorativo e l’attenzione per gli aspetti legati alla fertilitĂ . E’ di fondamentale importanza, pertanto, che la cura moderna sia in grado di integrare le terapie oncologiche con percorsi riabilitativi strutturati e personalizzati.Â
—
salute
webinfo@adnkronos.com (Web Info)


