(Adnkronos) – “Sulle normative che riguardano la filiera del tabacco, l’Italia e gli Stati membri possono agire efficacemente a Bruxelles per cambiare alcune posizioni ‘ideologiche’ della Commissione europea”. Lo ha detto Valentino Valentini, vice ministro delle Imprese e del Made in Italy, intervenendo alla presentazione del “Rapporto sulla distribuzione dei prodotti da fumo e non da fumo 2026”, in occasione dell’evento “Logistica e distribuzione al servizio del Paese” organizzato da Logista. “Questo – ha ricordato Valentini – è un settore che vede una forte presenza di multinazionali che hanno scelto l’Italia per investire e per fare innovazione. Grazie alla loro presenza abbiamo costruito una competenza e una capacità unica, abbiamo visto un innesto dell’attività agricola tradizionale direttamente nella filiera. Bisogna pensare anche in termini innovativi: i nuovi prodotti non devono essere visti solo nell’oggi ma nelle logiche per il futuro, come strumenti utili anche per altre forme di consumo, come i farmaceutici”.Â
 Â
Per il vice ministro, “uno dei principali errori che commette l’Europa, e io sono europeista, lo vediamo quando assume degli atteggiamenti ideologici, si pone in modo etico e dice: il tabacco, l’acol, sono colpevoli e li tassiamo. Ti tassano come se fossi colpevole. Questo atteggiamento ha da un lato l’effetto di creare il fenomeno dello spostamento verso l’illegalità , dall’altro quello di non consentire il cambiamento culturale che sta accadendo. Il consumatore è libero ed è informato e sta trasformando il suo comportamento, ce lo dice il mercato: vediamo il passaggio dalla combustione ad altri prodotti simili o al tabacco riscaldato. Il consumatore è un soggetto responsabile che decide e cambia. E lo stesso avviene nell’alcol. Dunque procedere in maniera etica, e talvolta strumentale o interessata, è la maniera più sbagliata di aiutare il consumatore e raggiungere gli obiettivi di salute e tutela che tutti perseguiamo. L’errore dell’Europa è voler dare indicazioni dirigiste, spesso etiche, che vanno contro anche la nostra cultura”. Â
 Â
Valentini si è però detto “ottimista” perché “al di là delle differenze, le forze politiche italiane quando si tratta di difendere gli interessi nazionali trovano un punto in comune. E poi in Europa bisogna fare aggregazioni, saper andare a parlare, dall’interno dell’Europa si può lavorare. Se come Italia facciamo valere l’aspetto dell’agricoltura, della sanità , dell’impatto economico che distrugge intere filiere, se riusciamo a essere aggregatori riusciremo a vincere. La Commissione – ha concluso – non è un organo politico ma si comporta come un soggetto politico senza averne le responsabilità e il Consiglio non riesce a trovare degli orientamenti e direttive specifiche nei confronti dell’organismo che dovrebbe essere tecnico. Spetta alla politica e agli Stati membri far valere obiettivi ragionevoli, proporzionali e che guardano al futuro”.Â
—
economia
webinfo@adnkronos.com (Web Info)


