(Adnkronos) – Un numero di scarpa compatibile con quella del killer, un’impronta (forse insanguinata) lasciata vicino al corpo della vittima e un’aggressione che è durata a lungo. La Procura di Pavia riavvolge il nastro degli indizi contro Andrea Sempio e riconsegna, dopo la chiusura delle indagini dello scorso maggio, un avviso di conclusione indagini identico nelle accuse e ‘rafforzato’ con le ulteriori quattro consulenze per l’omicidio di Chiara Poggi. Â
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Nel documento di quattro pagine si sottolinea come l’indagato “dopo una iniziale colluttazione”, colpiva ripetutamente la vittima con un “corpo contundente”, quindi la trascinava sul pavimento verso la porta di accesso alla cantina dove la colpiva ancora, “facendole perdere i sensi”. Dopo averla fatta scivolare lungo le scale, nonostante fosse già incosciente, la colpiva con altri colpi, questi ultimi mortali. “Almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto” per la ventiseienne colpita con crudeltà – visto “il numero e le entità delle ferite” – e per motivi abietti, “riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale”.Â
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Contro Sempio, spiega in un lungo comunicato la Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone, c’è la cosiddetta impronta 33, l’orma della mano destra lasciata sul muro quando l’assassino – a dire di chi indaga – si sporge per vedere se Chiara Poggi è morta. L’intonaco fu grattato, alla ricerca di sangue, ma il test diede esito negativo. La Procura si affida a un esame sperimentale per dimostrare che la prova non restituisce tracce ematiche “a causa dell’effetto inibente del particolato minerale alcalino dell’intonaco”. Insomma il materiale impedisce di certificare la presenza o l’assenza di tracce ematiche. Â
Contro l’indagato, c’è anche una nota redatta dai consulenti, sulle dimensioni della scarpa modello Frau taglia 42 – la calzatura che lasciava le famose impronte ‘a pallini’ – “che risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio”. La consulente della procura Cristina Cattaneo concorda con gli altri esperti Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli, e spiega che “sotto un profilo medico, un incremento ponderale nel tempo può aumentare significativamente larghezza e volume del piede” rispondendo così alla difesa che aveva sostenuto l’incompatibilità con le misure della suola del trentottenne che sostiene di calzare una 44. Â
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La terza consulenza, invece, ribadisce che la vittima si è difesa e che la morte potrebbe essere arrivata anche molto dopo i colpi inferti dall’assassino. Gli ulteriori elementi, rafforzano – per chi indaga – l’ipotesi che almeno una parte delle lesioni alla testa e al volto “sia stata prodotta nell’ambito di una colluttazione o, comunque, di un’azione aggressiva protrattasi nel tempo, durante la quale la vittima avrebbe posto in essere atti di difesa quantomeno passiva”. Alcune ferite, rispetto alla morte, sono precedenti “con un intervallo orientativamente compreso come minimo fra 15 e 30 minuti, senza che possa escludersi una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti”. Â
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Impossibile invece il compito di redigere una consulenza psichiatrica affidato al professore Roberto Catanesi: poiché Andrea Sempio si è rifiutato di sottoporsi a visita, il consulente “ha affermato di non avere elementi sufficienti a formulare risposte ai quesiti che possano dirsi adeguatamente motivate e metodologicamente ineccepibili” per determinarne la capacità . Â
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La Procura di Pavia non ribadisce, nel comunicato, né la perizia sul Dna, né l’idea che Sempio non abbia un alibi la mattina del delitto, né la presunta ossessione per la vittima, né altri elementi messi in fila in 18 mesi di indagini, e si prepara – dopo i termini di 20 giorni per le consulenza della difesa del trentottenne – a chiedere il processo per Andrea Sempio. Â
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