Totti e il problema alla testa (risolto) del figlio Cristian, cos’è l’occlusione nell’acquedotto di Silvio

(Adnkronos) –
Cristian Totti, figlio di Francesco, ha avuto “un problema alla testa” ora risolto. Lo ha rivelato l’ex numero 10 della Roma durante l’intervista al direttore del ‘Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni. Un problema che potrebbe essere stata la causa dell’addio alla carriera calcistica del figlio. “Fin da piccolo aveva frequenti mal di testa – ha spiegato Totti – Ma era sempre in movimento, nessuno si era mai preoccupato. Sarà un po’ stanco, pensavamo”. Invece Cristian soffriva per via di un’occlusione nell’acquedotto di Silvio. “Mo’, non è che faccio il medico, te lo dico così come me l’hanno spiegato: non passava tutto il liquido al cervello”, ha precisato Totti nel dialogo con Zazzaroni.  

Ma cos’è l’occlusione nell’acquedotto di Silvio? Risponde Flavio Giordano, già responsabile e coordinatore della Sezione di Neurochirurgia Pediatrica della Società Italiana di Neurochirurgia (SINch) e professore associato di Neurochirurgia dell’Università degli Studi di Firenze Aou Meyer Irccs: “In pratica l’idrocefalo ostruttivo può essere determinato dalla stenosi dell’acquedotto di Silvio, una malformazione congenita cerebrale a causa della quale il liquido o liquor cerebro-spinale non riesce a circolare regolarmente nel sistema ventricolare, una rete di canali nel cervello dove il liquido fluisce per mantenere l’omeostasi del cervello e proteggerlo dai traumi. La stenosi dell’acquedotto di Silvio blocca il canale di comunicazione tra il terzo e il quarto ventricolo provocando l’idrocefalo, cioè l’accumulo di liquor sotto pressione, che si può manifestare in vari modi: mal di testa, vomito, problemi alla vista, disturbi nella marcia.  

Quando si manifesta? “Può svilupparsi già durante la vita intrauterina – continua all’Adnkronos Salute il professore – l’esordio però può essere più o meno precoce a seconda della sua gravità. E’ una patologia comunque rara, con incidenza di un 1 caso su 5mila nati, pertanto subdola e non sempre facile da diagnosticare perché i sintomi si posso confondere con altro, come i problemi alla vista adolescenziali”.  

Come si interviene? “La soluzione di questa patologia è un intervento di neurochirurgia con tecnica neuroendoscopica che ha un tasso di riuscita del 90%. Dopo – precisa Giordano – si può tornare alle proprie attività anche sportive. Dal punto di vista neurochirurgico non c’è nessuna preclusione al ritorno allo sport anche professionistico”. 

I sintomi a cui genitori devono prestare attenzione? “La prima sentinella deve essere il pediatra – avverte il neurochirurgo – valutando la crescita del cranio che se è accelerata deve insospettire. Poi i disturbi visivi come lo strabismo, la difficoltà a guardare verso l’alto, mal di testa ricorrenti al risveglio, lo sdoppiamento della visione, la stanchezza e poi da adulti anche l’incontinenza sfinterica e vari disturbi della sfera sessuale”.  

Gli esami da fare se si sospetta la patologia? “Nel bambino molto piccolo, quindi ancora a cranio aperto, l’ecografia della fontanella anteriore. Nei pazienti più grandi l’esame del fondo dell’occhio è molto utile, ma l’esame dirimente è la Risonanza magnetica dell’encefalo che diagnostica l’idrocefalo e la sua causa. La Tc cranio viene solitamente riservata a situazioni di emergenza, traumi, o in presenza di grave compromissione neurologica”, conclude Giordano 

 

 

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